Crisafulli: “La mia esclusione può avere effetti impensabili”

<strong>Crisafulli</strong>: “La mia esclusione può avere effetti impensabili”

La nottata, anche se non deve essere stata di quelle che concilia un sonno ristoratore, è passata.

Mirello Crisafulli
Il senatore Pd: «Ritirati, mi hanno detto, sette minuti prima dell’annuncio»

Sono trascorse poche ore dalla decisione della commissione di garanzia del Pd di depennare la sua candidatura dalla lista della Sicilia orientale per la Camera, ma Crisafulli tiene i nervi saldi, anche se una certa amarezza per com’è stato trattato dal suo partito non la nasconde.

Come si sente, senatore Crisafulli? Dopo 25 anni, per la prima volta, contro la sua volontà, non sarà candidato.
«Mi sento come ieri, determinato, volenteroso e pronto a portare avanti la mia battaglia all’interno del partito che rischia di prendere una china pericolosa, quella del giustizialismo».

Da alcune indiscrezioni emergerebbe che sarebbe stato il segretario, Bersani, a dire al presidente della commissione di garanzia, Luigi Berlinguer, che non voleva gli venissero creati problemi d’immagine a causa della sua candidatura e di quella di Papania.
«Mi auguro che non abbia avuto questa preoccupazione. E’ il metodo che non funziona. La mia candidatura è stata valutata, a livello regionale, per la partecipazione alle primarie. Addirittura, ho ricevuto le congratulazioni da alcuni dirigenti nazionali per il successo ottenuto (6.348 voti, ndr). Se Bersani ha ceduto alla campagna mediatica a cui il partito si è piegato, è un fatto grave».

Resta sempre valido l’invito al segretario e candidato premier, Bersani, di partecipare all’apertura della campagna elettorale del Pd a Enna?
«Certamente, l’invito a Bersani è sempre valido. Forse lui potrà spiegare meglio agli elettori che cosa è realmente accaduto».

La cancellazione dalle liste della sua candidatura e di quella di Papania, non rischia di mettere in pericolo le residue possibilità di vittoria del Pd, soprattutto al Senato?
«Quelle sulla forza del elettorale del Pd sono sue valutazioni. Spero che una decisione di questa portata sia stata valutata in direzione, perché può determinare effetti negativi. Il Pd in Sicilia può essere la chiave di tante cose. Il problema è il messaggio che si lancia agli elettori. Se il messaggio è quello di cedere ad aggressioni mediatiche, invece, di difendere le regole… ».

E’ proprio convinto che si tratti solo di un’aggressione mediatica e che non abbia influito nelle decisione anche la presenza di diversi magistrati nelle liste del Pd?
«Il mio partito deve scrivere nello statuto: la direzione nazionale approva le liste dei candidati, sentiti i giornalisti del Fatto quotidiano».

Si sa già chi sarà il candidato della provincia di Enna al suo posto?
«Francamente, no. Però, non penso che una provincia possa rimanere senza rappresentanza parlamentare».

A caldo, venerdì sera, lei ha detto: se mi avessero chiesto preventivamente di fare un passo indietro, lo avrei fatto. La commissione di garanzia ha fatto sapere di averglielo chiesto, invece.
«Passo indietro preventivamente? Sì, mi è stato chiesto, ma sette minuti prima che venisse inviato alle agenzie il comunicato stampa. Mi hanno detto: ti lasciamo il tempo di riflettere, mentre veniva diffusa la notizia. Il fatto è che siamo in una posizione di grande difficoltà che cerchiamo di superare con manovre propagandistiche. C’è un cedimento delle politiche che il Pd vuole mettere in campo. In ogni caso, non fa onore a chi mi ha trattato in questo modo».

Dunque, continuerà a essere un dirigente del Pd?
«Certamente mi batterò con tutte le mie energie per ripristinare le regole democratiche nel Pd».

Che emozione ha provato quando ha appreso la notizia?
«Questa è una decisione durissima che mette in dubbio tanti anni di militanza politica che vengono sacrificati sull’altare di un’aggressione mediatica».

Però, ci sono degli atti giudiziari che hanno fatto il gioco dei suoi avversari, come l’intercettazione di una conversazione col boss mafioso di Enna, Bevilacqua. E l’abuso d’ufficio per la strada che porta alla sua villa.
«Questa è tutta una finzione. Sono stato candidato, dopo gli incontri tanto chiacchierati, due volte: una alla Camera e una al Senato, sostenuto da quelli che ora mi sono contrari. Hanno fatto un’altra scelta, cedendo al giacobinismo. Ne prendo atto, ma è un errore grave che creerà effetti ancora non pensabili. Non c’è più certezza per nessuno. Torniamo ai vecchi tempi dell’Inquisizione».

Pensa che con questa esclusione qualcuno abbia voluto farle pagare il conto per alcune posizioni critiche assunte all’interno del partito?
«Sono stato contrario a certe scelte politiche, come l’appoggio a Lombardo. Sono stato, quando necessario, una voce critica, ma sempre su posizioni di diritto, mai giustizialiste. Altri motivi non so, ma qualcosa potrebbe esserci».

Pietro Grasso ha commentato la sua esclusione e quella di Papania, così su Twitter: il fresco profumo della libertà di candidarsi in liste presentabili, in ottima compagnia.
«Grasso dice bene. Questo profumo di libertà lo abbiamo respirato sia quando ci siamo candidati con l’Ulivo che quando ci siamo candidati con Veltroni. E’ lui che ha frequentato luoghi male odoranti». Lillo Miceli lasicilia

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