“No Muos”: Si rischia un caso diplomatico tra la Regione siciliana, il governo italiano e gli Stati Uniti d’America

<strong>“No Muos”</strong>: Si rischia un caso diplomatico tra la Regione siciliana, il governo italiano e gli Stati Uniti d’America

Una nota del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, ha garantito che i lavori del Muos sono stati sospesi. Ma la vicenda non sembra del tutto finita anche perchè da fonti americane arrivano rassicurazioni (?), delucidazioni ed ulteriori informazioni anche sugli altri MUOS istallati in altri posti. Adesso il braccio di ferro è destinato ad acuirsi, anche perché la vicenda ha preso ormai la piega di un caso diplomatico tra la Regione siciliana, il governo italiano e gli Stati Uniti d’America.

Una nota delle autorità americane. «I Muos alle Hawaii e in Virginia sono vicini a centri abitati»
Una nota delle autorità americane. «I Muos alle Hawaii e in Virginia sono vicini a centri abitati»

Ricapitoliamo quanto successo negli ultimi giorni.

Mercoledì il funzionario regionale che doveva notificare la sospensione dei lavori del Muos di Niscemi era stato respinto dai militari americani della base di Sigonella e giovedì a loro volta gli attivisti «No Muos» hanno respinto i marines americani che volevano entrare nella base Usa di contrada Ulmo a Niscemi.

Lo scontro si va acuendo, mentre dalla Regione fanno sapere che il presidente Crocetta intende rivolgersi al governo Monti per il ripristino della legalità.

Da fonte americana è uscita una nota informativa non ufficiale per convincere la Regione e i «No Muos» della non pericolosità del sito di contrada Ulmo. Nella nota si afferma che «gli esiti di due studi sulla sicurezza condotti dalla Marina statunitense e dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) della Regione siciliana indicano che dopo l’installazione del Muos le emissioni elettromagnetiche presso il sito vicino Niscemi resteranno ben al di sotto dei limiti previsti dalla legge. Gli studi dimostrano anche che il Muos non interferirà con i sistemi di comunicazione dell’aeroporto di Comiso. Il sito Muos alle Hawaii, operativo dal 2009, si trova a meno di 20 chilometri dall’aeroporto internazionale di Honolulu e non è stata registrata alcuna interferenza con le attività aeroportuali. Inoltre abbiamo preso l’impegno di condurre un monitoraggio continuo e a trasmettere i risultati all’Arpa Sicilia e stiamo installando una rete di cavi e connessioni a fibra ottica per consentire al ministero della Difesa e all’Arpa di effettuare rilevamenti nell’area attorno a sito».

Poi la nota spiega che il Muos fa parte«del programma di comunicazione satellitare a banda stretta di nuova generazione per sostenere le operazioni militari Usa e Nato in tutto il mondo, nonché assicurare una copertura affidabile durante operazioni di assistenza in situazioni di emergenza nazionale, interventi a seguito di calamità naturali e operazioni umanitarie. La costellazione del Muos sarà costituita da quattro satelliti, più uno di scorta, in orbita. Il sistema prevede anche quattro stazioni terrestri posizionate in modo strategico alle Hawaii, in Virginia, in Italia e in Australia che garantiscono una copertura globale».

La nota aggiunge che «l’attuale sistema di comunicazione satellitare è ormai superato e abbiamo la necessità di un sistema aggiornato che risponda alle esigenze di comunicazione globale per le nostre truppe e gli alleati Nato in missione in tutto il mondo. La rete di telefonia cellulare Wideband Code Division Multiple Access fornirà una velocità di trasmissione 16 volte superiore a quella del vecchio sistema. Il primo satellite Muos è stato lanciato il 24 febbraio 2012 dalla base di Cape Canaveral in Florida».

La nota statunitense ricorda che l’approvazione del Muos a Niscemi è stata data dal governo italiano il 31 ottobre 2006 e la Regione siciliana ha dato l’approvazione finale alla costruzione del sito di terra del Muos a Niscemi il 1° giugno 2011. Quanto alla richiesta della Regione di installare gli impianti in zone lontane dai centri abitati, la nota americana ricorda che «il Muos alle Hawaii è a meno di due chilometri dalle case di privati cittadini e a meno di 5 dalla città più vicina, che ha una popolazione di 17.000 abitanti, e il sito Muos in Virginia si trova a meno di 3 chilometri da un agglomerato di abitazioni civili».

Queste le spiegazioni informali delle autorità americane, tuttavia la popolazione di Niscemi e dintorni resta in allarme davanti a tre torri ciclopiche alte 24 metri con in cima parabole del diametro di 18 metri. Ognuno di questi colossi d’acciaio pesa 250 tonnellate ed è piantato in un basamento di 1000 tonnellate di cemento. E’ un progetto che costa 6 miliardi di euro.

Gli esperti sono divisi: uno studio del Politecnico di Torino denuncia la pericolosità del Muos per la salute e per l’integrità dell’area tanto delicata da rientrare nel siti di interesse comunitario, i cosiddette Sic. Dal canto suo l’Arpa Sicilia sostiene che i valori delle onde emesse dalle attuali antenne in funzione sono prossime alla soglia di allarme e sulle nuove parabole satellitari saranno possibili misurazioni affidabili sono dopo l’entrata in funzione.

E’ un problema spinoso che si dovrà affrontare con calma e con studi approfonditi da parte di una commissione di esperti super partes.

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