Prima il Nord ! “Mizzica.. Angelì.. che fa ce li vendiamo?”.. “Gianfrà.. mutu.. a stari..”

<strong>Prima il Nord !</strong> “Mizzica.. Angelì.. che fa ce li vendiamo?”.. “Gianfrà.. mutu.. a stari..”
PRIMA IL NORD
dovranno evitare di far sapere ai “leghisti sudisti” dell’impegno sottoscritto con i “leghisti del Nord” sul 75% delle tasse che lassù si terranno per sé

Ieri è stato sancito l’accordo tra il Pdl di Silvio Berlusconi e la Lega Nord di Roberto Maroni.

Un patto d’interesse che dà più numeri in Senato al Cavaliere ma che comunque comporta per lo stesso delle scelte dolorose.

Erano tre le condizioni fissate da Maroni per dire sì: la Lombardia alla Lega Nord (ritiro della candidatura di Albertini), Silvio Berlusconi no candidato premier (Angelino Alfano al suo posto) ed il 75% delle tasse in Lombardia.

Il patto tra le due forze politiche ha già visto mettere in pratica le prime due condizioni, e sulla terza? Maroni nel suo slogan è chiaro “Prima il Nord” e lo stesso dichiara: “Trattenere in Regione il 75% delle tasse è fondamentale per aiutare i giovani a trovare lavoro. Prima le idee, prima il Nord”.

Qualcuno, sapendo dell’alleanza di Berlusconi con il partito di Gianfranco Miccichè (Grande Sud), potrebbe pensare: “Speriamo che Miccichè porti equità e sposti l’ago della bilancia verso Sud”. Vero, ma sempre sé quest’ultimo è al corrente di questo patto scellerato e sempre sé, negli accordi, ha la capacità, la forza e la volontà politica di poter far gli interessi del suo territorio, il Sud!

Purtroppo temiamo che anche questa volta, pur di restar nudi, i partiti Sudisti, in attesa di sapere cosa farà l’ex Mpa di Raffaele Lombardo, vadino a Roma a rappresentare non quei cittadini a cui hanno chiesto il voto e la fiducia (?) ma bensì a portare avanti interessi che ancora una volta creeranno disparità in tutte le famiglie del Sud.

A chi ci accusa di retorica e di false verità, noi replichiamo con i fatti.

Dati storici infatti affermano che a partire dal 1861 per giungere ai giorni nostri con la Cassa del Mezzogiorno, le aziende del nord hanno usufruito di benefici economici a discapito di quelle del sud e che il piano Marshall è stato usato tutto per il Nord. Volendo limitarci solo per il periodo del dopoguerra si osserva subito che il piano Marshall fu investito per la maggior parte per la ricostruzione del Nord, mentre il Sud fu, per la maggior parte, ignorato e ne beneficiò in minima parte. Se guardiamo alle Leggi sviluppo osserviamo che la situazione non è diversa, il Nord viene sempre privilegiato, in quanto la maggior parte dei lavori viene appaltato ad aziende con sede legale al Nord, come anche i finanziamenti:

Leggi di sviluppo
L. 183/76 e L. 64/86 = fondi stanziati per 34.000 progetti circa, investimento medio delle imprese con sede legale al Nord 4.680.000.000 al Sud 1.140.000.000
L. 675/77 Finanziamenti per investimenti in quota non inferiore al 40% al Sud, aziende che hanno ottenuto il finanziamento Nord 63,4%; Centro 6,4%; Sud 7,9% il resto alle Isole
L. 46/82 Progetti finanziati dal fondo rotativo 95% Centro-Nord; 5 % Sud
Secondo l’FMI negli anni dal 1984 al 1994 le imprese che hanno ricevuto finanziamenti dallo Stato erano per 88,3% del Centro-Nord; 9,4% del Sud; 2,3% con doppia sede.

A livello privato, la situazione non cambia, infatti se osserviamo la media dei finanziamenti sui depositi bancari, notiamo che su ogni 100 euro depositati al Nord, il Nord ne riceve in media 71, sotto forma di finanziamenti, mentre il Sud sugli stessi 100 ne riceve 58, con altresì tassi d’interesse significativamente più alti e garanzie richieste molto maggiori che per il Nord (circa 3 volte superiori). Qualcuno dirà perché il rischio d’insolvenza al Sud è maggiore, ma non è vero neanche questo, perché il Nord con una popolazione del 64,55% sul totale detiene un numero di fallimenti superiore a questa percentuale (si può altresì fare un raffronto circa il numero di protestati Centro-Nord 2.324.000; Sud 614.000; Isole 200.000).

Stesso discorso per gli altri enti statali. Sino al 1995 la Cassa Depositi e Prestiti (che si alimentava tramite i depositi postali) ha prestato il 75% dei soldi al Centro-Nord ed il 25% al Sud, e il bello è che i depositi postali sono per la maggior parte del Sud, in pratica la Cassa ha operato un vero e proprio trasferimento di risorse da Sud a Centro-Nord (ma Nord soprattutto), analogo discorso vale per le Banche e per l’Istituto Mobiliare Italiano (IMI).

E ora sfatiamo il mito della Cassa del Mezzogiorno (cessata con L. 488/92) che ha agevolato il Sud e che ha sprecato una quantità immane di risorse pubbliche. Ma davvero vi è stata questa ampia profusione di risorse? No, perché i fondi destinati alla Casse erano pari allo 0,6% – 0,8 del PIL (praticamente una cifra equivalente a quella destinata ai Paesi del terzo mondo). Detto in soldoni, l’impiego totale di risorse è stato pari a poco meno di 300.000 miliardi di lire di cui solo la metà spesi sul territorio e quasi completamente con progetti appaltati a imprese non del Sud.

Considerando inoltre le differenze rispetto ai finanziamenti ordinari ricevuti dal Nord, centro e Sud si può tranquillamente affermare che il Nord beneficiò dell’equivalente di almeno 5 Casse del mezzogiorno. Al Sud quei soldi, almeno quelli spesi bene, quelli dei primi anni in cui funzionò davvero, servirono per mettere in opera quelle infrastrutture (quali strade, bonifiche e fognature) che altrove avevano regolari finanziamenti pubblici, mentre al Sud assumevano la forma di finanziamenti straordinari con maggiori lungaggini burocratiche.

Dopodichè, convenite con noi che c’è davvero il rischio per il Mezzogiorno intero, ancora una volta, venga defilato e maltrattato da scellerati accordi politici? Se così non fosse, attendiamo pronte smentite.

Prima il Nord, NO GRAZIE.

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