Ricercatore menfitano contribuisce a importanti studi sulla particella responsabile della “sindrome della mucca pazza”

Ricercatore menfitano contribuisce a importanti studi sulla particella responsabile della “sindrome della mucca pazza”

I ricercatori del Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, sono riusciti, in una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista statunitense, PLOS Pathogens, a riprodurre in vitro un prione mutato, ottenuto da pecore affette da scrapie. La scrapie, malattia tipica degli ovi-caprini, è l’infezione da prione meglio conosciuta e rappresenta il prototipo di studio per le malattie della stessa famiglia, prima su tutte la BSE (Bovine Spongiform Encephalopathy), meglio nota come sindrome della “mucca pazza” che colpisce i bovini e si trasmette all’uomo.

Gli esiti di questa ricerca potrebbero pertanto svelare i meccanismi molecolari che sono alla base di diversi disordini neurodegenerativi fatali, inclusi la malattia di Creutzfeldt-Jakob nell’uomo e come predetto, il morbo della mucca pazza.

Alla ricerca che ha portato alla riproduzione in vitro di un prione mutato e quindi allo studio delle caratteristiche molecolari che ne determinano la capacità infettante, ha contribuito anche il menfitano Sergio Migliore.

Sergio Migliore, Medico Veterinario, specializzato in Sanità Animale, da circa 10 anni si occupa di malattie da prione, responsabili di gravi infezioni mortali in diverse specie animali e nell’uomo. Autore di diversi articoli scientifici su prestigiose riviste internazionali, nonché relatore in numerosi congressi nazionali ed internazionali, Migliore è ad oggi veterinario presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia e in precedenza ha prestato il suo servizio presso l’Istituto Superiore di Sanità di Roma.

“L’esito della nostra ricerca –spiega Migliore- svela una caratteristica strutturale del prione della scrapie, fondamentale perché si sviluppi la patologia spongiforme. Lo studio è stato condotto all’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dove ho lavorato per oltre quattro anni.”

“Le encefalopatie da prione –continua Migliore- rimangono ad oggi poco conosciute e rappresentano un grave problema sanitario in diverse specie zootecniche e nell’uomo. Lo studio degli elementi caratteristici dei ceppi infettanti e della predisposizione genetica dell’ospite alla malattia, stanno portando a una conoscenza più completa dei meccanismi patogenetici che innescano l’infezione, anche se ad oggi l’ipotesi di una terapia appare purtroppo lontana.”

L’incapacità del prione mutato di infettare, potrebbe essere dovuta alla mancanza di una regione proteica essenziale per l’infezione, presente invece nella forma non mutata. Ulteriori indagini in merito potrebbero contribuire a comprendere meglio le infezioni da prioni e a cosa rende queste proteine così mortali, aprendo la strada all’individuazione di nuovi bersagli terapeutici per la cura di queste gravi malattie neurodegenerative.

Nella foto: Sergio Migliore in un recente congresso internazionale sulla sicurezza alimentare in Messico.

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