Calcio e filosofia. Che legame può sussistere tra la loro?

<strong>Calcio e filosofia</strong>. Che legame può sussistere tra la loro?

Last updated on Novembre 18th, 2012 at 10:33 pm

Filosofia e calcio

Filosofia e calcio. Due mondi così lontani, eppure estremamente vicini. Entrambi richiedono doti e capacità particolari. Ma essenzialmente tutti possono esserne cittadini.

Calcio e filosofia: due bisogni differenti, nati comunque dall’esigenza tipicamente umana di pensare, sognare, volare, divertirsi. E’ la stessa origine della filosofia, sorta come Amore per la sapienza, φιλεῖν (filèin) σοφία (sofia), desiderio forte e incorruttibile di ragionare e trovare una risposta al perchè dell’essere al mondo. Calcio e filosofia sono sinonimi di libertà; anzi, in certi casi, sono proprio Libertà.

A che servono? Ma assolutamente a nulla, poichè non sono serve di nessuno. Sono semplicemente due graziose essenze che si incuneano profondamente in quel terreno devastante della libertà. Non sorprenderà essere a conoscenza del fatto che molti grandi pensatori della storia giocassero al calcio. Heidegger era un’ottima ala sinistra. Derrida una buona prima punta. Albert Camus, autore di un’opera interessantissima quale “L’Entranger”, giocava in porta come Giovanni Paolo II. Jean-Paul Sartre, legato alla corrente culturale dell’esistenzialismo, non esitò a sottolineare l’importanza del pallone, definendolo <>. Per Thomas Eliot il calcio è un elemento fondamentale della cultura contemporanea, simbolo di utopia, riscatto, opposizione al potere.

L’immortale Pier Paolo Pasolini, anima orgogliosamente bolognese, arrivò a sostenere come il calcio fosse l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. <>.Pasolini, che al gioco più amato al mondo ha dedicato gran parte della sua gioventù, ha magistralmente assimilato il calcio ad un vero e proprio linguaggio, con i suoi poeti e prosatori, <> (Saggi sulla letteratura e sull’arte). A proposito di interazione calcio/filosofia, è uscito nel marzo del 2005 un libro intitolato “Platone e il calcio, Saggio sul pallone e la condizione umana”.

L’autore, Giancristiano Desiderio, ha osato costruire un paragone raffinato. Il calciatore è un pò come il filosofo, come quell’Eros, Dio umano di cui parlava Platone: non possiede la sapienza calcistica, ma la adora, la ama, e la ricerca continuamente. Pensate che il filosofo stoico Epitteto, vissuto sotto l’Impero Romano, affermava nelle Diatribe che il primo a giocare bene a pallone fosse Socrate e il suo pallone era ciò che in greco prende il nome di fiusis (natura, vita).

Filosofia e calcio. Mettere in gioco la propria essenza, sapendo di dover rispettare determinate regole e sperando, come il più furbo dei centravanti, di realizzare quanti più gol possibili, indispensabili per vincere lo scudetto della vita.

Danilo Serra

Scrivi un commento da Facebook

2 Responses to "Calcio e filosofia. Che legame può sussistere tra la loro?"

  1. Stefania   domenica 9 Nov 2014 at 19:58

    Gentile Dottor Serra,
    leggendo il suo articolo non posso esimermi dal commentare.
    Trovo la sua concezione della Filosofia veramente spicciola. Cosa diviene così la Filosofia se non una mera Weltanschauung? Trovare analogie tra il calcio e l’amore per la sapienza… Vuole anche paragonare Balotelli e Totti a Platone e Aristotele?
    Per lei la filosofia è un sogno? Un divertimento? ”Due graziose essenze che si incuneano profondamente in quel terreno devastante della libertà” – Così lei caratterizza e la filosofia e il calcio. Innanzitutto mi piacerebbe comprendere cosa intende significare con l’uso dei termini ”essenza” e ”libertà”. Sa, in filosofia, nella filosofia quella seria però, sono entrambi termini molto problematici e a mio avviso utilizzarli superficialmente è un grave affronto a chi ha tentato di definirli.
    Lo stesso termine ”essenza” ricorre al termine dell’articolo. Ovviamente vorrei chiarimenti anche sull’uso del termine in questo secondo contesto.
    Secondo: siamo sicuri che sia un paragone raffinato quello tra la concezione del filosofo esposta nel Simposio platonico e il calciatore? Non è piuttosto una manipolazione del mito di Platone? A questo punto potremmo paragonare la filosofia a qualsiasi attività, anche all’arte culinaria! Povero Platone, con la sua critica alla scrittura ci aveva azzeccato!
    Infine: Parla di ”vincere lo scudetto della vita”. Di nuovo mi viene spontaneo chiederle a cosa si riferisce. Ritiene che ci sia un premio al termine della vita? Ritiene che la vita sia una partita? Che ci siano delle leggi ferree che permettano di stabilire chi vince e chi perde? Ritiene che la vita sia qualcosa da vincere?
    Spero vivamente in dei suoi chiarimenti.
    Cordialmente.

