Il voto in Georgia il tempo giusto della democrazia

<strong>Il voto in Georgia</strong> il tempo giusto della democrazia

Georgia

Dalle parti del Caucaso e dintorni, la democrazia stenta a divenire. Gli osservatori dicono che sono state elezioni regolari, secondo l’Ocse “libere” e “competitive”. La Georgia adesso – dopo la Moldavia e, a fine mese, si spera, forse anche con l’Ucraina – è iscritta nel novero delle repubbliche ex-socialiste divenute neo-democratiche. Vengono alla mente imbarazzate cronache di comportamenti imbarazzanti come il plauso italiano al dittatore bielorusso Lukashenko (novembre 2009).

Si dice che il presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, il cui partito è stato sconfitto alle legislative di lunedì scorso, avrebbe potuto condizionarle pesantemente, queste elezioni, con i consueti mezzi a disposizione, la stampa, la televisione, la polizia. Non l’ha fatto. Scrivono che per questo passerà alla storia, ma viene da sorridere pensando alla “democrazia” affidata alla magnanimità del suo leader al potere.

Le elezioni sono state vinte dalle opposizioni guidate, sotto l’insegna “Sogno georgiano”, da Bidzina Ivanishvili, l’uomo più ricco del Paese. Sarà il nuovo premier e dovrà coabitare col presidente Saakashvili, al quale ha chiesto le dimissioni, ma è probabile che non le otterrà per lo meno fino alla conclusione del mandato presidenziale, il prossimo anno.
Ivanishvili è filo-russo. S’è arricchito nella Russia della perestroika gorbacioviana. Con la nomenclatura politico-finanziaria di Mosca intende ripristinare i rapporti di buon vicinato incrinati dal sostegno di Mosca ai movimenti separatisti dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia (2008). La reazione di Mosca è circospetta, soddisfatta della sconfitta di Saakashvili, filo-occidentale, ma cauta sul futuro delle relazioni con Tblisi tenuto conto che, per quanto filo-russo, neppure Ivanishvili può mostrarsi cedevole sull’integrità territoriale.

Non solo. Ivanishvili intende adottare una strategia che non convince. “La nostra aspirazione, egli dice, è l’ingresso nell’Unione Europea e nell’Alleanza nord-atlantica”. Ma, si osserva, “buone relazioni con la Russia e la candidatura per la Nato sono piuttosto contraddittorie”.
Comunque, a dispetto di ambiguità e contraddizioni, passa il giudizio che in Georgia il processo democratico si sia avviato. Con tale convinzione Bartosz T. Wielinski, corrispondente polacco da Berlino, lamenta che “l’Europa ha ignorato le prime elezioni democratiche della regione e, ignorandole, lancia un segnale preciso: la democrazia a est non le interessa”.

Il fatto, invece, è un altro e cioè che l’epopea dell’Est, l’enfasi e la retorica dell’allargamento dell’UE si sono esaurite, che le oligarchie non vanno confuse con la democrazia. Di questa confusione l’Unione sta pagando il prezzo con la crisi attuale, con l’instabilità del sistema-Europa. La corruzione in Grecia, le turbolenze separatiste in Spagna, il malaffare politico italiano, come le violenze di Lukashenko o del suo omologo turkmeno, hanno poco o nulla a che vedere con la democrazia o con l’UE.

Forse l’Unione ha aperto gli occhi. Non è proprio il tempo di “riconoscere” la democrazia in Georgia né d’accelerare processi integrativi. Il contesto del Caucaso – importante per l’approvvigionamento energetico dell’Occidente – è incerto quanto a democrazia. In Georgia, per esempio, circolano cospicue bustarelle negli affari pubblici. Sui carcerati sono praticati torture e stupri. Anche in queste elezioni non sono mancati brogli e violenze… Però, rassicura Ivanishvili, “non ci sarà alcuna ‘persecuzione’ contro gli avversari politici”. Bruxelles non ritiene di immischiarvisi più di tanto. La democrazia è una cosa seria, è uno status delle Nazioni, richiede una prassi di comportamenti consolidata nel tempo. Un tempo “ragionevole” per trasformare indecenti cafoni in gentiluomini, quanto meno probabili.

Fonte: LaSicilia

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