Per i servizi segreti, la latitanza di Matteo Messina Denaro è sempre più difficile

Per i servizi segreti, la latitanza di <strong>Matteo Messina Denaro</strong> è sempre più difficile

Last updated on Aprile 15th, 2013 at 09:42 am

Matteo Messina Denaro, pur rivestendo un ruolo di indiscusso riferimento, deve fronteggiare una maggiore “precarietà delle relazioni tra le diverse province mafiose”.

Grazie ad alcune scarcerazioni eccellenti, come quella del boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro, Cosa nostra potrebbe riogranizzare -soprattutto nella sicilia occidentale- la sua storica struttura verticistica. Ritrovare, dunque, un “padrino” carismatico che sovrintenda all’organizzazione. Il pericolo emerge dalla relazione annuale al Parlmamento sulla politica e l’informazione per la sicurezza, stilata dai servizi segreti. Ma si rimarca anche come la latitanza del (finora imprendibile) boss di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro “sia sempre più difficile”.

La relazione degli 007. Il boss di Castelvetrano isolato dal resto di Cosa nostra. E i boss cercano un capo "carismatico".
La relazione degli 007. Il boss di Castelvetrano isolato dal resto di Cosa nostra. E i boss cercano un capo “carismatico”.

“Cosa nostra – si sostiene nella relazione – evidenzia, specie nella Sicilia occidentale, crescenti difficoltà nel riproporre la tradizionale struttura centralistica e verticistica, anche se recenti scarcerazioni di esponenti di famiglie “storiche” starebbero contribuendo a rivitalizzare la spinta organizzativa”.

Tuttavia, “Matteo Messina Denaro, pur rivestendo un ruolo di indiscusso riferimento carismatico, deve fronteggiare una sempre più difficile latitanza” per via della “precarietà delle relazioni tra le componenti mafiose delle diverse province siciliane”.

Specie nell’agrigentino, sostengono i servizi segreti, la pressione degli investigatori ha “disarticolato i livelli di vertice provinciali, responsabili dei collegamenti con le province trapanese e palermitana, costringendo le componenti locali ad avviare una fase di revisione strutturale”.

Totalmente diverso il quadro nel Catanese, dove “nonostante la scomparsa di esponenti di primo piano”, grazie all’infiltrazione nel tessuto cittadino e provinciale, i clan continuano comunque ad imporsi. Abbandonando strettamente la Sicilia e guardando invece ai pericoli per la sicurezza dell’intero Paese, i servizi segreti segnalano “una minaccia costante da parte degli anarco-insurrezionalisti” che potrebbero addirittura compiere “attentati spettacolari”. Ma i rischi per l’Italia potrebbero – sempre secondo la relazione – essere anche (e soprattutto) determinanti dalla crisi, nel quadro di una società allo sfascio, con l’innalzamento delle tensioni sociali e l’intensificazione delle contestazioni ad esponenti di governo, politica e sindacati. Preoccupazione destano anche le “aggressioni da parte di aziende straniere al “made in Italy” e, non ultimo, il così detto cybercrimine, cioè quello informatico, che, secondo i servizi segreti “può produrre più danni degli attacchi convenzionali”.

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