Mafia: confiscati beni ai Capizzi

Mafia: confiscati beni ai Capizzi

24° Anniversario dell’omicidio del maresciallo Giuliano Guazzelli.

Si celebra al santuario di San Calogero di Agrigento una messa in memoria del maresciallo maggiore aiutante dei carabinieri Giuliano Guazzelli, medaglia d’oro al valor civile, assassinato 24 anni fa.

La cerimonia di oggi assume maggiore significato perchè coincide con la confisca dei beni, eseguita dalla Dia di Agrigento, a carico di Simone Capizzi e del figlio Giuseppe, entrambi di Ribera (Ag). Proprio Simone “Peppe” Capizzi, 73 anni, in carcere dall’ottobre ’93, e’ stato condannato all’ergastolo per l’omicidio del maresciallo Guazzelli.

La Dia ha confiscato a Simone Capizzi dieci terreni e tre immobili del valore di 800 mila euro intestati a lui e al figlio Giuseppe, 50 anni, anch’egli detenuto. L’ascesa mafiosa di Capizzi senior coincide con l’uccisione del boss del suo paese, Ribera (Agrigento), Carmelo Colletti, avvenuta nel luglio 1983.
Fu allora che scalò i vertici su ordine di Salvatore Riina e dei rappresentanti degli altri mandamenti mafiosi della provincia di Agrigento. Il figlio Giuseppe è stato arrestato nel luglio 2006, su richiesta della Dda di Palermo, poiché indagato, in concorso con altri, per associazione mafiosa e condannato in due distinti processi a 8 anni e poi a 10.

Chi era Giuliano Guazzelli. Nacque a Gallicano il 6 aprile nel 1933. Si arruolò giovanissimo nell’Arma era arrivato quasi subito in Sicilia nel 1954. Prima una breve parentesi in Puglia. Nell’isola del sole e della mafia ha lavorato a Palermo, Santa Ninfa, Palma di Montechiaro e Agrigento. In Sicilia ha conosciuto Maria Caterina Montalbano che divenne sua moglie. Giuliano Guazzelli si stabilì così nel paese della consorte: a Menfi in provincia di Agrigento. Giuliano e Maria Caterina hanno avuto tre figli: Riccardo, Teresa e Giuseppe. E’ stato stretto collaboratore del colonnello Giuseppe Russo e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, entrambi uccisi dalla mafia. Nella sua prestigiosa carriera aveva ricevuto decine di encomi solenni. Negli ultimi anni aveva lavorato, come comandante del nucleo di polizia giudiziaria della procura di Agrigento, al fianco del giudice Rosaro Livatino. Prima di essere ucciso il sottufficiale era sulle tracce dei killers del “giudice ragazzino” che venne freddato il 21 settembre del 1990. Guazzelli era soprannominato il “mastino”, per la tenacia con cui portava avanti ogni indagine che lo aveva reso uno dei migliori servitori dello Stato. Il suo modo di investigare ancora ora fa scuola. Era un uomo di grandi principi morali ed etici, lavoratore instancabile, memoria storica dell’apparato investigativo italiano che si occupava di cosche e droga. Giuliano Guazzelli venne ucciso il 4 aprile del 1992 ad Agrigento. Il sottufficiale stava ritornando a Menfi dopo una giornata di lavoro. La sua auto venne preceduta da un furgoncino dai quali vennero fuori due sicari armati di mitra e pistole. Il giorno prima era tornato da Roma dove aveva sentito un importante collaboratore di giustizia. Sul luogo del delitto si precipitò subito il giudice Paolo Borsellino che contava sull’apporto del maresciallo per portare avanti importanti inchieste antimafia in provincia di Trapani. Al delitto i giornali e le televisioni nazionali e regionali dedicarono importanti servizi di apertura e di prima pagina. Ai funerali parteciparono le massime cariche dello Stato fra cui l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

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