Elezioni nei Comuni, in Sicilia si cambia davvero?

<strong>Elezioni nei Comuni</strong>, in Sicilia si cambia davvero?

Elezioni nei Comuni, in Sicilia si cambia? L’assemblea vara la riforma della legge per rinnovare sindaci e consiglieri. Solo una novità. Riguarda le donne. Chi vota per un partito potrà dare solo una preferenza per il consigliere da eleggere. Ma se vuol votare un candidato donna, le preferenze possono essere due.

Il presidente Rosario Crocetta la definisce una “rivoluzione”. Sarà così?

In fondo si imbelletta un involucro vecchio. Le donne saranno messe in lista con le regole di sempre, non diversamente dagli uomini. La selezione resta indissolubilmente legata alle ragioni di partito. Le solite. Quelle che un numero crescete di elettori contesta come vecchia politica.

Elezioni nei Comuni, in Sicilia si cambiaDalla riforma ci si aspettava di più. Innovazioni forti sul modo di essere dei partiti nella società, nei rapporti tra loro e la gente. Non mancavano i buoni propositi. Ma sono saltati per la irriducibile resistenza al cambiamento. Si pensava di limitare a due soli mandati l’attività del consigliere. Per evitare incrostazioni e rendere permanente il rinnovamento dei Consigli. Niente da fare. Le persone, in generale -i politici in particolare- non si oppongono al cambiamento. Ma resistono, sempre, quando gli elettori vogliono cambiare loro. Si proponeva, poi, di articolare e quello per il sindaco. Per favorire una maggiore libertà del sindaco dai partiti e rendere più forte il rapporto tra lui e il popolo elettore. Non si è fatto. Ma i partiti vogliono occupare, controllare, comandare.

Va a rotoli poi la novità più importante, in tempi in cui, sui costi della politica, si concentrano tensioni e proteste. Si voleva eliminare la doppia retribuzione del consigliere. Attualmente egli riceve un’indennità per la partecipazione alle sedute dei Consigli e delle  Commissioni di cui fa parte. Mantiene pure il diritto allo stipendio percepito prima dell’incarico. Tutto questo ovviamente a spese del Comune, quindi di tutti noi. Un privilegio incomprensibile. Se è giusto prevedere per il consigliere, compensi che gli consentono di non rimetterci, non si capisce perchè invece, debba guadagnare più di prima. Per di più, non ci si è nemmeno preoccupati di chiudere i varchi all’imbroglio. Il diritto a percepire lo stipendio, insieme alle indennittà di carica, è riconosciuto anche quando il rapporto di lavoro è successivo alle elezioni. Il che ha prodotto è non pochi contratti di lavoro fittizi. Quei varchi restano aperti…

Insomma si deve cogliere, con questa riforma, l’opportunità di introdurre elementi di novità sostanziali. Perchè i partiti potessero dar segnali di mutazione rispetto a una realtà antica. Di apparire ed essere, malgrado novità declamate e imbellettamenti, macchine clientelari e di potere sempre meno tollerabili e tollerate. L’antipolitica rischia di travolgerli. Ma sono testardi, non cambiano e le riforme sono deboli. Certo, promettono di tornare sulla cosa. Di innovare di più nel tempo. Si tratta di attendere.

Ignorano all’Ars il monito di Hector Berlioz: “Il tempo è gran maestro ma uccide tutti i suoi migliori studenti”.

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