Ars, ancora scontro per le commissioni e Ardizzone rinvia

<strong>Ars</strong>, ancora scontro per le commissioni e Ardizzone rinvia

L’Ars ha completato l’Ufficio di presidenza con l’elezione di altri tre deputati segretari, per consentire a tutti i gruppi di esservi rappresentati, come previsto dal regolamento interno. Nessuna sorpresa dalle votazioni a scrutinio segreto, essendo scontata la destinazione politica dei tre deputati segretari: sono stati eletti Salvatore Cascio (Pid), Salvatore Lo Giudice (Territorio) e Annunziata Lanteri (Gs).

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Questi i componenti dell’Ufficio di presidenza dell’Ars: Giovanni Ardizzone (Udc) presidente; vice presidenti Antonio Venturino (M5S) che è il vicario, e Salvo Pogliese (Pdl); questori sono Franco Rinaldi (Pd), Paolo Ruggirello (Lista Musumeci) e Salvatore Oddo (Lista Crocetta): deputati segretari sono Anthony Barbagallo (Pd), Orazio Ragusa (Udc), Cataldo Fiorenza (Pds-Mpa), Salvatore Cascio (Pid), Annunziata Lantieri (Grande Sud) e Salvatore Lo Giudice (Territorio).

Salvatore Lo Giudice ha comunicato che rinuncerà all’indennità suppletiva di carica, pari a 2.089 euro mensili che, però, alla luce della scure annunciata dal presidente Ardizzone, sarà sensibilmente ridotta. Rinuncerà anche all’ufficio di segreteria avendo deciso di lavorare nei locali del gruppo. «Ho assunto questa decisione per evitare costi inutili legati al mio incarico di deputato segretario». Invero, per il ruolo che svolgono i deputati segretari potrebbero fare a meno di uffici e relative segreterie.

Il Movimento per il Territorio fa sapere, inoltre, di avere rinunciato ai rimborsi elettorali.

Il problema molto serio che si pone ora è quello della nomina delle commissioni legislative. Il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, sperava di chiudere la partita entro oggi. Ma ancora non tutti i gruppi hanno segnalato i propri nomi. Contrasti negli stessi gruppi e tra questi perché, a differenza dell’Ufficio di presidenza dell’Ars, le commissioni sono a numero fisso di 15 componenti. In ogni commissione la maggioranza dovrebbe corrispondere a quella del governo che però non ce l’ha. Le presidenze di solito sono andate ai gruppi governativi che, però, come detto, non fanno maggioranza. Il che ha provocato una tale trambusto per cui il presidente dell’Ars è stato costretto ha rinviare la composizione delle commissioni a martedì.

Da rilevare che mai come in questo momento la funzionalità delle commissioni si era resa urgente: c’è il problema imminente del Bilancio. Vero è che il governo non l’ha varato e si prenderà ancora qualche giorno, ma i tempi strettissimi consigliano che appena arriverà a Palazzo dei Normanni le commissioni siano funzionali. Si andrà certo all’esercizio provvisorio, scontato da tempo e solo gli incompetenti nelle settimane scorse con superficialità potevano dare per scontato il varo addirittura del Bilancio. Ma lo stesso esercizio provvisorio dovrà passare al vaglio delle commissioni. Senza dire il Dpf, che non c’è, è propedeutico al bilancio.

E siamo arrivati alle reciproche accuse di inciucio, un male che ancora una volta ha contagiato tutti, ma nessuno ritiene di esserne affetto. Nei giorni scorsi, in occasione della formazione dell’Uffcio di presidenza, grillini, lista Crocetta e Pds sono stati additati come inciucioni, questi a loro volta hanno ribaltato le accuse all’indirizzo di Pd, Udc e Pdl. Nel quadro della formazione delle commissioni legislative, è tornato alla carica il capogruppo del Pds, Roberto Di Mauro: «Si è creato un asse fra Pd, Udc e Pdl che ha determinato una moltiplicazione delle poltrone nell’Ufficio di presidenza dell’Ars e che adesso vuole impadronirsi anche delle commissioni. Vogliono occuparne i Consigli di presidenza sfruttando un regolamento scritto sulla previsione di una maggioranza e una minoranza, che in questa legislatura in Aula non ci sono».

Il Pdl ha eletto proprio capogruppo Francesco Scoma, vice Marco Falcone e tesoriere Vincenzo Vinciullo.

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