Aristotele. La tensione dell’uomo verso la politica

<strong>Aristotele</strong>. La tensione dell’uomo verso la politica

A cura di Danilo Serra

 

L’uomo è per natura animale politico. Egli è orientato naturalmente ad organizzarsi in comunità, realizzando così la sua natura, la sua essenza, solo all’interno della società. Fuori dallo Stato l’uomo non è uomo. Egli, sottolinea Aristotele nel Politico, fuori dalla socialità “o è una bestia o è una divinità”.

Danilo SerraSolo nello Stato l’uomo realizza il proprio scopo. Solo nello Stato l’uomo si compie uomo.

Per sua natura biologica l’uomo è incline alla società: tende a riprodursi e stabilire una comunità. E fa ciò per istinto (naturale).

Senza la comunità, in assenza dello Stato, l’uomo non è autosufficiente.

Dal punto di vista biologico l’individuo tende ad unirsi con un altro individuo per la sopravvivenza. Tuttavia, lo Stato non è semplicemente un “sopravvivere”, ma ha anche internamente una componente etica. Esso riguarda la realizzazione della buona vita. La politica ha così un profondo tessuto etico: realizzare il bene comune, concetto grecamente mai astratto. Il politico ci descrive il bene nella prospettiva comune/comunitaria, il bene concepito a partire dalla prospettiva di ciascuno.

L’uomo, come gli altri animali, è politico per questioni biologiche. Egli, come l’animale, tende a riprodursi, cercando l’altro, unendosi con l’altro. L’istinto politico è dentro l’animale. Così, “è naturale per l’uomo come per gli animali e piante il mirare a lasciare un qualche altro essere simili a sé”.

Non esiste, da questo punto di vista, un criterio di demarcazione tra l’uomo e l’animale. Ma, l’uomo è l’animale politico, il più politico tra tutti gli animali, il possessore di logos, “dotato di linguaggio”. Un linguaggio articolato tendente a farsi costruttore di nuovi “mondi”. L’uomo, attraverso esso, riesce ad indicare “ciò che è giovevole e ciò che è nocivo, ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che è bene e ciò che è male”.

A differenza dell’animale, l’uomo non possiede la semplice voce (“verso immediato”). L’uomo ha anche il discorso. Il linguaggio umano è ciò attraverso cui l’uomo è in grado di comunicare. Non è foné, non è verso, non è pura voce. Il linguaggio è discorso che esprime e definisce l’orizzonte dell’umanità. L’uomo, in tal senso, riesce ad andare verso le cose, proiettandosi in esse. L’uomo è il più politico poiché nel linguaggio introduce l’universale. I discorsi umani ruotano attorno al comune. Ad esempio, nella frase “questa cosa è calda” sto esprimendo un messaggio universale. Sto asserendo, implicitamente, che se tu dovessi toccare “questa cosa” avvertiresti, comunemente a me, calore. L’uomo, comunicando, indica la fonte, spezza il singolare, introduce la “società”. Nel linguaggio (logos), l’uomo si fa essere politico. Nel linguaggio, l’uomo va definendosi, con-formandosi.

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