La Sicilia che sogno e che vorrei!

<strong>La Sicilia</strong> che sogno e che vorrei!

Mi ritrovo in una via affollata, piena di gente. Mi sembra la via della vittoria di Menfi. Lo capisco perchè mi ricordo e riconosco i gestori dei vari locali, ubicati lì ormai da anni.

La Sicilia che sogno e che vorrei!

Una voce, uscente da una cassa amplificata, attira la mia curiosità. Alzo il capo e vedo un signore, su un palchetto, parlare con passione di cambiamento ed innovazione. I suoi slogan coinvolgenti, urlati con veemenza, sono accompagnati da lunghi ed intensi applausi di compiacimento. “Sarà mica un candidato politico?”  mi chiedo perplesso. Credo di si, perchè le pareti sottostanti del suo palchetto sono tappezzate da manifesti ritraenti la sua faccia. Mi guardo indietro con la curiosità di scovare un viso a me comune ma scopro che, un pò più lontano, un altro gruppetto di persone ascolta ed applaude un altro signore intento a pubblicizzare al meglio la sua attività politica.

Serata di comizi, ed io, in quell’istante, mi ritrovo a pochi metri dai due contendenti. Nel punto in cui mi trovo recepisco in equal forza le voci amplificate dei due comizianti: uno slogan urlato con forza viene recepito dal mio orecchio sinistro mentre da destra, come se fosse tutto ben architettato, ne arriva un altro più dirompente. Il loro messaggio è chiaro e tutto sommato mi sembra quasi identico: entrambi vogliono una Sicilia migliore, proprio come la voglio io!

“L’orgoglio siculo”, quel senso di appartenenza che solo chi è nato e vissuto in questa terra può avere e capire, mi dà coraggio. Ed allora anch’io, nel mio sogno “politico”, voglio dire qualcosa sulla mia sulla Sicilia.

Sogno: una Sicilia che sappia drizzare la schiena con l’orgoglio della propria dignità, con orgoglio della propria storia.
Una Sicilia che sappia pretendere l’attuazione dei progetti che ha chiesto, ma che a sua volta chieda progetti possibili.
Sogno una Sicilia nella quale il “potere” sia considerato un’occasione di servizio e non uno strumento di affermazione di autorità.
Sogno una Sicilia nella quale, però, la gente comune sappia distinguere il lecito dall’impossibile.
Sogno una Sicilia nella quale il “Popolo” e la “Politica” si incontrino sul “fare”, non sul “pietire”, non sul “sopraffare”.
Io sogno una Sicilia nella quale si chieda alla Politica il bene collettivo, senza cercare poi di estorcere, sottobanco, le piccole cose che danno solo un vantaggio personale.
Sogno una Sicilia nella quale parlare di mafia non diventi palestra di esercitazioni retoriche o, peggio, di scontro tra fazioni, ma punto d’incontro per studiarne i rimedi che possano funzionare come vie di uscita sul sociale, trovando soluzioni per migliorare il tenore di vita dell’Isola.
Perché è in una società che assicuri lavoro e dignità che sarà più difficile far attecchire il malaffare.
Sogno una Sicilia nella quale i giovani possano anche sognare, nella quale le generazioni più adulte creino le condizioni perché i sogni possano realizzarsi e, come primo tra i sogni che non sia più un sogno, metto il lavoro.
Una Sicilia fatta di opere pubbliche progettate, messe in esecuzione e non lasciate a metà, come il cavalcavia lasciato a metà sulla Agrigento – Sciacca alle porte di Siculiana, o come il ponte sospeso a mezz’aria e lasciato lì a cento metri da una galleria che si affaccia sulla marina di Porto Empedocle.
Io sogno una Sicilia nella quale chi riveste una carica pubblica non stia dentro i limiti della legalità solo forzatamente e nel timore della “Magistratura”.
Una Sicilia che nella Magistratura che fa la Magistratura stessa riconosca la garanzia del vivere quotidiano.
Una Sicilia nella quale chi si propone di governare non fondi la speranza di un successo nella demonizzazione dell’avversario, ma sulla chiarezza di un programma serio e credibile.
Una Sicilia che nella scuola trovi la spinta verso la socialità del domani, che spinga verso uno spirito europeo, oggi ignoto, forse ritenuto una follia.
Sogno una Sicilia che nel mondo dell’impresa rinasca con interventi regionali sensati, mirati.
Non a pioggia e di natura assistenzialistica. O peggio clientelare.
Quanta retorica. Lo so …
Ma sto ancora sognando. Anzi, stavo sognando. Che peccato …

 

Giacomo Lanzarone

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