Nei mercati di Palermo: Berlusconi è “u megghiu”, Monti è un “pupiddu”, Bersani è antipatico, Grillo “nà cosa nova”

<strong>Nei mercati di Palermo</strong>: Berlusconi è “u megghiu”, Monti è un “pupiddu”, Bersani è antipatico, Grillo “nà cosa nova”

«La città era tutta per lui. Ricordo via Roma e Via Libertà con i mega manifesti di Berlusconi che recitavano: “Meno tasse per tutti”. Tutti i palermitani c’avevano creduto, c’era entusiasmo e fu un plebiscito».

Ballaro a Palermo
Mercato Ballarò a Palermo

Palermo, via Roma, dieci e trenta del mattino. Le vetrine dei negozi luccicano, i turisti passeggiano, e una signora di nome Rosalia, palermitana doc (“Me lo chiede pure?”), elegante, e con un orologio Cartier al polso, racconta cosa era Palermo nel maggio del 2001, quando Silvio Berlusconi conquistò la Sicilia per “61 a zero”.

«Guardi, ci siamo cascati anche noi. Io sono una commercialista, frequento i salotti palermitani: eravamo tutti berlusconiani. Ma adesso non è più così…».

A venti giorni dalle elezioni politiche del prossimo 24 e 25 febbraio passeggiando per via Roma non trovi un manifesto, solo qualcuno sbiadito delle recenti regionali con il faccione di Rosario Crocetta, neo governatore della regione Sicila. E per terra non c’è un fac-simile, o come lo chiamano qui “un santino”. Ma non è un atto di civiltà. D’altronde, spiega ancora Rosalia, «perché farli se il Porcellum non prevede le preferenze?».

La nostra passeggiata continua, e Rosalia ci indica una via, perpendicolare a via Roma. Leggiamo “Discesa Caracciolo Vicerè”: «Qui c’è la “Vucciria”, uno dei mercati rionali di Palermo…Chiedete qui per capire cosa sia rimasto di Berlusconi e del berlusconismo».

Salutiamo Rosalia, e scendiamo le scale che ci portano alla “Vucciria”. C’è una piazza centrale, e il mercato si dirama su tutte le via attorno la piazza. «Qui lavoriamo dalla mattina alle 6, nun ci interassano sti minchionate di politica. Cu vu atri giornalisti nun ci parlo…», è l’accoglienza DI un fruttivendolo di mezza età. Un macellaio, che ha il banchetto proprio accanto al fruttivendolo, dice: «Venga qui, nun si scantassi, parlassi cu mi. Chiddu (indica il fruttivendola) voli fare u mafiusu (Non si spaventi, parli pure con me. Quello vuole fare il mafioso)». Ci avviciniamo, e gli domandiamo chi voterà alla prossime elezioni: «Ancora non lo sappiamo, non abbiamo ricevuto direttive dall’alto. Mi capisce, vero?». Poi riparte: «Alla fine penso che voterò Bellusconi, però non sono entusiasta di lui come l’altra volta». Quando? «Quando venne qui a Paliemmo. Comunque uno vale l’altro ma sempre meglio Bellusconi».

Qualche metro più avanti c’è il banco di un altro macellaio. Si chiama Alessandro, ha 35 anni, e da sempre vota Silvio Berlusconi: «Sì, perché è uno dei migliori amministratori. Iddu (Berlusconi, ndr) nun avi bisugnu dei piccioli dei cristiani (non ha bisogno dei soldi della gente)». Si inserisce nelle conversazione un pensionato: «Va forte in tutta Italia Bellusconi…». Ma c’è anche Rosario, collega di macelleria di Alessandro, che non è d’accordo: «Io non voto: siamo in un Italia di merda!». Ma il pensionato non ci sta: «Rosà, ma che minchia dici? Io ci credo in Bellusconi come c’ho creduto quando ha aumentato le pensioni minime. E poi lui è l’unico che si è dimesso…». Il pensionato racconta che cerca di informarsi attraverso la televisione, non ha mai letto un quotidiano («su tutti comunisti i giornalisti»), e ricorda che «uno che ha 42 anni di marche versate, che prende 672 euro al mese, se vuole campare deve votare per Bellusconi…».

Ma fra i venditori ambulanti della “Vucciria” c’è anche chi spera che «non vada a finire come nel 2001, quannu Bellusconi c’ha preso per il culo… Ma viviamo in un Paese che ha bassissima memoria». Ma allora per chi voterà? Bersani? «Ma quale Bersani, semmai Peppe Grillo…». Ecco, alla “Vucciria” in maggioranza sceglieranno “Bellusconi”, lo chiamano così a Palermo, e una piccola minoranza sceglierà «la novità Peppe Grillo». Di tutto il resto non ne vogliono sapere perché «Monti è un curnutu, e Bersani è antipatico». Conclusa la nostra passeggiata in uno dei mercati rionali più famosi del capoluogo ci dirigiamo verso “Ballarò”, «probabilmente il più significativo perché il più grande, e il più frequentato», spiegano. Perché «ormai la Vucciria è frequentata la notte, ci sono tantissimi locali, friggitorie, wine bar, disco pub. I picciotti vengono dopo una certa ora…».

