La terra e i nuovi contadini

<strong>La terra</strong> e i nuovi contadini

Fino a un decennio fa, a difendere i contadini dalla “modernità” erano in pochi e peraltro poeti e scrittori come Carlo Levi, Cesare Pavese, Pierpaolo Pasolini e Albert Camus, ormai tutti scomparsi.

Ermanno Olmi

Resta invece, ancora vivo e vegeto e, con una lena battagliera di un giovanotto di ottantenni: Ermanno Olmi. Iniziò a descriverci il mondo contadino con il film “L’albero degli zoccoli “ e ora insistendo caparbiamente su questo stesso tema, presenta al festival di Berlino il suo documentario “Terra Madre”.

Dice Olmi:
“Al forum di Terra Madre ho conosciuto i contadini come li ricordavo nelle nostre campagne, al tempo della mia infanzia.
I volti si somigliano in ogni angolo del mondo, sono volti su cui si riconoscono le medesime tracce di vita, così come le fisionomie dei paesaggi, con i campi arati, le colture, i pascoli .
Oggi il mondo dei contadini è assediato dalle grandi imprese il cui scopo è trarre profitto .
Anche i contadini vogliono guadagnare, ma il loro attaccamento alla terra è anche un atto d’amore, ed è in questo sentimento solidale che si genera il rispetto della natura”

E’ se, questo film, provassimo a proiettarlo nelle scuole agrarie e nelle nostra Facoltà di Agraria?)
E poi dibattere i contenuti? Chi ha paura del confronto?

Per molti il ritorno del rimosso si configurerebbe come un incubo, in particolare per quelle forze politiche e sindacali che si erano autoproclamati portavoce degli interessi dei contadini … per poi accelerarne la scomparsa.
Negli anni sessanta una organizzazione sindacale “Alleanza Contadina” mutò sigla, quasi, come … a vergognarsene!
Ma la storia impone alle vicende, il rispetto del “suo” tempo! Oggi, alla faccia degli economisti, che non più di secolo fa avevano predetto la scomparsa della piccola azienda agricola condannata come sottosviluppata, improduttiva e inefficiente, ebbene ancora oggi sopravvive, ma vi è di più: contiene una prospettiva ecologica, produttiva ed efficiente per il futuro.

Certo il processo di liberalizzazione del commercio mina fortemente le economie locali ed ha effetti decisamente negative sulle piccole imprese agricole. Perciò oggi come allora ritorniamo a chiederci: Possono sopravvivere? Vale la pena proteggerli? Quali sono in termini economici ed ecologici i benefici delle attività rurali?

Ad una più attenta analisi la piccola attività agricola non è così improduttiva ed inefficiente come abbiamo creduto fino ad ora. Come hanno dimostrato alcuni ricercatori, in alcuni agro ecosistemi possono produrre più cibo della grande impresa, inoltre la piccola impresa esercita molte funzioni che vanno al di la della semplice produzione di derrate .
Queste “novità” vengono da un paese insospettabile gli Stati Uniti, che non molto tempo fa hanno istituito una commissione nazionale sulla piccola impresa agricola USDA, pubblicando una importante relazione dal titolo: “Il tempo per agire”.

Vediamone assieme, i contenuti più significativi:
a) Diversità- le piccole aziende esprimono la massima diversità di forme: di proprietà,modi di coltivazioni, cibi biologici, cultura e tradizione, difendono la biodiversità e con esso un paesaggio rurale diversificato ed esteticamente piacevole.
b) Benefici effetti ambientali, gestisce con responsabilità le risorse naturali, suolo acqua flora e fauna.
c) Consolidano all’interno della comunità le tante responsabilità. I piccoli produttori sono “legati al territorio in cui operano ed hanno interesse al benessere di tutta la comunità.
d) Legame personale con il cibo: oggi i consumatori hanno poco contatto con l’agricoltore e scarso legame con la natura ed il ruolo svolto dall’agricoltura. Attraverso i mercati locali e l’agricoltura locale, i consumatori possono collegarsi a coloro che coltivano e producono il cibo.
e) Nelle piccole aziende, la mobilità del lavoro, i modelli di consumo, l’attività produttiva nonché le conoscenze ecologiche e gli interessi comuni concorrono a “consolidare” il podere come risorsa e contribuiscono a renderlo una attività economicamente stabile e duratura.
f) Le piccole aziende agricole familiari praticano un lavoro intensivo, come le letamazioni, l’aratura superficiale, i terrazzamenti, il compostaggio delle sostanze organiche, il riciclo dei prodotti vegetali, miglioramento e conservazione della fertilità del suolo.
g) Nelle realtà dove predominano le piccole imprese familiari le comunità sono attive e dinamiche, il guadagno circola e un certo benessere è meglio assicurato.

Certo non è facile modificare certi stereotipi che per un cinquant’anni hanno “acculturato“ le menti, colonizzato le coscienze, indurli a riflettere serenamente su questi temi.
La prova più tangibile la riscontriamo nell’attuazione del programma di sviluppo rurale 2007-2013

Dove sono le linee strategiche per il recupero della “ruralità”? Dove erano i sindacati di categoria che hanno consentito un programma nella solita versione di aiuto all’agricoltura convenzionale?

Possibile che intelligenze sparse tra la burocrazia regionale e l’università isolana , non abbiano avuto l’umiltà di leggere e capire, cosa predicavano da tempo professori e ricercatori come Van Der Ploeg, ( i nuovi contadini) o Ventura e Milone (i contadini del terzo millennio)?

Ci sono calamità naturali che sembrano bazzecole a confronto di certi interventi …. umani!

 

Giuseppe Bivona

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