Elezioni siciliane. Ce ne vuole per cantare Vittoria

<strong>Elezioni siciliane</strong>. Ce ne vuole per cantare Vittoria

Last updated on Dicembre 15th, 2013 at 12:04 pm

Carta vince e carta perde. Gli esperti dell’istituto di ricerche del capoluogo felsineo, Istituto Cattaneo di Bologna, hanno confrontato i dati delle ultime elezioni siciliane con quelli delle recenti elezioni comunali di Palermo, che hanno promosso a primo cittadino Leoluca Orlando. Gli esperti hanno messo in evidenza come il vero dato rilevante sia stato l’astensionismo:

E’ la prima volta che in una elezione di questo livello l’astensione raggiunge una quota così elevata, anche tenuto conto che il voto si è svolto in una sola giornata, si tratta di un dato eccezionale, pari al 52,6% a livello regionale, il 55,8% a Palermo, a cui vanno poi aggiunte schede bianche e nulle, il 3% circa sugli elettori.

Rosario Crocetta

Gli apporti più importanti all’astensione, secondo l’analisi realizzata, giungono dall’area degli elettori “di debole identificazione partitica” e dall’area dei partiti che hanno modificato la loro collocazione politica, cambiando le loro alleanze e finendo per disorientare parte dei loro elettori che storicamente e culturalmente vedono quei partiti nella stessa collocazione di sempre. Al riguardo l’Istituto Cattaneo cita Terzo Polo Udc-Fli-Api, Mpa e Grande Sud.

Gli esperti dell’Istituto Cattaneo hanno anche snocciolato una serie di dati, mettendo in evidenza come la maggior parte dei voti conquistati dal Movimento 5 stelle proviene in prevalenza da tutte le componenti della sinistra e del centrosinistra e con scarso appeal dal centrodestra, voti di sinistra che hanno permesso al Movimento 5 stelle di diventare il primo partito della Sicilia.

Il collasso maggiore, tuttavia, lo ha avuto il Pdl, che ha perso quasi tre quarti del proprio elettorato passando da 900mila voti, a circa 247mila. Il discorso cambia poco, se a questi si aggiungono i voti che nel 2008 prese la lista “Lombardo presidente” (119mila), in rapporto a quelli raccolti da “Musumeci presidente” (107mila). Perde 129mila voti (-38,3%) anche l’Udc e neanche al Pd va meglio, ha dimezzato i voti (da 505mila a 257mila).

L’unica lista che cresce è il Movimento 5 Stelle: nel 2008 era presente la lista Amici di Beppe Grillo che non andò oltre i 46mila voti, che domenica sono diventati 285mila.

Vi do una bella notizia, così vi riscaldate: abbiamo vinto in Sicilia, cose da pazzi.

E’ l’annuncio con cui, un incredulo, segretario del Pd Pier Luigi Bersani apre il suo comizio in piazza Risorgimento ad Arezzo.

E’ la prima volta dal dopoguerra che c’è la possibilità di una svolta vera. I grillini al primo posto? No, perché quando contiamo il Pd va calcolata anche la lista Crocetta, noi avevamo due liste. C’è stato un astensionismo alto ma in mezzo a questo tsunami c’è un punto di tenuta di cambiamento e di riforma che viene riconosciuto al nostro candidato e al Pd.

La vittoria in democrazia é una vittoria e va sempre riconosciuta, ma con questo livello di dissociazione democratica condotta dal popolo degli astensionisti é logico pensare che ciò non é onorevole per la vita democratica del nostro paese. E’ sempre vittoria, non certamente per la democrazia e su questo dobbiamo tutti trovare un punto d’incontro per riflettere serenamente.

La rivoluzione è già iniziata, solo che è rimasta a casa.

Nicola Napoli

 

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