Strigliata dal Cardinale Montenegro. “Si cercano le vestigia di Akragas e si fa scempio del corredo urbano”

Strigliata dal Cardinale Montenegro. “Si cercano le vestigia di Akragas e si fa scempio del corredo urbano”

Omelia come sempre forte del cardinale Francesco Montenegro.

Pubblichiamo il testo della riflessione che il il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana, ha pronunciato sul sagrato della Chiesa San Domenico di Agrigento durante la processione notturna del Venerdì Santo (14.04.2017). Tanti i temi toccati nel discorso pronunciato a mo’ di preghiera-dialogo con Gesù, ma anche la richiesta di perdono per una chiesa che “non sempre dimostra di essere attenta ai gravi problemi che attanagliano questa terra… incatenata dal timore di affrontare il nuovo”

 

 

che non sempre sa scandalizzare con la profezia dell’amore,

Signore Gesù,
anche quest’anno, stando davanti a te con la mia gente, ti presento il mio stato d’animo.
So che mi comprendi perché anche Tu hai provato l’amaro sapore dell’angoscia tanto da arrivare a dire: «La mia anima è triste fino alla morte» (Mc 14,34).
In quaresima ci è stato ricordato che non c’è resurrezione senza il venerdì di passione e l’attesa del sabato. I giorni che stiamo vivendo sono pieni di grande tristezza: mi riferisco a quanto è accaduto in Egitto, in Siria e nei tanti scenari di guerra e di terrore disseminati nel pianeta. Perfino la terra, che dovremmo sentire madre, subisce devastazione e violenza (Laudato si’, 2). E come se non bastasse, si aggiungono le calamità geologiche e atmosferiche che inghiottono fratelli e paesi. Che tristezza, Signore! A tante pesanti situazioni si sommano i muri di acqua, di sabbia o di filo spinato, ma soprattutto il muro che si innalza alto in molti cuori, anche di coloro che si dicono tuoi amici e che ci tengono a farsi riconoscere come cristiani: oggi sempre più gente mostra un inspiegabile odio contro lo straniero, i profughi e i migranti. Mi e ti chiedo, possiamo definirci cristiani se la pensiamo così? Così facendo non mettiamo il Tuo Vangelo sotto i piedi?
E poi, Signore, che desolazione vedere i ricchi epuloni indifferenti verso chi chiede carità, misericordia e libertà. Tu, ci hai lasciato i poveri come tuo sacramento (Mc 14,7) eppure riusciamo, senza sentirci in colpa, a separare, con una leggerezza niente affatto evangelica, i poveri dai sacramenti.
Ma Tu, con la croce, ci rassicuri che stai sempre dalla parte dell’uomo e che non distogli il tuo Volto da chi invoca misericordia. Grazie!
Stasera, dialogando con Te, voglio guardare lontano, anche perché mi accorgo che ciò che accade nelle varie parti del mondo, fatte le debite proporzioni, si ripercuote anche in questa terra.
Tu, nei giorni della tua passione, hai incontrato un bel po’ di figure che suscitano tristezza. Sai, anche a noi capita di incrociarle oggi.
Hai incontrato Giuda, tuo amico che, forte del motto «è stato sempre così», ha creduto di fare un buon guadagno vendendoti per un pugno d’argento (cf Mt 26,14-16; 27,3-10; Lc 22,3-6). Purtroppo si è reso conto del suo errore, quando ormai aveva fatto il gioco di chi baratta gli affari personali col bene comune, presentandoli addirittura come gesti di fede e di pietà.
Hai incontrato Anna, abile puparo e occulto manovratore del tribunale ebraico, che solo a parole sembrava preoccupato del rispetto della legge, ma di fatto, a lui interessava solo il potere (cf Gv 18,12-13).
C’era Caifa, sommo sacerdote, eletto grazie ad abili imbrogli che, come il suocero Anna, ha proposto la tua morte come necessaria per salvaguardare la nazione, mentre a lui, che faceva affari coi romani, in effetti interessava avere il popolo dalla sua parte per manipolarlo a suo piacimento (cf Gv 18,14-24).
Hai incontrato Erode, re fantoccio, nemico giurato di Ponzio Pilato, che, quando si è trattato della tua condanna, rimasto deluso dal tuo silenzio, non hai compiuto nemmeno un piccolo miracolo per lui, ha offerto l’ennesimo spettacolo rivestendoti di porpora e rimandandoti da Pilato, per il suo sporco tornaconto: infatti da quel giorno lui e Pilato divennero amici (cf Lc 23,8-12). Che tristezza quando lo scherno e le burla dei potenti e no si abbattono sui poveri e gli oppressi!
C’era Ponzio Pilato, uomo concreto, persuaso che con l’uso della violenza si potesse ottenere ogni cosa, lui era abituato a beffare la verità e la giustizia: gli interessava la carriera sopra tutto e l’amicizia col potente di turno, per poterne avere favori importanti (cf Mc 15, 1-15; Mt 27, 1-2.11-26; Lc 23, 1-7.13-25; Gv 18, 28-19,16).
E infine la folla che si abbandonò alle lusinghe dei provocatori e sembrò gioire quando gridò: «crocifiggilo!», obbedendo, senza rendersi conto, come burattino alla decisione presa da altri (cf Mt 26,20-26).
Signore, mi chiedo: cosa è cambiato per l’uomo da allora ad oggi? È possibile che non abbiamo imparato proprio nulla dalla storia, pur sapendo che è maestra di vita?!
