L’Isola è prima in Italia per crescita del Pil rispetto ai livelli pre-pandemia. Il rapporto dell’Act Tank Sicilia evidenzia progressi nel 78% degli indicatori monitorati, ma restano criticità sul fronte dell’occupazione femminile, dei giovani e della mobilità universitaria.
La Sicilia consolida il proprio percorso di crescita economica e si distingue nel panorama nazionale per alcuni risultati particolarmente significativi. È infatti la prima regione italiana per incremento del Prodotto interno lordo rispetto al periodo precedente alla pandemia, con un aumento del 9,3% rispetto al 2019. Un quadro complessivamente positivo emerge anche dagli altri indicatori economici e sociali, sebbene permangano alcune criticità strutturali.
I dati sono contenuti nel rapporto strategico presentato durante la quarta edizione del Forum Act Tank Sicilia, organizzato da Teha Group nella cornice di Castello Utveggio, a Palermo. All’incontro hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e della ricerca. Tra questi il presidente della Regione Renato Schifani, i sindaci di Palermo e Catania, Roberto Lagalla ed Enrico Trantino, e Saverio Continella, amministratore delegato e direttore generale di Baps.
A sostenere la trasformazione economica dell’Isola contribuiscono diversi comparti: industria, innovazione, infrastrutture, portualità e trasporti aeroportuali. Un ruolo strategico è attribuito anche alla posizione della Sicilia come potenziale hub energetico del Mediterraneo e agli investimenti legati alla Zes Unica, successivamente evoluta nella Super Zes siciliana, che ha generato 1,6 miliardi di euro di investimenti e 1.798 ricadute occupazionali.
Tra i principali elementi di sviluppo figurano inoltre la valorizzazione delle competenze e del capitale umano, anche se su questo fronte resta aperta la questione della fuga dei giovani. Nel 2024 il saldo migratorio degli studenti universitari ha registrato infatti un valore negativo di 22.731 unità, collocando la Sicilia al penultimo posto nella graduatoria nazionale.
Pil e occupazione: i segnali positivi della crescita
Con un Prodotto interno lordo pari a 111,7 miliardi di euro nel 2024, la Sicilia rappresenta l’ottava economia italiana, con una quota del 5,1% sul totale nazionale. Nel Mezzogiorno occupa invece la seconda posizione, contribuendo per il 22,8% alla ricchezza prodotta nell’area.
Particolarmente significativo è l’andamento del Pil in termini reali: la regione registra la crescita più elevata in Italia sia nel confronto tra il 2024 e il 2023 sia rispetto ai livelli del 2019, con un incremento complessivo del 9,3%.
Anche il mercato del lavoro mostra progressi. Nell’arco degli ultimi sei anni, la Sicilia ha registrato il maggiore aumento del tasso di occupazione tra le regioni italiane, pari al 14,9%.
Accanto a questi risultati, tuttavia, persistono differenze importanti. Il tasso generale di occupazione si attesta al 47,3%, mentre quello femminile raggiunge appena il 34,6%, il secondo valore più basso in Italia e nettamente distante dalla media nazionale del 53,8%.
Rimane particolarmente critica anche la condizione dei giovani: il 22,8% dei siciliani tra i 15 e i 29 anni rientra nella categoria dei Neet, ovvero ragazzi che non studiano, non lavorano e non partecipano a percorsi di formazione. Si tratta del dato più elevato a livello nazionale.
Migliorano 39 indicatori su 50
A fotografare l’evoluzione economica e sociale della regione è il Tableau de Bord dell’Act Tank Sicilia, uno strumento di monitoraggio che prende in esame 50 indicatori, organizzati attorno a sei priorità strategiche e quattro fattori abilitanti trasversali.
L’edizione 2026 restituisce un quadro prevalentemente favorevole: 39 indicatori su 50, pari al 78% del totale, risultano in miglioramento oppure stabili rispetto all’anno precedente. Gli altri 11 evidenziano invece un peggioramento.
In otto ambiti la Sicilia conquista la prima posizione nazionale. Tra i risultati più significativi figura la copertura della rete fissa ultraveloce. L’Isola si colloca inoltre al secondo posto per spesa destinata alla cultura e per percentuale di amministratori comunali con meno di 40 anni.
Buone anche le performance nel settore energetico: la produzione eolica siciliana rappresenta il 17,7% della capacità nazionale, posizionando la regione al terzo posto in Italia. Seguono il quarto posto per numero di transiti aeroportuali pro capite e il quinto per valore aggiunto dell’agroalimentare, economia del mare e produzione fotovoltaica.
De Molli: «La sfida è rendere strutturale la crescita»
A commentare i risultati è Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di The European House – Ambrosetti e Teha Group, che sottolinea il cambiamento in corso nell’economia regionale.
Secondo De Molli, nel 2025 la Regione ha raggiunto un avanzo di bilancio record, mentre le previsioni elaborate per il 2026 indicano possibili nuovi primati sia per il Pil sia per il livello occupazionale.
L’ottimismo, tuttavia, non deve far perdere di vista le criticità ancora presenti. La priorità, secondo il responsabile di Teha Group, è consolidare i risultati raggiunti attraverso un rafforzamento dei fattori che possono sostenere lo sviluppo nel lungo periodo: maggiore collaborazione tra istituzioni e imprese, infrastrutture adeguate e valorizzazione delle risorse umane.
Proprio sul capitale umano si gioca una delle partite più importanti per il futuro dell’Isola. Sarà fondamentale investire sulle competenze, contrastare la perdita di professionalità e creare opportunità lavorative qualificate, capaci di trattenere i talenti siciliani e attrarre nuove risorse, mettendole in relazione con le specificità produttive del territorio.
La crescita della Sicilia, dunque, trova conferma nei numeri, ma la sfida sarà trasformare questi risultati in uno sviluppo duraturo, equilibrato e capace di coinvolgere l’intero territorio.
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