Les Annales. L’interrogazione sul «senso» della Storia.

<strong>Les Annales</strong>. L’interrogazione sul «senso» della Storia.

1929. Fu questo l’anno in cui M. Bloch e L. Febvre fondarono la rivista dal titolo Annales d’histoire économique et sociale, apparsa nel corso degli anni con altri titoli: Annales d’histoire sociale(1939-41), Mélanges d’histoire sociale(1942-45), Économies.Sociétés. Civilisations (1946-93), Annales. Histoire, sciences sociales (dal 1994).

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Danilo Serra.

Il merito dei due originali fondatori è stato anzitutto quello di aver dato forma ad una vera e propria scuola intellettuale basata su un’attività storica tendente a ridefinire il senso della storia, rinnovando i metodi d’indagine storica, distaccandoli dalla rigida e tradizionale storiografia.

L’École des Annales, attraverso i preziosi contributi forniti dai suoi numerosi collaboratori, ha saputo porre un fitto e salutare dialogo con l’ambito delle scienze sociali (tra tutte, l’antropologia, la sociologia, l’economia). Questa stretta connessione è il simbolo tangibile di un rinnovato spirito critico che vede protagonista una storia non più concepita come un mero racconto di avvenimenti sequenziali (histoire événementielle). La rivoluzione concettuale compiuta dalla rivista francese verte proprio sulla rivalutazione della materia storica. La storia diviene “studio del complesso”. Termine, quest’ultimo, etimologicamente derivante dal latino “complexus”: “ciò che è tessuto insieme”, “ciò che trattiene ed è trattenuto”. Il complesso, nel suo senso più originario, fornisce dunque l’idea di un globale da cogliere e concepire nella sua pura interezza. Viene colpita, in definitiva, l’immagine di una storia assimilabile ad una sorta di blocco monolitico crescente per via cumulativa.

L’École des Annales ha avuto il merito di introdurre il sociale nella storia. A tal proposito, il lavoro di Marc Bloch permise alla materia storica di acquisire un orientamento diverso dal passato. La storia si fa “storia strutturale” (o “storia delle strutture”). Il suo studio si mischia allo studio del sociale e della società. Così, prendendo in considerazione questo aspetto, “l’epoca buia”, immota etichetta attribuita al periodo medievale, viene cancellata. Il medioevo (“l’evo di mezzo”) conquista una nuova esistenza e, insieme, una nuova dignità. È proprio in quest’epoca, reputata oscura dagli “esperti del passato”, che si possono rintracciare, par example, le prime tracce embrionali di ciò che sarà la modernità storica. L’epoca oscura tramonta, decade, dilegua: una luce assai abbagliante risplende nell’oscurità della suddetta epoca (oscura).

Apologia della storia (o Mestiere di Storico) fu un’opera incompiuta scritta da Bloch, dedicata all’amico e collega Lucien Febvre. Senza dubbio, può essere concepito come uno dei maggiori classici della riflessione di metodologia storica del XX secolo, pubblicato postumo nel 1946.

Che cosa è “storia”? A cosa serve? Come deve agire lo storico?

Queste sono solo alcune delle questioni fondamentali che emergono percependo in profondità l’essenza del testo. Affrontare un problema vuole dire esporsi, andare incontro al problema e agganciarlo, viverlo, cogliere quelle radici originarie che hanno consentito al problema stesso di nutrirsi ed accrescere. Le interrogazioni poco sopra trascritte sono provocazioni che martellano e fanno rumore. Le risposte di Marc Bloch, chiare ed esplicite come il suo linguaggio, chiamano in causa l’esserci della storiografia, il suo movimento, il suo compito: “analizzare il passato in funzione del presente e il presente in funzione del passato”. Lo storico dovrà rivolgere il proprio esperire nei confronti della storia non limitandosi a spiegarla, fissandola, ma cercando essenzialmente di com-prenderla, ovvero di afferrarla nella sua inscindibile totalità, attraversandola.

Come valutare il passato? Lo storico dovrà sapere distaccare ciò che è stato dal presente, senza però mai istituire delle vere e proprie cesure. I personaggi storici non possono essere analizzati senza tener conto dell’ambiente e della mentalità in cui hanno vissuto: essi vanno collocati nella loro epoca, nel loro tempo. Solo così il mestiere di storico potrà essere onesto, autentico e vincente.

Apologia della storia è dunque un dinamico cammino in difesa del Vero, della Storia, del Pensiero, opera densa e affascinante, avente, tra gli altri, l’obiettivo di combattere la “conveniente” categorizzazione. Quest’ultima, determinando, rischia di ipertrofizzare il valore della storia, disossando i cosiddetti “problemi storici”, svuotando la storia del suo inarrestabile procedere. La nouvelle histoire professata da Bloch (e, in senso lato, dalla “rivoluzionaria” rivista Les Annales) dovrà porsi priva di condizionamenti schematici. Essa dovrà divenire, in sostanza, “storia critica”, “storia dinamica”, storia che soggiorna nel sociale, il sociale.

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