Ci meravigliano gli imbrogli di Anna e di Caifa, di Erode e Pilato, il tradimento di Giuda, ma, guardando alla nostra nazione, sembra che oggi si ripetono le stesse storie anche se con nomi diversi: crescono malaffare, mafie, massoneria, politici infedeli al mandato elettorale, imprenditori e funzionari pubblici corrotti. È profonda la malinconia nell’assistere allo scempio del bene comune. All’arricchimento di pochi sta il dissanguamento di molti, ai lussi di alcuni gli stenti di troppi, agli stravizi di certuni la disperazione di interi popoli crocifissi come Te.
Signore, è vero che la morsa della crisi stritola, ma, tu lo sai, dalle mie parti una politica per lo sviluppo e il lavoro sembra latitante. Si invoca lo sviluppo turistico, si cercano le antiche vestigia di Akragas e poi, come se niente fosse, da parte di molti, anche semplici cittadini, si fa scempio del corredo urbano e dell’igiene pubblica.
Qui il polo universitario stenta a riprendere vitalità, è sempre incerto se continuerà ad operare. È possibile che nessuno pensi che chiuderlo significherebbe dare più spazio alla mafia? Quando la cultura si spegne, la violenza vince.
Succedono altre cose davvero strane. Per esempio, quella della “Calcestruzzi Belice” è una storia – tra altre -per me incomprensibile. Non ne capisco molto di queste cose, spero che ci siano ragioni valide che solo alcuni conoscono, ma, Signore, se è vero ciò che dicono i mass media, mi chiedo: può un debito di poche decine di migliaia di euro mettere a repentaglio la sopravvivenza di diverse famiglie, spesso monoreddito e talvolta con carichi notevoli di problemi? E, guardando alla situazione più generale, è lecito mettere in ridicolo la dignità dei lavoratori? È mai possibile che la minaccia del licenziamento incomba, sui vari fronti, su gente che è ormai prossima alla pensione? Davanti a ciò è lecito girarsi dall’altro lato e dire che la cosa non ci riguarda? Ma l’indifferenza non uccide più delle cause naturali?
La bomba d’acqua del 25 novembre, che ha causato la tragedia di Sciacca occorsa a Vincenzo Bono, ha denunziato ancora una volta lo scempio del nostro territorio, violentato con opere abusive e con una scarsissima manutenzione: sotto i nostri occhi – ma mi verrebbe da dire sotto le gomme delle nostre macchine e le suole delle nostre scarpe – c’è una viabilità da terzo mondo, al collasso, con seri problemi di collegamento tra i centri urbani. Si dovrà pur capire finalmente che il territorio non è un limone da spremere, ma una pianticella da custodire e coltivare?
È duro, Signore, accettare che dopo 2000 anni di cristianesimo, così come Te che sei morto quasi da solo sul Golgota, oggi, nella mia Agrigento, città civile, qualcuno muore senza che nessuno se ne renda conto e ci si accorga della tragedia soltanto dopo una ventina di giorni. È vero che può capitare di morire da soli, ma non è possibile vedere aumentare il numero di coloro che sono condannati a vivere da soli? Perché accade questo?
Signore «tu sai tutto» (Gv 21), ma voglio dirti della situazione di deterioramento e di morte di tante famiglie dove la violenza è presente, e le case sono trasformate in inferni, perché sopraffazione, odio, rancore, hanno il sopravvento sul profumo di pane e di amore. Ti presento ancora la grave situazione delle giovani generazioni, la crescita d’investimenti nelle lotterie, nei giochi d’azzardo, nelle slot machine e nei mercati dove il miraggio del facile guadagno attrae e fa proseliti… Non lontano da questo luogo, qualche giorno fa, le forze dell’ordine, alle quali non vogliamo far mancare apprezzamento e sostegno, hanno messo fine a un giro di prostituzione cinese.
Sento di chiederti perdono per questa tua chiesa che mi hai chiamato a servire perché non sempre dimostra di essere attenta ai gravi problemi che attanagliano questa terra, perché qualche volta è come incatenata dal timore di affrontare il nuovo, che non sempre sa scandalizzare con la profezia dell’amore, che preferisce le tradizioni al Vangelo, che ti mette al primo posto, come meriti, ma non sempre riesce a fare altrettanto con coloro che ami di più: i poveri e gli scartati, come invece chiedi.
Non voglio per darti l’impressione che vedo solo il negativo. Con gioia, Signore, mi piace chiudere dicendoti che non mancano i segnali incoraggianti. Ci sono giovani e meno giovani che moltiplicano i loro sforzi e incrementano il loro impegno per la legalità, la non violenza, la pace; amministratori generosi, funzionari pubblici fedeli; imprenditori puliti, impiegati onesti e un nugolo di persone impegnate nell’associazionismo e nel volontariato. Tu non farci mancare il tuo aiuto perché l’oceano di acque stagnanti, putride e melmose non neutralizzi queste tante gocce d’acqua pulita e preziosa. Lo dico con orgoglio, anche questa è Agrigento. Anzi soprattutto questa! Grazie, Signore.

Chiudo rivolgendomi alla madre tua e nostra:
Maria, madre e discepola, dell’Amato ben,
tu che detieni le chiavi della nostra Città, insegnaci che solo amandola la renderemo migliore;
ricordaci che la vera amicizia è forza civica, che la concordia costruisce la fraternità umana; indicaci come avere una fede senza sconti, una speranza senza ombre e una carità senza limiti. Amen.

 

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