Il nuovo Papa: Martedì inizia il Conclave!

<strong>Il nuovo Papa</strong>: Martedì inizia il Conclave!

Penso che l’elezione del nuovo Papa dovrebbe essere sentita e vissuta maggiormente come azione di tutta la Chiesa e non come un fatto isolato che riguarda solo i cardinali. È significativo che in altre elezioni (ad esempio quelle dei patriarchi delle Chiese orientali) sono operanti anche altre componenti che rappresentano monachesimo, clero e “laicato”.

ConclaveIn ogni caso ogni cattolico – mi piacerebbe dire: ogni cristiano – ha il diritto di identificare quelle che ritiene urgenze ecclesiali,di portarle nel cuore e nella preghiera, di operare su di esse un discernimento e di manifestarle con umiltà affinché possano essere realizzate. Tra le numerose urgenze che intravedo, segnalo innanzitutto quella che ritengo preliminare e decisiva: instaurare un clima di fiducia e di corretta fraternità nella Chiesa. Da anni lo vado scrivendo, anche su questa rivista: basta accuse reciproche, basta con questa logica di divisione e delegittimazione che indica l’altro come se fosse “con” o“contro” il Papa.

Le Chiese locali sono estenuate da questo sospetto, l’autorità dei vescovi è stata troppo contraddetta e contestata, si è giocato troppo a stare dalla parte del Papa “sequestrandolo”contro la Chiesa quotidiana. Oggi la Chiesa è molto più divisa al suo interno che non agli inizi del terzo millennio. Da qui il desiderio di un Papa che riporti la comunione e con autorità metta fine a questa logica di bande contrapposte alla Chiesa ordinaria. Lo diceva già l’apostolo Paolo: nella Chiesa non si può dire «Io sono di Pietro, io di Paolo e io di Apollo» se non dissolvendo e lacerando il corpo di Cristo.

Una seconda urgenza è la trasparenza:tutte le istituzioni godono di scarsa credibilità da parte degli uomini di oggi e sovente finiscono per essere nella Chiesa, come diceva il cardinale Ratzinger, un ostacolo alla fede. Occorre allora un’operazione che ridia trasparenza,che riporti la sincerità come stile ecclesiastico. Sincerità delle persone e trasparenza delle istituzioni e dei meccanismi di quella autorità che nel Vangelo è negazione di ogni dominio, di ricerca del potere, di carrierismo.

Una Chiesa trasparente può essere una Chiesa che lascia vedere Gesù.

Infine, la terza esigenza è quella di guardare agli ultimi, ai poveri, a quegli uomini e quelle donne che invocano, gemono, soffrono, piangono perché sono nel bisogno, oppressi da poteri mondani, ma oppressi anche dal peccato. Non è vero che oggi siano tutti gaudenti, spensierati, indifferenti a tutto. Come ai tempi di Gesù, sono quelli che non si impongono e che si sentono peccatori bisognosi di salvezza che dicono:«Vogliamo vedere Gesù!».

Questo è il vero dialogo tra Chiesa e mondo. Sì, ci potranno essere anche urgenze istituzionali –collegialità, sinodalità – e urgenze che vengono dall’oggi: il posto delle donne nella Chiesa, l’atteggiamento da assumere verso i divorziati, la rilettura di temi sociali emergenti oggi…  Ma tutto questo viene dopo.

DG

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