Accordo con tre deputati per ridurre le firme necessarie alla presentazione delle liste elettorali. De Luca: «Intesa trasparente, nessuno scambio con la Sicilia».
Sud chiama Nord consolida la propria presenza sulla scena politica nazionale in vista delle prossime elezioni. Il movimento fondato e guidato dal sindaco di Taormina, Cateno De Luca, ha ufficializzato ieri alla Camera dei deputati la costituzione di una propria componente all’interno del Gruppo Misto di Montecitorio, dopo aver già annunciato l’intesa con il centrodestra.
La nuova formazione parlamentare sarà composta da tre deputati: Francesco Gallo, eletto nelle liste di Sud chiama Nord, e Manlio Messina e Luca Sbardella, entrambi provenienti da Fratelli d’Italia e coinvolti nell’operazione attraverso un accordo che De Luca ha definito, nel corso della conferenza stampa, «alla luce del sole».
L’intesa ha una precisa ricaduta sul piano elettorale. Grazie alla presenza di una componente parlamentare, il movimento potrà infatti beneficiare di una soglia più bassa per la raccolta delle sottoscrizioni necessarie a presentare le proprie liste: 1.500 firme anziché le 6.000 previste dalla nuova legge elettorale per chi non dispone dei medesimi requisiti.
Nel commentare l’operazione, De Luca ha ringraziato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente del Senato Ignazio La Russa, attribuendo a quest’ultimo un ruolo decisivo nella definizione dell’accordo. Secondo il leader di Sud chiama Nord, l’intesa potrebbe contribuire a rafforzare la competitività del centrodestra, arricchendone l’offerta politica con una componente improntata al pragmatismo. Nel suo intervento non è mancata una critica a Roberto Vannacci, indicato con un’espressione polemica come esempio di una politica destinata, a suo giudizio, a perdere consistenza.
De Luca ha infine voluto chiarire la natura dell’intesa, escludendo qualsiasi collegamento con gli equilibri politici siciliani. «Non ho barattato un accordo nazionale per ottenere in Sicilia una investitura», ha precisato, sottolineando come le trattative nazionali e quelle regionali si sviluppino su tavoli distinti, con interlocutori e obiettivi differenti.
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