In Sicilia la gestione della raccolta dei rifiuti torna ai Comuni

In Sicilia la gestione della <strong>raccolta dei rifiuti torna ai Comuni</strong>

Con 51 voti a favore e 22 astenuti, l’Ars ha approvato il ddl governativo che stabilisce la proroga degli Ato Rifiuti a settembre 2013. In attesa che si provveda alla formulazione di un provvedimento legislativo organico che riveda l’impostazione della raccolta rifiuti. Da qui a settembre, se i comuni lo vorranno, potranno passare alla gestione diretta dei rifiuti e uscire dagli Ato.

Ars, sì alla proroga degli ato fino a settembre. La Regione Sicilia avvia ispezioni nelle discariche private.

All’approvazione di questo ddl si è pervenuti dopo l’accelerazione impressa dal presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone: in buona sostanza, gli emendamenti presentati sono stati accantonati e rinviati al provvedimento legislativo di riforma organica del settore.
Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, l’assessore all’Energia Nicolò Marino e l’intero governo sono soddisfatti per l’approvazione del ddl. «I Comuni – dice il governatore – potranno in forma singola o associata provvedere alla gestione della raccolta dei rifiuti. Con questo provvedimento miriamo a un abbattimento dei costi e a un miglioramento della qualità dei servizi offerti ai cittadini».

Ma frattanto occorre vigilare. Con voto unanime, l’Ars ha approvato un ordine del giorno a firma di Salvino Caputo, con cui il governo viene impegnato «ad avviare un rigoroso sistema di ispezioni e controlli nelle discariche private al fine di evitare che l’intero sistema di conferimento possa essere condizionato dai comportamenti dei privati, che sta determinando un preoccupante monopolio di interessi privati che proprio per la rilevanza pubblica non possono non essere oggetto di attenzione e vigilanza da parte della Regione».

Un problema, quello dei rifiuti, molto controverso e travagliato che negli anni è stato sottoposto a esperimenti che vanno dall’istituzione degli Ato alla previsione e quasi realizzazione dei termovalorizzatori, all’abolizione di questi ultimi. Il tutto sempre all’insegna dell’antimafia e contro la speculazione, ma con scarsi risultati. Resta il fatto che il buco degli Ato ha raggiunto la rispettabile cifra di un miliardo e 200 milioni.

Chi pagherà? Gli enti locali? No, la Regione.

E a questo proposito nel corso del dibattito è venuta fuori una cifra che potrebbe avere effetti negativi sul bilancio della Regione: Nicola D’Agostino ha ricordato che con la finanziaria 2010 si consentì ai comuni di attingere ad un fondo della Regione fino a complessivi 600 milioni per l’emergenza rifiuti. Ma con l’impegno che li avrebbero restituiti senza il carico di interessi. Non vi hanno attinto solo i pochi comuni virtuosi. Non risulta che la Regione abbia provveduto al rientro. La cifra è scritta nel bilancio del 2013 tra i fondi da recuperare: residui attivi. Se ciò non avverrà, cosa molto probabile, il bilancio avrà un buco di 600 milioni. Senza contare gli interessi che la Regione paga per via del mutuo. Insomma, i rifiuti si confermano voragine per la Regione, manna per gli speculatori.

Intanto, a Palazzo dei Normanni resta sempre di attualità il problema dei tagli: se ne occuperà il Consiglio di presidenza domani. Da parte loro i grillini fanno sapere che il 7 gennaio celebreranno il «restitution day» relativo al versamento a favore delle micro imprese, delle eccedenze che vanno oltre i 2.500 euro dello stipendio spettante a ciascun deputato (o cittadino, come preferiscono farsi chiamare): 5.000 euro mensili quale differenza dallo stipendio, più 3.100 euro cadauno relativi ai portabrorse. «Non abbiamo bisogno dei portaborse – dice Giancarlo Cancelleri – noi le borse ce le portiamo da soli». Giovanni Ciancimino LaSicilia

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