Un faro nella nebbia, Giorgio Napolitano

Un faro nella nebbia, <strong>Giorgio Napolitano</strong>

Last updated on Marzo 21st, 2013 at 08:46 am

C’è da sorridere, amaramente, nel pensare che Giorgio Napolitano, ritenuto, giustamente, l’unico «faro» rimasto oggi all’Italia, dichiari allarmato: fatico a fare luce in questa nebbia.

Giorgio Napolitano
Giorgio Napolitano

Dove siamo immersi tutti. Dove scorre il sangue di disperati che uccidono e si uccidono, dove muoiono le aziende, dove il disoccupato diventa un malato cronico, dove le famiglie vivono alla giornata, dove i giovani affogano le loro speranze. L’agenzia di rating Fitch ci declassa e la politica sembra trastullarsi giocando a dadi. Aspettando che esca il numero giusto per una maggioranza che non c’è.

La domanda di ognuno di noi, nonostante la diffidenza e il pessimismo, oggi è la stessa: quale governo uscirà da questa nebbia? Sempre se uscirà. Prima ipotesi: Grillo alla fine appoggerà Bersani?

Sembra di no. Il guru sa bene che se dovesse scegliere perderà parte della sua truppa. E, poi, segretamente spera che Pd e Pdl facciano l’inciucio. Resterebbe l’unico grosso partito d’opposizione alla luce anche di probabili elezioni a breve. Irride con uno schiaffo persino all’appello di alcuni intellettuali che gli chiedono un accordo col Pd: «Siete dotati di un intelletto fuori misura per noi comuni mortali».

Seconda ipotesi: Pd e Pdl si mettono assieme per salvare la legislatura o, meglio ancora, per fare quelle leggi necessarie a risollevare il Paese? Una risposta positiva avrebbe due ostacoli da rimuovere: via Bersani, via Berlusconi. Cosa difficile in questo momento. Il primo perché ha guidato il Pd in queste elezioni e perché, pur malconcio, è arrivato primo. Cedere il passo a un suo compagno di partito (Renzi, ad esempio) o a un tecnico, sarebbe una sua sconfitta politica ma anche umana. Il secondo, Berlusconi, che si ritiene il vincitore morale della competizione, difficilmente andrebbe in esilio. Sarebbe come lasciare il campo libero a quei magistrati, sono molti, che lo assediano e che alla fine trasformerebbero la sua reggia di Arcore in una prigione. Il fatto stesso di averlo sottoposto ieri a una visita fiscale è un chiaro segnale. Anche se il Cavaliere è convinto che ciò gli porti più voti. Fare di lui una «vittima sacrificale» non è che funzioni tanto.

In questa nebbia, il «faro» Napolitano potrebbe pescare il solito tecnico alla Monti. Non quest’ultimo, che si è politicamente bruciato anche agli occhi del capo dello Stato, ma un «terzo» che potrebbe venire da Bankitalia o dallo stesso ex governo Monti, come Annamaria Cancellieri. Quest’ultima, tenendosi lontana dalla competizione elettorale, è rimasta una funzionaria dello Stato e, quindi, una sua riserva. Altri personaggi potrebbero creare nei partiti il sospetto di ripetere quello che viene ritenuto l’«errore Monti», cioè la nascita di un altro movimento politico.

Non sembrano esistere altre strade. Andare subito al voto, il percorso non è agevole. Si dovranno scegliere i presidenti dei due rami del Parlamento, anche se un accordo alla fine potrebbe uscire fuori; si dovrà eleggere, nodo difficile, il nuovo capo dello Stato. Perché quello attuale non può sciogliere le Camere. Ma il nuovo presidente se la sentirà di mandare subito tutti a casa? Come correttezza istituzionale sembra difficile. Poi può accadere di tutto in politica. Comunque, un tentativo di dare un governo al Paese, nonostante eventuali accordi sottobanco, il nuovo inquilino del Colle dovrà pur farlo. Tutto ciò farebbe slittare all’autunno un eventuale ritorno alle elezioni. Magari con un esecutivo balneare.

In questo frangente cosa ne sarà dell’Italia?

Il Paese aspetta, sì, una riforma elettorale, ma attende soprattutto una cura da cavallo per l’economia. E le previsioni per quest’anno non sono rosee. Ha ragione Napolitano quando lancia l’appello per un governo subito. Sa che non è più tempo di attendere. Come lo sanno gli industriali, le cui aziende sono in agonia, e i sindacati, i quali non hanno più spazi per tutelare il lavoro. Questi segnali inquietanti si perdono, purtroppo, nella nebbia in cui è immerso il Paese. La rabbia monta e il qualunquismo avanza. A vincere sarà così l’Italia del «vaff…». Si rischia che a «quel paese» ci andremo tutti. Domenico Tempio lasicilia

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