Il caldo che cambia l’edilizia nel Sud Italia: materiali, coperture e soluzioni per case più vivibili d’estate

Il caldo che cambia l’edilizia nel Sud Italia: materiali, coperture e soluzioni per case più vivibili d’estate

Nell’agosto del 2021, in una stazione meteorologica della campagna siracusana, il termometro ha toccato 48,8 gradi, valore poi riconosciuto come record europeo. Al di là del primato, quel numero ha avuto il merito di rendere evidente qualcosa che in Sicilia, in Calabria e in Puglia si sapeva già: le case del Sud, per decenni, sono state progettate e ristrutturate come se il problema principale fosse l’inverno. Caldaie, termosifoni, doppi vetri pensati per trattenere il calore. E poi, d’estate, condizionatori montati in fretta su ogni balcone, a lavorare contro edifici che il caldo lo accumulano invece di respingerlo.

Architettura tradizionale siciliana e caldo: cosa sapevano già le case antiche

Le costruzioni storiche dell’isola avevano risolto la questione con mezzi semplici. Muri spessi in pietra, a volte oltre il mezzo metro, che impiegavano ore a scaldarsi e restituivano il calore di notte, quando le finestre restavano aperte. Cortili interni ombreggiati, che creavano un piccolo serbatoio d’aria più fresca. Persiane e gelosie in legno, che filtravano la luce senza bloccare la ventilazione. Intonaci chiari, spesso a calce, che riflettevano gran parte della radiazione solare. Nelle ville palermitane si costruivano addirittura le camere dello scirocco, ambienti scavati sotto il livello del terreno e raffreddati da correnti d’aria e acqua, dove ci si rifugiava nelle giornate peggiori.

Molto di questo sapere si è perso con l’edilizia del dopoguerra. Telai in cemento armato, tamponature leggere in laterizio forato, tetti piani impermeabilizzati con guaine scure, grandi superfici vetrate esposte a sud e a ovest senza nessuna schermatura. Edifici rapidi da costruire e poco costosi, ma con una massa termica ridotta e un comportamento estivo spesso disastroso, soprattutto agli ultimi piani.

Coperture, schermature e materiali: le soluzioni per il raffrescamento passivo

Il primo fronte è il tetto, che sotto il sole siciliano diventa la superficie più calda dell’intero edificio. Sulle coperture piane, molto diffuse nell’edilizia del Catanese, una soluzione che si sta diffondendo è quella dei cool roof, rivestimenti ad alta riflettanza solare che rimandano indietro una parte consistente della radiazione e riducono la temperatura superficiale del tetto in modo sensibile rispetto a una guaina scura. Dove il budget lo consente si può fare di più, con un tetto ventilato, in cui un’intercapedine d’aria tra il manto esterno e l’isolante smaltisce il calore per moto convettivo, o con coperture a verde che sfruttano l’evaporazione e l’ombra delle piante.

Il secondo fronte sono le finestre. Le schermature solari esterne, che siano frangisole, tende, persiane o semplici pergolati, sono molto più efficaci di quelle interne: una tenda dietro al vetro ferma la luce, ma il calore a quel punto è già entrato. Conta anche l’orientamento, perché le vetrate rivolte a ovest ricevono il sole nelle ore più calde del pomeriggio e sono le prime da proteggere. La normativa nazionale sui requisiti energetici degli edifici, del resto, considera ormai anche il comportamento estivo, con verifiche sulla trasmittanza termica periodica delle pareti e delle coperture nelle zone più soleggiate.

Ogni edificio, però, pone problemi diversi, e nel Catanese le variabili si moltiplicano: pietra lavica scura che si scalda più delle murature chiare, centri storici vincolati, edilizia degli anni Settanta da adeguare anche dal punto di vista sismico. Rivolgersi a un’impresa edile a Catania che conosca i materiali e i vincoli locali permette di valutare insieme isolamento, impermeabilizzazione e consolidamento, evitando di intervenire sullo stesso edificio più volte a distanza di pochi anni.

Ventilazione naturale e impianti: come ridurre la dipendenza dal condizionatore

Il terzo elemento, il più economico e il più trascurato, è l’aria. Una casa che permette la ventilazione naturale incrociata, con aperture su lati opposti che lasciano passare la brezza, può abbassare la temperatura interna nelle ore notturne senza consumare un kilowatt. Nelle ristrutturazioni questo significa ripensare la distribuzione delle stanze, evitare di chiudere i corridoi, prevedere sopraluce o griglie sulle porte interne, sfruttare il camino termico delle scale nelle case su più livelli.

Nessuna di queste misure elimina del tutto la necessità di raffrescare nelle settimane più calde. Riduce però il carico, e quindi la potenza e il tempo di funzionamento degli impianti. Le pompe di calore aria-acqua o aria-aria, che in inverno riscaldano e in estate raffrescano, hanno nel clima mite del Sud un rendimento particolarmente favorevole, e abbinate a un impianto fotovoltaico possono coprire una parte importante del fabbisogno proprio nei mesi in cui il sole è più forte e la produzione è al massimo.

Il risultato, quando le diverse misure sono pensate insieme, è una casa che d’estate si scalda più lentamente e si rinfresca con poco, un po’ come facevano le vecchie dimore in pietra, con la differenza che oggi si possono avere muri meno spessi, vetri ampi e luce naturale senza pagare il prezzo di un forno nelle ore di punta. In una regione dove i mesi caldi si allungano verso ottobre, è probabilmente la parte di una ristrutturazione che si apprezza di più nel corso degli anni.

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