Agricoltura in Sicilia, tanti problemi e poche soluzioni proposte

<strong>Agricoltura in Sicilia</strong>, tanti problemi e poche soluzioni proposte

Last updated on Ottobre 11th, 2012 at 09:04 am

Agricoltura

Sono più le ombre che le luci, le difficoltà che i successi, ma l’agricoltura siciliana va avanti. I dati Istat relativi al primo trimestre 2012 mostrano segnali incoraggianti almeno per quanto riguarda imprenditori e lavoratori dipendenti.

La Coldiretti registra una tendenza positiva nel Sud Italia con un aumento in agricoltura del 3,5 per cento dei lavoratori indipendenti e del 5,2 per cento di quelli dipendenti rispetto al 2010. In Italia le assunzioni registrano un aumento del 6,7% del numero di lavoratori dipendenti.

In ogni caso, l’apporto dato dall’agricoltura è testimoniato da una crescita del 14,2% al Nord, del 5,4% al Sud, mentre il Centro Italia segna una sostanziale stabilità (-0,4%). In Sicilia vanno inseriti anche 1.600 nuovi giovani imprenditori agricoli che hanno intrapreso questa attività grazie anche agli incentivati “Psr 2007-2013”.

Comunque sia nel settore si mostrano anche dati desolanti oltre che sconfortanti. In appena un decennio (tra il 2001 e il 2011) sono scomparsi ben 100mila aziende agricole. L’agricoltura, secondo la Coldiretti, vive altri due drammi: quello della cementificazione dei terreni fertili e dell’abbandono nelle aree marginali perché poco redditizie. Occorre quindi difendere il territorio agricolo dal cemento nelle città, valorizzando quelle funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio svolte dagli imprenditori agricoli ai quali va riconosciuto un giusto reddito.

Tanti sono, secondo me, gli aspetti negativi che andrebbero migliorati in questo settore. Problematiche tralasciate e ricordate solo quando c’è bisogno di riempire un programma elettorale.
Gli imprenditori agricoli, infatti, lottano quotidianamente con gli aumenti continui del costo dell’energia, dei concimi, dei fitofarmaci, del lavoro. Fanno fatica a fare impresa anche per una mancanza di infrastrutture, di collegamenti veloci con i mercati, per un minore reddito disponibile per potere fare investimenti, perchè hanno una burocrazia elefantiaca regionale, l’Imu sui terreni agricoli e sulle strutture aziendali. Non ci dimentichiamo, inoltre, della crisi globale, del calo dei consumi e la conseguente riduzione della spesa alimentare, della carenza di cultura del marketing e l’assenza o quasi di aziende di trasformazione agro-alimentari. Questi ed altri sono le difficoltà, pressocché insormontabili, che non aiutano a “fare sistema” nella Regione Siciliana. Ma chi e quando qualcuno se ne occuperà?

Ebbene sì, ci vuole parecchio coraggio ad occuparsi di agricoltura dalle nostre parti, ma la volontà, a noi siciliani, non è mai mancata!

 

Giacomo Lanzarone

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