L’urlo di Niscemi nelle opere di Salvatore Cutruneo

L’urlo di Niscemi nelle opere di <strong>Salvatore Cutruneo</strong>

Salvatore Cutruneo, pittore niscemese allievo di Guttuso e Jo Pomodoro, noto per la sua tecnica di dipingere con le mani, ha voluto manifestare il suo accorato dissenso all’installazione dell’antenna MUOS nel territorio di Niscemi con una opera pittorica “L’urlo di Niscemi“, il titolo con una felice intuizione dell’artista niscemese, richiama immediatamente alla memoria la celeberrima opera di Edvard Munch. Nell’opera su tela di Cutruneo ogni singolo elemento si carica di palesivalenze simboliche che concorrono tra di loro a esprimere il sentire dell’artista e le sue idee riguardo la problematica MUOS.

Salvatore Cutruneo
Salvatore Cutruneo

Il verde predominante nell’opera è chiaro riferimento alla Sughereta di Niscemi situata in una zona limitrofa al sito nel quale dovrebbe sorgere l’antenna, il volto spaventato è Niscemi che urla nella sua disperazione quel no che letto al contrario diventa on (acceso), il manto bianco che fa da cornice al volto simboleggia la morte invisibile dei cittadini, innocenti e certamente ignari di precedenti e ambigui accordi politici, sono presenti anche i cinque continenti e l’America pensata con le forme aggraziate di una donna, ma con gli occhi chiusi nell’atto di non potere vedere o forse non volere vedere.

“Dipingo del mio tempo e per il mio tempo -dice l’artista niscemese- ed è dai fatti concreti che si susseguono che traggo ispirazione. Ritengo che tale antenna rappresenta il problema incombente, qualcosa di dannoso da evitare.”

Cutruneo attraverso la sua arte ha affrontato varie problematiche, quello della mafia in occasione del convegno antimafia con la presenza di Violante e La Madonna della speranza, opera ideata e realizzata nel 2002 nata dal dolore della tragedia statunitense dell’Undici Settembre 2001. Tale opera fu comprata dall’amministrazione di allora e in seguito regalata al console americano, adesso si trova a New York. “L’arte fa arrivare la sensazione che l’artista vive in quel momento-continua- porta dentro di sé un messaggio diretto che rimane testimone nel tempo. Nel contesto niscemese l’arte è compresa da pochi. Non esiste una cultura dell’arte, esiste il vuoto. Le mie opere vogliono essere un monito al silenzio, un invito al dialogo costruttivo e pacifico”.

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