La pacchia è finita. È ora che torni in campo la Politica

<strong>La pacchia è finita</strong>. È ora che torni in campo la Politica

Last updated on Dicembre 15th, 2013 at 12:13 pm

Crescere con la buona Politica

Per noi siciliani, non è una novità. Anche questa campagna elettorale è segnata da episodi sospetti di corruzione, beghe fra partiti, denunce incrociate fra candidati, duelli a colpi di video rubati e di insulti.

Un grido d’allarme viene lanciato dal cardinale Romeo che esorta a gran voce i politici ad uscire dal generico e a rivolgersi concretamente alla maggioranza della società che soffre in silenzio.

«La politica ascolti – ha esortato il cardinale – il grido di tanta gente sull’orlo della disperazione (di cui la Chiesa si fa portavoce), di chi non grida per le strade ma che non ha più fiducia nel proprio avvenire. La gente aspetta una parola da noi. La crisi è globale e investe il mondo intero. La Sicilia è una delle regioni in cui la situazione diventa drammatica». Perché – denuncia il cardinale – «la corruzione è un problema che in Sicilia sortisce gli effetti più gravi per via dei legami che ha con la malavita e con la politica». E poi, nulla di più vero di questa denuncia: «Mi meraviglia che anche nell’attuale campagna elettorale si facciano discorsi generali, ma non si indichino sentieri concreti per ridurre quella che è una gigantografia economica che vede un’Ars più numerosa di tutte le altre regioni d’Italia, le spese dei partiti a quanto pare non rendicontate, gli enti pubblici come peso enorme e ormai insostenibile per la società. Siamo in una situazione gravissima, la cosa pubblica continua a non funzionare nei settori della sanità, dell’istruzione».

Alla Sicilia, ormai tutti ne siamo convinti, serve una svolta radicale, che metta fine ad anni di malgoverno. Per uscirne bisogna partire da una presa di coscienza degli errori del passato e favorire una novità di metodo.

La politica amministrativa, quella a livello provinciale e locale per intenderci, ha preteso sempre aiuti economici dalla “mamma-Regione”. Denaro che ha sostenuto e garantito l’erogazione di beni e servizi pubblici territoriali. In questo modo, negli anni, la politica ha elargito contributi e favori in cambio di voti (ci sarà anche stata l’eccezione alla regola). Oggi, questa “pacchia” è finita e gli amministratori, probabilmente, stanno iniziando a capire che lo sviluppo è soprattutto un processo di costruzione sociale che cresce dal basso. Chi amministra, quindi, deve avere quelle capacità tali da garantire una sopravvivenza economica a tutti quegli Enti che già, per risparmiare, hanno ridotto all’osso gli aiuti alle fasce sociali più deboli.

Cosa fare? Chi sostenere? Per valorizzare la vivacità del tessuto sociale ed economico si può partire garantendo un facile accesso al microcredito alle famiglie, al buono scuola, al credito d’imposta per gli investimenti, al Banco alimentare. I candidati alla guida della Regione hanno uno strumento semplice per costruire una buona politica: meno slogan e programmi pompati – spesso demagogici perché privi di studi di fattibilità – e tante buone pratiche ed idee capaci di incoraggiare gli stessi amministratori a scommettere sul loro potenziale. Dimentichiamoci tutte quelle consulenze esterne e sfruttiamo i dipendenti interni. Eppur vero che le ferree regole del Patto di stabilità rischiano di mettere in ginocchio la Regione Siciliana ed i suoi Enti territoriali. L’Istat ci dice che i Comuni siciliani sono quelli a maggiore dipendenza finanziaria. Cioè, senza i trasferimenti di Stato e Regione non sono in grado di offrire i servizi essenziali.

Quindi, bisogna sì tornare a valorizzare al meglio le suddette competenze (interne) ma con un minimo di sostentamento che miri a premiare i risultati e ad evitare gli inutili sprechi. La spending review sta paralizzando tutto il sistema politico-economico locale e sta costringendo gli amministratori a fare delle scelte impopolari: aumento delle tariffe. Il provvedimento voluto dal Governo Monti, così com’è, risulta disorganico, iniquo e non meritocratico. Ma l’autonomia finanziaria dei Comuni non rischia di essere solo un’illusione?

Ai candidati a Presidente della Regione Siciliana rivolgo un appello: torniamo a parlare anche di autonomia perché, così come da Statuto, ci può aiutare a ritrovare quella dignità perduta, a dare sviluppo e a crearci un avvenire migliore.

È ora che torni in campo la Politica!

 

Giacomo Lanzarone

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