Dopo cinque giorni di accesa protesta contro il caro carburante e a seguito dell’impegno del Governo nel destinare 480 milioni di euro al settore, si registrano i primi segnali di distensione, anche se la crisi nel Mezzogiorno resta acuta.
In Sicilia il fermo è stato ufficialmente revocato, come annunciato dal presidente della Regione Renato Schifani, grazie al dialogo con le istituzioni e allo stanziamento di ulteriori risorse regionali nell’assestamento di bilancio.
Tuttavia, la mobilitazione — nata in gran parte in modo spontaneo e coordinata via social — continua a paralizzare ampie zone del Sud Italia. I blocchi stradali e gli Hub logistici fermi, da Nola a Palermo fino alla Calabria e alla Puglia, hanno causato pesanti ripercussioni sulla rete distributiva: supermercati con scaffali vuoti, mercati ortofrutticoli chiusi e distributori di benzina a secco a Napoli.
A soffrire maggiormente sono le piccole imprese di autotrasporto meridionali, schiacciate da un aumento del carburante del 40% in pochi mesi e costrette a percorrere tratte più lunghe per rifornire il Settentrione.
L’impatto si fa sentire pesantemente anche sull’industria agroalimentare e manifatturiera: marchi come Pasta Garofalo e La Molisana hanno dovuto sospendere la produzione per mancanza di materia prima e impossibilità di consegnare i prodotti finiti.
Anche il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha lanciato l’allarme sul rischio congelamento per le filiere del latte e dell’ortofrutta fresca, sollecitando interventi urgenti per riportare la situazione alla normalità ed evitare il collasso degli agricoltori e dei consumatori.
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