Media & Trend. Il futuro è nella tecnologia con più più integrazione strategica e organizzativa

<strong>Media & Trend</strong>. Il futuro è nella tecnologia con più più integrazione strategica e organizzativa

Last updated on Ottobre 2nd, 2012 at 03:04 pm

Tecnologia

Il futuro dei media? È nel mercato di smartphone, tablet, app, social network e connected tv. Perlomeno stando alla ricerca dell’Osservatorio New Media & New Internet promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. In sostanza, la recessione del mercato dei media è ormai cronica. Ma una via di sbocco c’è.

Addirittura, la ricerca del Politecnico suggerisce al settore anche cinque vie da seguire: più integrazione strategica e organizzativa, più attenzione al consumatore digitale e alla sua esperienza multicanale, nuove competenze e rete di collaborazioni, diverso approccio al mercato e maggiore creatività nello sviluppo di prodotti e servizi.
Interessante notare che questo avviene quando Chris Hughes, 28 anni, co-fondatore di Facebook, ha deciso di investire sulla carta. Da una parte, c’è insomma la necessità di stare sui nuovi media per attrarre nuovi lettori. Dall’altra, la volontà di portare avanti un giornalismo particolarmente di qualità.

Ed è interessante comparare la ricerca del politecnico al rapporto annuale sullo «stato dell’informazione americana”, uno dei momenti più attesi dell’anno per quanto riguarda l’editoria. Un rapporto, quest’ultimo, che ha fatto scrivere al New York Times che “per i giornali è una questione di sopravvivenza. Un numero crescente di addetti ai lavori predice che entro 5 anni molti giornali offriranno una versione di carta solo la domenica». E a dominare i titoli che accompagnano l’uscita del rapporto è -soprattutto- la crescente importanza dei social media nel ciclo delle news.
Di qua dall’oceano, la ricerca del Politecnico di Milano sembra scattare la stessa fotografia. Con un dato in più: in Italia i new media faticano a crescere. Nel 2011 il calo del mercato complessivo dei media (considerando pubblicità e ricavi pay) è dovuto in particolare alla flessione dei media tradizionali (-5%, da 11,9 miliardi di euro a 11,4) che non riesce a essere completamente compensata dalla crescita dei new media (+7%, da 5 miliardi di euro a 5,3). La flessione fa perdere, rispetto al picco del 2008, oltre 1.7 miliardi al mercato che si porta sotto quota 16.7 miliardi di euro. Sul fronte pubblicità crescono le new tv (23%) ma cala la raccolta pubblicitaria delle tv tradizionali (8%) e in discesa sono anche stampa e radio (di oltre il 5%). Sul fronte dei ricavi pay, invece, crescono leggermente quelli dalle tv (+2% per le new tv e +1% per gli introiti del canone) mentre calano le entrate della stampa (-4%).

I dati più interessanti arrivano comunque dal ”nuovo Internet”. Sui social network (quasi 24 milioni di utenti in Italia) raddoppia la pubblicità; i ricavi generati dalle app crescono del 130%; e il valore della pubblicità sul video online cresce ben dell’80% (il 73% dei navigatori italiani, quasi 20 milioni, fruisce di contenuti video online e spende mediamente 1 ora e 12 minuti al mese, il 2,5% del tempo totale trascorso online contro il 6% degli utenti Usa). Altri dati: le tv su Internet, blu ray e console passano dal 10 per cento al 30 per cento; i ricavi pay sugli Internet media decollano grazie anche al contributo di pc (di circa il 50% sul 2010), delle app su tablet (circa +150%) e del mondo smartphone (crescono di circa il 120%). Inoltre, su questi ultimi due dispositivi mobili che stanno radicalmente cambiando le abitudini di fruizione non solo degli italiani, è aumentata anche la raccolta pubblicitaria (rispettivamente del 110% e del 70%). E se è vero che la componente derivante dai pc rimane la quota maggiore (oltre il 40%), la ricerca spiega che «in poco tempo le offerte di contenuti a pagamento su smartphone e tablet hanno raggiunto valori comparabili e sono destinate quindi al sorpasso». Insomma, «la possibilità di vendere contenuti in una logica multi-piattaforma sta facilitando lo sviluppo dei ricavi pay nel mondo del Nuovo Internet».

Dati che fanno sottolineare a Giovanni Toletti, responsabile della ricerca, che «la sfida che le media company si trovano di fronte è estremamente complessa: sono molteplici i cambiamenti organizzativi e culturali che gli editori devono affrontare».

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