I legami dei due cavalieri “Berlusconi-Patti”. Siino: “Quelle riunioni tra mafia e massoneria”

<strong>I legami dei due cavalieri “Berlusconi-Patti”</strong>. Siino: “Quelle riunioni tra mafia e massoneria”

Last updated on Aprile 15th, 2013 at 09:43 am

Da un cavaliere a un altro. Anche Silvio Berlusconi, come il patron della Valtur, il cavaliere di Castelvetrano Carmelo Patti, sarebbe stato interessato a costruire a metà degli anni Novanta un villaggio turistico nella zona di capo Granitola a Campobello di Mazara.

Matteo Messina Denaro

A rilevare il particolare agli investigatori è il collaboratore di giustizia Angelo Siino, il ministro dei Lavori pubblici di Totò Riina. Siino è stato sentito dai giudici della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Trapani, che si stanno occupando della richiesta di confisca dei beni per 5 miliardi che fanno capo a Patti, e ai magistrati ha fatto molti nomi: non solo quelli di Patti e Berlusconi, ma anche il nome di mafiosi molto potenti, come ad esempio don Ciccio Messina “ù muraturi”, capomafia di Mazara del Vallo, e Francesco Messina Denaro, padre del superlatitante Matteo.

Patti e Messina Denaro, per Siino, è binomio consolidato nel tempo. Carmelo Patti però “non è un uomo d’onore, ma uno vicino”. Francesco Messina Denaro gli avrebbe anche confidato che “Carmelo Patti avrebbe fatto guadagnare alla mafia belicina un sacco di soldi”. Siino ha risposto alle domande del pm Andrea Tarondo, il magistrato da anni applicato alla Dda di Palermo e che si occupa delle inchieste antimafia sul fronte trapanese.

Una talpa per Messina Denaro
Siino ha raccontato di avere frequentato spesso la casa di Castelvetrano di don Ciccio Messina Denaro. Aggiungendo che le riuniunioni con Messina Denaro senior andavano avanti anche quando il padrino beilcino era latitante: “Mi stupivo -ha osservato- di come non lo riuscivano ad arrestare nè riuscivano a trovarlo alcuni sgherri mafiosi partannesi che si diceva volevano ucciderlo, eppure lui era a Castelvetrano e si muoveva in maniera indisturbata”.

La famiglia Berlusconi
Oltre al nome di Silvio Berlusconi, il pentito Siino ha tirato fuori anche quello di Paolo Berlusconi, il fratello dell’ex presidente del Consiglio, a proposito della costruzione di una galleria a Favignana, in contrada Scindo Passo. Secondo alcune sentenze passate in giudicato, la costruzione della galleria era “sotto il controllo di Cosa nostra”. Secondo Siino Paolo Berlusconi sarebbe stato socio della Coge di Parma, che in associazione con altre imprese, si aggiudicò lap rima fase di costruzione della galleria: Siino ha spiegato di essersi interessato ai lavori, ma di essere stato costretto a fare un passo indietro nonostante il suo potere. “Altre volte che ne ho sentito parlare del Patti – ha spiegato Siino – fu quando ci fu la costruzione della galleria a Favignana, c’era una galleria che si doveva fare a Favignana, ad un certo punto io vdevo che c’era un certo interesse per farla fare a esponenti di Cosa nostra di fiducia, cosa che in questo fatto io quasi fui messo da parte, ad un certo punto ho detto: “Bene, visto che mi mettete da parte fate quello che volete”.

Un nuovo porto turistico
“Francesco Messina Denaro mi disse addirittura che era pronto per fare un porto alla punta di Mazara, cioè un porto, c’era una proprietà di Stefano Bontate, in località Capo Granitola…Una cosa della quale in carcere durante una comune detenzione mi parlò anche l’allora capomafia di campobello Nunzio Spezia. seppi anche che Carmelo Patti era interessato a rilevare un villaggio turistico già esistente nella zona di Campobello di Mazara, il villaggio Kartibubbo”. E Nunzio Spezia, secondo Siino, gli fece una rilevazione clamorosa: che “dietro quegli investimenti turistiti c’era Silvio Berlusconi”, che secondo Spezia aveva dalla sua parte il boss di Mazara Francesco Messina”. Altro intervento turistico pare si dovesse fare a San Vito Lo Capo, il “recupero” di una antica tonnara: “Era un affare che interessava molto i MInore (famiglia mafiosa trapanese ndr) ma poi se ne occupò della questione Pino Lipari e doveva essere acquisita da Bernardo Provenzano”.

Massoneria e mafia
Un gran maestro che si interesseva a Giovanni Falcone. Siino in questo contesto ha riferito di contatti con il gran maestro “Nenè” Spinello presso “l’Hotel Ambasciatori” di Roma. “Spinello” (il cui nome emerge anche in atti giudiziari in cui compare il nome di Silvio Berlusconi anche se non è stato mai provato alcun collegamento diretto, ndr) era il capo della massoneria di Piazza del Gesù e praticamente era un personaggio che a un certo punto mi avvicinò per questioni riguardanti fatti che a me non interessavano, mi venne a proporre il trasferimento del dottore Falcone ad altro incarico a Roma, ed io ho detto che per me il dottore Falcone che fosse a Palermo o in un altro posto non mi interessava (episodio sul quale indagò a suo tempo la Dda di Napoli ndr)”. Anche Siino era massone: “Io ero affiliato ad una loggia di Palermo, poi sono stato contattato dalla famosa loggia Camea, che faceva capo al vitale, che era un personaggio di Santa Margherita Ligure, che stava a Santa Margherita Ligure ma effettivamente la residenza era un albergo di via del Fosso a Roma, dove facevano delle riunioni, dove ho incontrato tutti e di più. Questo Spinello mi disse che praticamente era in grado di far trasferire Falcone, io mentii perchè in effetti mi interesseva la cosa ma non mi fidavo dello Spinello”.

E Carmelo Patti era un massone?

“Che lo fosse l’ho appreso da Francesco Messina Denaro, il quale mi riferì che era iscritto ad una loggia di Castelverano”. Nel 2000, però, Siino aveva riferito che all’hotel Ambasciatori c’era anche un Patti. Una circostanza, questa, che non ritorna nella sua deposizione a Trapani.

Articolo dal titolo “I due Cavalieri” scritto da Rino Giacalone per la rivista ‘Magazine S’.

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