Mafia e Massoneria nell’agrigentino: Pm Vella “ai mafiosi interessa farne parte”. Il Gran Maestro Valenti “noi non amiamo i poteri illeciti e occulti”

<strong>Mafia e Massoneria nell’agrigentino</strong>: Pm Vella “ai mafiosi interessa farne parte”. Il Gran Maestro Valenti “noi non amiamo i poteri illeciti e occulti”

Last updated on Aprile 15th, 2013 at 09:42 am

La mafia nella Provincia di Agrigento continua ad avere non solo potere, ma anche un certo appeal nella società, tanto che per Salvatore Vella, pm della Procura agrigentina, cosa nostra, pur con la pesante presenza di Matteo Messina Denaro, potrebbe avere una sorta di predilezione per la provincia proprio per la modalità con la quale l’organizzazione criminale viene interpretata e vissuta: un modo arcaico legato alle tradizioni.

Mafia e Massoneria nell’agrigentino: Pm Salvatore Vella “ai mafiosi interessa farne parte”. Il Gran Maestro Valenti “noi non amiamo i poteri illeciti e occulti”

Onore e rispetto non sono solo parole scritte per fare sceneggiature di fiction. Ad Agrigento segnano una cultura radicata nelle diverse stratificazioni sociali e danno fiducia e sicurezza. Il Pubblico Ministero della procura di Agrigento ci racconta che nella zona del Belice, ed in particolare a Menfi, Santa Margherita, Sambuca, la presenza della massoneria è fortissima. Molte le logge attive. In alcune indagini era chiara la voglia di alcuni capi mandamento di entrare in giri che contavano, nella massoneria.

Il mafioso, potente già di suo, vuole intraprendere la strada della massoneria per arrivare a persone di un certo spessore che comunque potrebbe raggiungere in qualsiasi modo e momento. Oggi i “miei” mafiosi agrigentini –sottolinea Vella- vogliono entrare all’interno della massoneria per fare i loro affari all’interno del loro territorio d’appartenenza. Ogni mafioso sa che diventare massone o accedere a quegli ambienti può portare potere in più. Così è stato storicamente.

I massoni prendono le distanze. E i massoni, ancora scottati dal passato, prendono le distanze da questi possibili “attacchi”, intrecci, coalizioni, compromessi. Ma non è abbastanza.

“Siamo l’unica loggia massonica a pensare prima di tutto alla prevenzione. Non solo da attacchi esterni ma anche interni”.

A parlare così è il Gran Maestro Gaspare Valenti delegato Magistrale della Gran Loggia D’Italia degli A.L.A.M. (massoneria universale di rito scozzese antico e accettato, obbedienza di Piazza di Gesà Palazzo Vitalleschi) per la Regione massonica Sicilia. “La nostra obbedienza ha intrapreso l’argomento ‘trasparenza’ perché non abbiamo nulla da nascondere, al di là di quelle che sono delle caratteristiche rituali che non possono essere comprese se non vengono vissute”. Si inizia dal principio quando “un soggetto ritenuto sano, di buoni costumi, serio e di buona condotta viene individuato e avvicinato da un fratello e viene avvicinato” – spiega il delegato magistrale della Sicilia – “si procede a verificare se quella persona ha le caratteristiche ricettive. Poi la loggia procede a prendere informazioni sul suo conto. Informazioni relativamente alla sua condotta, le sue frequentazioni ecc. Se le notizie sono positive, i fratelli, a sua insaputa, iniziano a votarlo. Lo scrutinio è segreto. Sono sufficienti 2 palline nere per sospendere la votazione. Se le palline nere, invece, sono tre, la persona avvicinata non può far parte della loggia né in quel momento, né mai”. – sottolinea Valenti – “Se la votazione è contraria è invece solamente una, allora è possibile discutere. Il fratello che ha votato “pallina nera” ha l’obbligo di rivolgersi al Maestro Venerabile e spiegare i motivi per i quali il soggetto in esame, secondo lui, non è idoneo. Qualora le motivazioni fossero valide, il Maestro Venerabile ritira la sua candidatura ma se le obiezioni non trovano riscontri nella realtà, allora si procede. Si avvicina la persona e si chiede se è interessato a far parte della massoneria. In caso di risposta affermativa, l’eletto dovrà presentare alla loggi che lo ha “intercettato” una serie di documenti: copia del titolo di studio, 4 fototessere, certificato casellario, certificato di pendenti penali e, se appartenente ad un’altra loggia, anche il nulla osta della loggia d’appartenenza.

Ci siamo resi conto, io mi sono reso conto – dice a denti stretti il delegato – che i certificati di cariche pendenti non sono sufficienti. Ho cercato di interessare tutti i Maestri venerabili della Provincia di Agrigento e non solo,, per infittire e ampliare le informazioni relativamente alla persona “sottoprocesso” attivando vari canali per salvaguardare la loggia ed il buon nome della massoneria. Successivamente è il nostro impegno che dovrebbe continuare a tutelarci.

Uno dei giuramenti che facciamo recita “Dichiaro di mantenermi sempre onesto, benemerito cittadino, osservante delle leggi dello Stato”.

Chi non crede a questi principi non è massone. Il massone giura fin dall’inizio di essere “uomo onesto e probo” ma nel momento in cui smette di essere onesto, cessa automaticamente di essere massone. Chi crede che massoneria equivale a potere, sbaglia. Noi siamo un servizio per l’uomo e per la società nella misura in cui il nostro fine è cambiare l’uomo per cambiare il mondo. Ed è proprio questa società, a secco di valori, che trova nelle finalità massoniche ciò che altrove manca. Valenti precisa che “la massoneria non è un club. Non si occupa di politica o di programmi politici. La massoneria ha capito che sel ‘uomo non cambia, se non si impone la correttezza o l’onestà, la società civile non cambia”.

Riti e ritualità, simboli e simbolismi sono alla base dei progetti “architettonici” dei massoni. Progetti per cambiare l’uomo e il mondo in libertà attraverso “il nostro lavoro. Nei nostri templi non giochiamo –spiega Valenti-. Ci riuniamo almeno due volte al mese e ci affidiamo ai nostri lavori rituali, un lavoro, il nostro, che discende da una tradizione iniziatica plurimillenaria. I muratori, i veri e liberi muratori, i costruttori di cattedrali, (muratori operativi che si trasformano anche in speculatori dando accesso ai filosofi e pensatori) hanno ereditato la tradizione esoterica presente da sempre. Una tradizione tramandata attraverso il rito. Simboli e ritualità che osserviamo nei nostri lavori di loggia. Il rito, infatti, non è altro che il simbolo di azione. Il simbolo è il linguaggio, in quanto esiste da quando è nato l’uomo, da quando lui ha iniziato ad incidere sulla pietra qualsiasi forma e quindi creare e comunicare. Il simbolo della massoneria – spiega il venerabile regionale- parla all’uomo in maniera diversa perché parla al quasi magica. Chi ha una tradizione esoterica creerà un rapporto diretto con il simbolo. Una relazione unica. I simboli iniziatici presenti nei nostri Templi, nel nostro muoverci, nel nostro modo di comunicare, nelle nostre “tornate” trasferiscono delle verità irrazionali. Le stesse, ci aiutano comprendere la tradizione iniziatica. È questo che ci aiuta a diventare degli uomini migliori. Un viaggio spirituale che non tutti sono in grado di capire, percorrere, interpretare. È così che noi cambiamo l’uomo. Se l’uomo non cambia, è solo parvenza, esteriorità”.

Tratto da un’intervista di Marina Angelo per Not Magazine

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