Manzoni e il romanzo storico: tra Verità e Finzione

<strong>Manzoni e il romanzo storico</strong>: tra Verità e Finzione

La vera e pungente diffusione del romanzo storico, ovvero di quel genere letterario attento a non tralasciare l’ambito concreto della storia effettiva, è possibile datarla tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, secoli di grandi avvenimenti rivoluzionari destinati a rimanere pietrificati ed impressi in maniera indelebile. Alessandro Manzoni, tra i grandi protagonisti del panorama intellettuale italiano di tutti i tempi, ne fece un uso razionale ed equilibrato, andando a costruire, non a caso sotto le vesti di romanzo storico, il suo magistrale e universale capolavoro, “I Promessi Sposi”.

Manzoni e il romanzo storico: tra Verità e Finzione

Uno (e non il solo) dei messaggi espliciti contenuti all’interno dell’opera narrativa, “I Promessi Sposi”, può essere espresso sotto la seguente formula latina: “Amor vincit omnia”; l’Amore, quello vero, vince su tutto e su tutti. In questa frase, oltre all’Amore inteso già in senso romantico, traspare il carattere mistico e religioso dello scrittore milanese. L’ “Amor vincit omnia” risponde infatti ad un disegno divino. E’ il segno puro della vittoria della vita e del Bene. Ma più di ogni altra cosa, esso è il segno velato della Divina Provvidenza, la vera guida e “protagonista” dello scritto a lieto fine. Non è sbagliato affermare che con Alessandro Manzoni approda in Italia il romanzo storico, inteso come genere autonomo ed originale poiché in grado di tenere insieme favola e storia, finzione e realtà.
Pur inquadrato in un’ epoca storica realmente esistita, il 1600, i “Promessi Sposi” progetta personaggi inventati e fantasiosi che ricalcano comunque usi, costumi, sentimenti appartenenti essenzialmente al contesto storico di riferimento (il 1600 lombardo segnato dalla dominazione spagnola). “L’opera d’arte deve avere il vero per soggetto, l’utile per iscopo e l’interessante per mezzo”. In queste poche righe, che hanno in Manzoni il loro autore e artefice, sono contenute tutte le ragioni della scelta del romanzo storico partorite dal nipote dell’illuminista Cesare Beccaria.
In primis l’opera d’arte, per essere considerata realmente tale, deve saper parlare in qualche modo di una “storia” accaduta che ha un suo fondamento storico/esistenziale razionale. In secondo luogo, l’obiettivo di tale opera d’arte deve essere connesso alla sua utilità pratica.
Il romanzo de “I Promessi Sposi” ha così un intento pedagogico e formativo da non sottovalutare: vuole formare l’uomo comune e indirizzarlo verso una meta sigillata dalla presenza sempre attiva della Provvidenza. Infine, l’opera d’arte deve risultare interessante, cioè in grado di provocare un certo inter-esse. La storia di Renzo e Lucia è la storia di due amanti modesti socialmente. Manzoni parla e vuole parlare di gente umile, di gente comune. Essi incarnano due mentalità del XVII secolo. Renzo e Lucia non sono semplicemente due protagonisti umili e “quotidiani” rinchiusi in un determinato contesto storico, ma sono in realtà due uomini senza tempo, senza storia. Renzo e Lucia siamo noi, con le nostre peripezie, le nostre nostalgie, le nostre crisi, le nostre promesse. Renzo e Lucia sono due esseri umani che percorrono il teatro della vita, quella stessa vita che Manzoni etichetta come “un gran segreto”.
Una vita che presenta una profondità, un tragitto, un senso, un destino. Una vita destinata, con l’aiuto della “metafisica” Provvidenza, a piegare e distruggere il Male (Don Rodrigo) e le sue terribili manifestazioni (i Bravi). Un Male che alla fine del romanzo storico precipita e cede il posto al Bene, all’Amore. Proprio quell’Amore che sembrava irraggiungibile all’inizio, alla fine diverrà puro, vero, Storia. E’ non è neppure un caso il fatto che Manzoni faccia riferimento ad un’epoca storica italiana di dominazione. Infatti, egli si pone come l’autore di un’opera che ha come scenario una fetta di Italia dominata da pesti e presenze straniere. Uno scenario che, nel momento in cui egli scrive “I Promessi Sposi” (due secoli dopo dal tempo in cui è ambientato), non appare per nulla essere cambiato.

Danilo Serra

 

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