La disputa sull’Eucarestia nel corso dell’XI secolo

<strong>La disputa sull’Eucarestia</strong> nel corso dell’XI secolo

Last updated on Ottobre 5th, 2012 at 05:23 pm

Danilo Serra

Nel corso dell’XI secolo la cultura dell’Occidente cristiano andò riscoprendo il valore dell’indagine razionale, sostenuta dagli strumenti della dialettica, l’arte di argomentare con logica serrata in modo particolarmente abile e persuasivo. La dialettica si venne identificando con la logica di Aristotele, che consisteva in un’analisi sistematica dei processi razionali e rappresentava uno strumento per la conoscenza della realtà (Gruppo studi e ricerche storiche, coordinamento Elio Bonifazi) e di quelle verità di fede.

L’ortodossia cristiana non poteva di certo tollerare un metodo così fortemente fondato sull’analisi razionale dei contenuti religiosi e, contro il ‘mondo’ dialettico si scagliò quel “Partito della Santa Ignoranza”, che ebbe tra i suoi più illustri esponenti il monaco ravennate San Pier Damiani, ostile nei confronti della potenza razionale. Nel bel mezzo del confronto tra dialettici e antidialettici, venne a delinearsi una nuova disputatio.

Il pane ed il vino, durante la celebrazione eucaristica, si trasformano realmente nel corpo e sangue di Cristo? La questione, suggestiva e complessa allo stesso tempo, ebbe essenzialmente due grandi protagonisti. Da un lato il dialettico Berengario di Tours; dall’altro Lanfranco di Pavia, abate di Le Bec e maestro di Anselmo d’Aosta, una delle personalità culturali più importanti dell’era medievale. Nel 1047 Berengario, opponendosi ufficialmente a Lanfranco, scrisse il “De Sacra Coena adversus Lanfrancum”, criticando la dottrina della transustanziazione. Pochi anni dopo (1066), Lanfranco rispose con il suo “Liber de corpore et sanguine Domini adversus Berengarium”, scritto in cui l’autore ribadisce il ruolo onnipotente di Dio, capace di collocarsi al di sopra di qualsiasi logica razionale umana.

La posizione di quest’ultimo apparirà essere la “vincente”. Berengario verrà bollato come eretico, imprigionato e costretto ad accettare la dottrina ecclesiastica della transustanziazione (pane e vino diventano realmente Corpo e Sangue di Cristo). Berengario di Tours, favorevole all’utilizzo dello strumento dialettico, riprendendo i concetti aristotelici di “sostanza” e di “accidente”, si è impegnato nella dimostrazione razionale dell’impossibilità di una trasformazione reale del pane e del vino durante l’atto eucaristico. Egli si accorse che mangiando il pane e bevendo il vino, gli accidenti della sostanza del pane e del vino (il colore, il gusto, il sapore, l’odore) non mutavano. Non cambiando quelle proprietà/qualità accidentali, la sostanza doveva ovviamente rimanere tale perchè, riprendendo la “Metafisica” del Filosofo (Aristotele), se una sostanza scompare, allora scompaiono anche le sue proprietà (gli accidenti), dal momento che non possono sussistere accidenti senza sostanza. La trasformazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo è da intendersi in senso simbolico.

Lanfranco di Pavia, sostenitore anch’egli della dialettica, è fortemente convinto della reale presenza di Cristo nel pane e nel vino dopo la consacrazione. Volendo affrontare in termini dialettici/razionali la questione, alla fine sarà costretto a sostenere e ribadire la forza della fede e l’onnipotenza di un essere necessario e indubitabile. Le verità di fede, insomma, non possono assolutamente essere messe in discussione.

Danilo Serra

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