Ritorniamo su via Roma, attraversiamo corso Vittorio Emanuele, costeggiamo Palazzo delle Aquile (sede del Comune), ed eccoci a Ballarò. Sono le dodici e mezzo, il cielo è azzurro, e la giornata non sembra affatto invernale. I venditori ambulanti urlano a squarciagola: «Signù, qui c’è pisci friscu!!!». Il pesce posto sui banchetti ha un aspetto meraviglioso. E i “pescivendoli” lo guardano come se stessero un bebè appena nato. Anche qui l’elettorato è rimasto in maggioranza berlusconiano: «Ma cosa vuole che le dica. Siamo ridotti troppo male, noi prendiamo la vita come viene. Io sono tifoso del Milan. Quando Berlusconi era presidente, giravano i piccioli. Oggi non gira un cazzo… Penso che qui ci voti chiunque. Monti è un pupiddu…», confida un signore con una “panza importante” che vende olive.

Un ragazzo un po’ timido, che vende frutta e verdura, dice: «Ho 23 anni e ho votato sempre Berlusconi…». Pochi metri, e ci imbattiamo con un panettiere. Occhialino da intellettuale, sguardo vispo, e, soprattutto, grillino doc: «Io ti dico una cosa: io voterò Grillo perché voglio provare una cosa nuova». E Berlusconi, e la proposta choc di restituire l’Imu? «Ma quale, quello spara minchiate». Ma Alessandro, trentacinquenne, che ha il banchetto proprio lì accanto, non ci sta: «A me famigghia è tutta per Bellusconi, da 15 anni vutamu sempre per iddu…Li cosi li ha fatte, l’autri sanu mangiato i piccioli». E Bersani, il leader del centrosinistra, il vincitore delle primarie? «Bersani fa schifu, è un curnutu. Tutte le Coop su di Bersani, e poi l’Iva la paga a Milano…». Si avvicina un altro signore amico di Alessandro: «Diccillu ca pure tu sì pi Bellusconi. Ca tutti pì Bellusconi…» A un certo punto Alessandro cambia espressione del viso e ci domanda: «Ma tu ca fa dumanni, pi cu minchia voti?». E ancora: «Ah vero, vuatri (voi) giornalisti siti tutti cumunisti…». Sorride, e ci dà una pacca sulla spalla: «Torno a lavorare… E mi raccomando: forza Silvio, forza Bellusconi».

Salutiamo, e continuiamo la nostra passeggiata per le vie di Ballarò. Qualcuno ha paura di dichiarare il voto, altri non se la sentono ma ci consigliano da chi andare. Ed eccoci davanti a Totò, re della frutta di Ballarò, da tre generazioni sempre nel solito punto a vendere frutta e verdura: «Da 80 anni che siamo qui. Sempre Bellusconi, ma solo lui. Micciché c’ha abbandonato, e Schifani non si vede da anni. Voteremo ancora Bellusconi, Monti chi fici?». Poi Totò ci guarda negli occhi: «Siamo poveri, con quest’Imu c’hanno rovinato il mese di dicembre e il Natale. Bellusconi mi dà fiducia. Mi ricordo che mise dei bonus sui bambini. Già questa è una cosa importante, ma le manterrà tutte queste promesse?». Chissà. «Noi vogliamo uno come Ollando (alias Leoluca Orlando, ndr), uno che ci considera. Ollando viene sempre, una volta al mese sempre. E Bellusconi è come Ollando. Né più, né meno… Ora vedrà, fra una settimana saranno tutti qui a chiedere il voto: Micciché, Alfano…. Ma io glielo dirò a Micciché: io voto per Bellusconi, non pi tia..». E poi, si inserisce nella discussione “Pinuzzu”, non prima di ricevere il permesso da Totò con l’occhiolino, «Bellusconi è uno scaltro, uno preparato, e anch’io lo voterò». Da lontano ci osserva un ragazzo dai lineamenti normanni, e con un viso “incazzato”. Cerca di capire di cosa stiamo parlando. Dopo un po’ sbrocca, e ci raggiunge: «U voli sapiri pì cu voto? (Lo vuole sapere per chi voterò?)». Caliamo il capo, e lui: «Nun puzzu vutari: sugnu interdetto dai pubblici uffici. Ma anch’io sugnu pì Bellusconi». E si mette ad urlare: «Ca simu tutti pì Bellusconi, ca ni togli l’Imu…».

Si fa l’ora di pranzo. Sono le 14, o come dicono nel capoluogo siciliano, «l’ora nella quale il palermitano pranza». Perché il pranzo è sacro. Si ferma tutto. A Ballarò restano soltanto i venditori ambulanti. Pochi cittadini acquistano prodotti durante la pausa. Si affollano le rosticcerie, per chi vuole gustare un “arancina alla carne o al burro” o un “calzone fritto”, e i ristoranti per chi vuole saggiare dell’ottimo pesce.

Lasciamo Ballarò, e ci dirigiamo verso il centro. In via Maqueda ci sono le signore in carriera, tutte “impupate”, che passeggiano con La Repubblica in bella vista, chiacchierando con la compagna pomeridiana di “Burraco”. Ma è un altro mondo. Niente a che vedere con Vucciria, Ballarò, Borgo Vecchio, e tutti gli altri quartieri popolari del capoluogo siciliano. Perché in fondo, come un giovane consigliere comunale palermitano, «il centro di Palermo è soltanto via libertà, piazza Politeama, piazza Teatro Massimo, e via Principe di Belmonte. Tutto il resto è costituito da quartieri popolari». È lì, nei quartieri popolari, anche se non ci sono più manifesti del Cavaliere che recitano gli slogan di oggi, «Bellusconi» è il più popolare. E per la maggior parte resta il «migliore». Chissà perché…

 

Giuseppe Alberto Falci – Linkiesta

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