Esce Fuori Paese, il sapore antico di una Sicilia post rock

Esce Fuori Paese, il sapore antico di una Sicilia post rock

di Raffaella Daino.

Da Sciacca il mediterraneo post rock di Cannella, invenzione di un poeta rapper, di un chitarrista post rock e di una cantante pop melodica.

Un trio che unisce personalità artistiche diverse e lontanissime ma capaci come spiriti affini di comporre un puzzle fatto di pezzi suggestivi e di dar vita ad un microcosmo sonoro in cui si compie il piccolo miracolo di recuperare intatte le radici linguistiche e musicali della propria terra, Sciacca, a metà tra Sicilia e Africa, ristrutturandole in un’architettura post pop su una base di tappeti elettronici e chitarre arpeggiate di grande effetto.

cannella_fuori_paeseIl sapore è quello malinconico delle nenie di paese, il retrogusto è sincero e popolare, la rivoluzione sta nelle chitarre post rock che a braccetto con i versi in dialetto siciliano danzano intorno ad una irresistibile melodia fatta di lampi psichedelici e aperture al pop più raffinato. Sulla struttura sonora sapientemente costruita da Gregorio Indelicato le chitarre accarezzano dolcemente la poesia struggente e intensa di Totò Cannella (già con Trinakria Rapsoul e Nakrìa) disegnando i contorni di figure che come su una tela vengono riempite di colori con la voce fiera e altera da donna del sud di Viviana Macaluso.

I 15 pezzi di Fuori Paese sono un racconto lirico e rabbioso di una generazione, quella del sud, che conosce bene il tormento e l’accettazione che non diventa mai rassegnazione, ma piuttosto si trasforma in quella consapevole e saggia disillusione che appartiene a chi e’ nato su quell’estremo lembo di terra oltre il quale c’e’ solo il mare, e oltre il mare un altro continente. Cannella pesca nella tradizione siciliana, il dialetto si alterna all’italiano e in questa ambientazione sonora e narrativa in cui le radici e la tradizione sono rielaborate nella musica come nelle intenzioni, accanto alle chitarre spiccano le voci armonizzate e quasi sempre insieme ad avvolgere l’ascoltatore in una spirale di cantilene dolci ed ossessive come un mantra che si incolla alla memoria fin dal primo ascolto.

“Totò scrive come io avrei sempre voluto. Gregorio suona come io avrei sempre desiderato” dice con candore Viviana, raccontando cosi in poche parole l’entusiasmo per un progetto che l’ha assolutamente rapita.

“Volevamo emozionare e raccontare la Sicilia senza per forza essere vernacolari, col carretto siciliano e il vaso di ceramica; e’ musica facile da ascoltare ma profonda al tempo stesso, basta leggere i testi di Totò per rendersene conto, talvolta intimi talvolta disillusi e rabbiosi” dice invece Gregorio, musicalmente cresciuto con il rock progressive e con la new wave di cui – dice – “ho sempre apprezzato, rispettivamente, la complessità e le melodie”.

Ascoltando Cannella è facile lasciarsi sopraffare dall’emozione. Già al primo ascolto strofe e ritornelli diventano familiari, la lingua si fa subito accecante come il sole di Sicilia, come quella luce bianca delle giornate d’estate; l’intensità delle liriche e l’arpeggio delle chitarre ossessive e sognanti come le voci, ti trascinano in un vortice di sentimenti in cui serenità e malinconia si rincorrono fino al traguardo in cui è il sorriso a prevalere, perché la speranza è sempre più forte dello scoramento, ed e’ semplicemente questione di sopravvivenza.

E se chiudi gli occhi, anche da lontano riesci ad immaginare senza averla mai vista questa città cosi perdutamente araba in cui la gelida forza del mare e l’impeto dei venti che soffiano caldi e violenti dalla vicina Africa rinfrescano e rinnovano continuamente, quasi resettando questo piccolo mondo, unico e irripetibile, chiamato Mediterraneo. Che con i Cannella diventa post rock.

Ascoltate qui “Fuori paese”

Tratto da
http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=27097&sz=4

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