Dal forno del paese fantasma il miglior pane di Sicilia. Maurizio Spinello nel Borgo Santa Rita

Dal forno del paese fantasma <strong>il miglior pane di Sicilia</strong>. Maurizio Spinello nel Borgo Santa Rita

Last updated on Febbraio 9th, 2013 at 10:40 am

«Bisogna crederci nelle cose che si fanno e poi la strada la trovi ed il successo pure: nessuno infatti, quando 14 anni fa mi sono rivolto al Comune di Caltanissetta per ottenere la licenza per avviare un forno a Santa Rita, voleva crederci. Adesso l’unico a non stupirsi del fatto che al mio pane è stato assegnato il premio “Best in Sicily” e che dal portale “Cronache del gusto” dai gourmet sono stato indicato come il migliore fornaio dell’isola sono io. E questo non perché mi sono improvvisamente montato la testa, ma perché so come il mio pane è fatto e quanto sia genuino. E’ chiaro che sono felice di vedere riconosciuti adesso i sacrifici che ho fatto e che le mie intuizioni di allora erano giuste».

Maurizio Spinello
Il pane di Maurizio Spinello: panettiere del Borgo Santa Rita (11 anime in provincia di Caltanissetta) premiato per i suoi prodotti biologici.

Maurizio Spinello, 35 anni da poco compiuti, due figli maschi (Salvatore di 11 e Marco di 8 anni) che vanno a scuola a Delia e una tenacia senza fine, che gli ha suggerito di rimanere al Borgo Santa Rita (a 11 chilometri dal capoluogo nisseno ed ad uno da Sommatino) «per fare il pane come si faceva una volta…».

«Qui ormai siamo rimasti in pochi – dice Maurizio Spinello mentre continua ad impastare la farina – appena in undici, tra cui mio padre Salvatore (che ha ora 66 anni) e mia madre Rosa (di 63). Se qui si facessero le elezioni potrei fare pure il sindaco, ed invece sono contento di fare il fornaio. Ed ho imparato dai miei genitori: mio padre si occupava della campagna e faceva l’allevatore di una cinquantina di mucche e mi ha insegnato a capire dove e come procurarmi il grano buono, mia madre invece mi ha fatto vedere come faceva una volta il pane a casa di nonna Gina, e che inizialmente, per arrotondare i guadagni della famiglia, ha cominciato a venderlo ai passanti assieme al latte ed alle uova fresche. E così 14 anni fa, quando tutti i miei amici e coetanei lasciavano il borgo per andare a cercare un lavoro, io mi sono messo qui a fare il fornaio, in un posto che è quasi dimenticato da Dio e dagli uomini perché manca, ancora oggi, quasi tutto. Dopo aver preso la decisione di restare tra queste poche case, che furono realizzate 90 anni fa dal barone Ignazio La Lomia e che poi diventarono un vero e proprio borgo rurale nel periodo fascista, c’era pure chi mi prendeva in giro e che magari ora si ritrova disoccupato. Determinante è stato anche l’aiuto che mi ha dato il direttore dell’istituto Toniolo di San Cataldo che ha dato fiducia al mio progetto e che mi ha accordato un mutuo di cento milioni di lire, senza i quali non avrei mai potuto cominciare a lavorare».

«Qual è il segreto del mio pane così buono? Semplice – risponde compiaciuto, mostrando le sue pagnotte appena impastate come se fossero delle perle – sono i grani antichi siciliani, che si chiamano Senatore Cappelli, Perciasacchi, Tumminia e Russello, che magari sono costosi ma che mi consentono di preparare del pane di altissima qualità. E poi il merito va anche al mulino, che è all’antica e fatto con le pietre e che è gestito da Filippo Drago, un mio coetaneo a Castelvetrano che è titolare del “Mulino del ponte”. Alla fine mi ha dato una mano anche il dott. Lelio Lunetta, che mi ha consigliato di fare del pane biologico e di farlo conoscere andandolo a vendere in giro nei mercatini specializzati. E così, dopo aver lavorato dalle 5 del pomeriggio alle 4 del mattino mi mettevo a girare per la Sicilia nei mercatini dove vengono venduti prodotti esclusivamente biologici, e quindi il mercoledì a Caltanissetta in via Malta, poi la prima domenica del mese a Messina, la seconda a Catania e la terza a Palermo. Poi sono andato al “salone del Gusto” a Torino, dove, dopo che hanno assaggiato il mio pane, sono letteralmente impazziti nel constatare quanto è buono. E, innescato questo giro virtuoso, il mio pane (ma anche i miei biscotti e le crostatine) è stato conosciuto da tanti, che adesso me lo chiedono via internet e lo vogliono mandato anche in molte città del Nord».

«Perché il mio pane è così richiesto anche dai rivenditori e dai posti di vendita qualificati di tutta Italia? Qui proprio non c’è alcun segreto – spiega orgoglioso – è così richiesto perché è fatto solamente con farina, sale e crescente, cioè la “pasta madre” che si ricava dal pane già lievitato e che ogni volta che si fa il pane se ne prende un pezzo e lo si conserva per l’impasto successivo. Non uso il lievito di birra, per cui il pane rimane fresco per 15 giorni. Ingredienti che servono per fare il pane buono e che sono adesso certificati anche dall’Aiab, l’associazione italiana di agricoltura biologica». Giuseppe Scibetta

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