    Rispondi
    • Danilo Serra   lunedì 10 Nov 2014 at 00:16

      Cara Stefania, rispondo con piacere alle sue obiezioni, consapevole, da buono studioso del pensiero heideggeriano, che la scrittura, irrigidendo, non potrà mai saziare in pieno l’appetito del pensiero. Ma non bisogna essere heideggeriani per affermare una cosa del genere. Anche il buon Platone da te citato aveva scritto, paradossalmente, un celeberrimo “mito” sulla critica alla scrittura (chissà se ci ha azzeccato in fondo?!). Mi perdoni se non risponderò in ordine e se non riuscirò ad appagare la sua “Begierde” (conosco anch’io un pò di tedesco, vede?). Mi contatti su Facebook (basta scrivere Danilo Serra). E se non ha Facebook questa è la mia email (serrdan@tiscali.it). L’articolo in questione, questo articolo, è datato 2012. Sono semplicemente poche righe, poche battute, che non possono chiarire in toto la raffinata (e pur sempre artificiale, quindi soggetta al gioco della scrittura) connessione “calcio-filosofia”. Non la si prenda sul serio, per carità. Il riferimento al titolo del libro del collega Giancristiano Desiderio: “Platone e il calcio, Saggio sul pallone e la condizione umana” non è assolutamente casuale. (Solo la lettura del suddetto testo potrà, forse, chiarire qualche suo dubbio). Detto ciò, una cosa (almeno una)intendo chiarirla io. Ovviamente conosco la storia ingarbugliata (mi consenta questo termine) del concetto “essenza”. Nei miei scritti (intendo dire nei miei libri, non piccoli e sintetici articoli come questo) quando parlo del concetto “essenza” ne parlo in relazione al concetto di “esistenza”. E ciò ha del paradossale se considera il fatto che “essenza” ed “esistenza” sono stati quasi dei termini antitetici per tutto l’arco della storia filosofica. Ma cosa ci vuole fare, sono heideggeriano: l’essenza dell’uomo è la sua esistenza, il suo essere(stare)-nel-mondo! (le consiglio, per la comprensione del mio intendere “libertà” ed “essenza” lo studio di uno dei testi decisivi della storia della filosofia: Lettera sull’umanismo di Martin Heidegger. Troverà qualcosa d’interessante ed illuminante se apprezza, come credo, lo studio critico e serio di questa strana disciplina che è Filosofia. Inoltre, perchè no, le consiglio il mio ultimo libro uscito proprio qualche giorno fa “Eppure qualcosa ci manca”, curato dalla Epsil Edizioni).Come vede non sono nozioni poste lì a casaccio in nome della bella retorica. Per il resto, l’articolo non vuole essere certamente un saggio filosofico o scientifico in generale: quando scrivo dello “scudetto della Vita” non alludo a ciò che lei ha scritto, per Zeus! E’ solo il prodursi di una metafora. E il buon Ricaer mi ha sempre insegnato che attraverso l’attivarsi della vitale metafora la vita si “presenta” meno pesante. Per tutto il resto rimando la conversazione in altra sede. Se vuole discutere seriamente di Filosofia sa dove trovarmi. Un abbraccio, Danilo Serra.

      Rispondi

Lascia una risposta

Your email address will not be published.