Ue, in bilico 300 milioni per la Sicilia

<strong>Ue</strong>, in bilico 300 milioni per la Sicilia

Sul filo di lana i fondi (670 milioni) destinati all’emergenza post-sisma in Emilia Romagna. Ma a Bruxelles è in ballo il budget comunitario per alcuni capitoli importanti, con ricadute calcolabili in oltre 300 milioni per la Sicilia di soli “rimborsi”, nel plafond complessivo di un miliardo e 484 milioni per tutta Italia.

Giovanni La Via, l’eurodeputato siciliano relatore del Bilancio Ue: «Martedì ultima chance per evitare il bilancio provvisorio»

E sullo sfondo uno scenario, che anche i più “falchi” fra i negoziatori comunitario vorrebbero scongiurare: la mancata approvazione del bilancio 2013, un salto nel buio sia per i conti (dell’Ue ma anche dei singoli Stati membri), sia per il rating di Bce e Bei. Fumata grigia, al Parlamento di Bruxelles, sul negoziato per l’integrazione del bilancio Ue 2012 e l’approvazione di quello per il bilancio 2013.

L’exit strategy? L’intesa raggiunta tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sancisce la «volontà politica» di finanziare lo stanziamento deciso in favore dei terremotati dell’Emilia, ma sul “come” reperire le risorse «non c’è ancora accordo», si legge in una nota diffusa dall’Europarlamento. Oltre ai 670 milioni di euro per l’Emilia, nella nota si ricorda che per quest’anno bisogna reperire le risorse sopratutto per rimborsare i Paesi membri delle spese già effettuate nell’ambito di diversi programmi comunitari come l’Erasmus, lo sviluppo rurale, il fondo sociale, il fondo di coesione e il programma quadro per la ricerca e lo sviluppo. E L’Italia, che attende rimborsi per 1,8 miliardi di euro, viene indicata nel gruppo di Paesi che ha anticipato fondi. Commissione e Parlamento Ue hanno chiesto di aumentare il bilancio 2013 del 6,8%. Ma la maggior parte dei governi ha detto di essere disponibile soltanto a un aumento massimo del 2,8%; il bilancio previsto dall’Ue per il 2013 è di 137,9 miliardi di euro. E il Parlamento «teme che questi conti finiscano per essere posticipati al 2013 mettendo così a rischio l’applicazione delle politiche comunitarie».

Tutto è rinviato a martedì, ultimo giorno per approvare i documenti e scongiurare – a meno di altri espedienti tecnici – il ricorso al bilancio provvisorio, per la prima volta nella storia delle istituzioni comunitarie.

Critiche sull’iter ma moderato ottimismo sullo scenario arrivano dall’eurodeputato relatore del bilancio, il catanese Giovanni La Via (Ppe): «Stavolta, per scelta della presidenza cipriota, si sono sovrapposte scelte politiche e tecniche in un unico calderone che rischia di provocare un danno enorme a tutti gli stati, Italia in primis, ma soprattutto alle regioni più deboli, a partire dalla Sicilia».

C’è anche un deficit di rappresentanza degli Stati membri, in quest’impasse: «In un momento cruciale come questo – afferma La Via – piuttosto che farsi rappresentare da un pur eccellente ambasciatore come Nelli Feroci, l’Italia poteva far sentire la sua voce con la presenza del premier Mario Monti, molto ascoltato in sede europea, o almeno da un ministro. Quella del nostro Paese è stata una scelta sbagliata, replicata da altri partner». Ma un’intesa di partenza c’è, formalizzata in un pranzo fra rappresentanti del Parlamento e della Commissione. «Noi – rivela La Via – abbiamo minacciato di interrompere il negoziato, la conciliazione riprende martedì e intanto vediamo cosa succede a livello di Consiglio europeo e di Ecofin. La partita è importante, non possiamo giocarla al ribasso».

LaSicilia

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