Massoneria, in Sicilia approvata la legge Fava: obbligo di trasparenza per governo, deputati, sindaci e consiglieri

Massoneria, in Sicilia approvata la legge Fava: obbligo di trasparenza per governo, deputati, sindaci e consiglieri

Deputati e assessori regionali, sindaci e consiglieri comunali sono obbligati a dichiarare la loro eventuale iscrizione a logge massoniche. Lo prevede una legge appena approvata all’Assemblea regionale siciliana.

“La Sicilia è la prima regione d’Italia ad avere una legge di questo tipo; nonostante le fortissime pressioni in senso contrario, abbiamo affermato un dovere di trasparenza e di responsabilità che adesso andrebbe esteso a tutte le cariche elettive in Italia”, dice il presidente dell’Antimafia regionale, Claudio Fava, autore del disegno di legge.

La legge, originariamente pensata soltanto per i parlamentari regionali, è stata allargata anche al presidente della Regione, agli assessori regionali, ai sindaci, ai consiglieri e agli assessori comunali, oltre che ai consiglieri di circoscrizione, in virtù di un emendamento presentato dal Movimento cinque stelle che ha riscritto l’articolo 1 della legge presentata da Claudio Fava.

Le comunicazioni dovranno essere formulate entro 45 giorni dall’entrata in vigore della legge.

Infuocata, ovviamente, la reazione del Grande Oriente d’Italia che definisce la legge Fava come “qualcosa di mostruoso sul piano giuridico e morale”.

“Oggi in Sicilia è stata scritta una pagina nera per la democrazia e la libertà d’associazione nel nostro Paese. Ci meravigliamo che un così aggressivo e discriminatorio atto legislativo sia stato avallato anche da forze e partiti che da sempre hanno sbandierato la loro laicità nel pieno rispetto della Costituzione Repubblicana. Ricordiamo che già nel 2007 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva condannato lo Stato Italiano dando ragione al ricorso presentato dal Grande Oriente d’Italia nei confronti di una legge della Regione Friuli Venezia Giulia che fissava regole e norme per le nomine a cariche pubbliche, prevedendo che chi avesse voluto ricoprire determinate cariche doveva dichiarare l’appartenenza a società segrete di tipo massonico”, dice il gran maestro Stefano Bisi che annuncia ricorsi contro la norma.

“I liberi muratori del Grande Oriente d’Italia percorrerranno tutte le vie legali necessarie perché un simile provvedimento che ghettizza e marchia in modo inqualificabile e pretestuoso i massoni venga rimosso ripristinando un necessario e ineludibile diritto alla libertà di ogni cittadino di far parte di qualsiasi associazione”.

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