Schulz a Palermo “È ora che anche al Sud i fondi europei generino lavoro, imprese, rinascita”

<strong>Schulz a Palermo</strong> “È ora che anche al Sud i fondi europei generino lavoro, imprese, rinascita”

Un intervento da autentico meridionalista quello del tedesco Schulz, presidente del Parlamento europeo, fino a quando non è entrato a gamba tesa nella campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento, non lesinando critiche a Berlusconi che in un epico scontro a Strasbrugo lo aveva definito «kapò».

Martin Schulz come nuovo Presidente del Parlamento europeo
Martin Schulz, Presidente del Parlamento europeo

Schulz, intervenuto al teatro Politeama, insieme con il presidente della Regione, Crocetta, alla manifestazione «Sicilia-Europa», riferendosi alle recenti polemiche sollevate, a Bruxelles, da Crocetta sulla burocratica programmazione dei fondi europei, aveva detto: «Mai più un centesimo dei fondi comunitari destinati al Sud deve finire nelle tasche della mafia.

Ogni euro dei fondi europei, se speso bene, genera tre euro di ritorno.

È ora che anche al Sud questi fondi generino lavoro, imprese, rinascita. Voi siete una risorsa per tutta Europa e, per questo, l’Europa vi deve aiutare. L’istituzione che rappresento, il Parlamento europeo – ha aggiunto Schulz – si batte per difendere i fondi per la coesione, per lo sviluppo rurale, per la ricerca e la cooperazione, che alcuni governi vorrebbero tagliare con l’accetta. Non lo accetteremo mai. Il bilancio europeo è un bilancio volto agli investimenti. Una leva più che mai necessaria quando i governi nazionali, stretti dalla morsa dei debiti, tagliano proprio sugli investimenti e, nel caso italiano, sui fondi degli enti locali».

Schulz non si è lasciato scappare l’occasione di attaccare Berlusconi: «Nel giorno della Memoria dell’Olocausto io pensavo alle vittime e c’era chi pensava ai dittatori. L’Italia merita di più. Merita un governo che si batta per i diritti civili e per regolamentare i mercati finanziari in modo più severo: perché non succeda più che le banche siano salvate con i soldi dei cittadini. I governi italiani precedenti, tranne l’ultimo, non erano molto credibili».

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