“OccupyPd” in Sicilia. Oggi manifestazioni in 9 città: “No a inciuci col Pdl, apriamo ai grillini”

<strong>“OccupyPd” in Sicilia</strong>. Oggi manifestazioni in 9 città: “No a inciuci col Pdl, apriamo ai grillini”

I dolori dei giovani dem “Dirigenti, un fallimento ricambio anche nell’Isola”. “Renzi? Valore aggiunto, ma non risolve i problemi”.

Delusi dal proprio partito, perché «il gruppo dirigente degli ultimi vent’anni ha fallito»; accusati di essere la generazione che ha impallinato i candidati di scuderia al Quirinale, eppure convinti che «Prodi era un ottimo candidato e anche Napolitano non è da buttare, ma è il metodo che è stato un disastro»; vogliosi di rispondere ai sentimenti della piazza e del web, sempre più distanti da quelli del Palazzo e delle segreterie, ma «senza cadere nella facile trappola del populismo né inseguendo i grillini»; orgogliosi oppositori di «qualsiasi governissimo alias inciucio con il Pdl», mentre la storia parlamentare sta andando nelle direzione opposta.

"OccupyPd" in Sicilia
#Occupypd, sedi di partito occupate dai giovani del Pd

Quant’è difficile, al giorno d’oggi, essere un baby-democrat. I dolori dei Giovani democratici si avvertono anche in Sicilia, dov’è più che mai acceso un focolaio di OccupyPd, il movimento spontaneo che s’è ribellato, dal di dentro, alle scelte del partito.

Catania è stata una delle prime segreterie d’Italia “okkupate” dai giovani del Pd, poi è stato il turno di Palermo; ma ora a prendere una netta posizione è la direzione regionale dei Giovani democratici siciliani, con un documento – votato domenica e illustrato ieri a Catania – in cui sul piano nazionale «auspicano che il Pd confermi e rafforzi l’impegno per la nascita di un governo per il cambiamento, per le riforme e per il lavoro», che dovrà avere «primo fondamento nelle forze parlamentari che si candidano a rappresentare il cambiamento stesso, a partire dal M5S»; chiedendo, in Sicilia, a Crocetta e al Pd stesso una «nuova fase di confronto».

E oggi organizzeranno assemblee e sit-in in tutti i capoluoghi di provincia per rilanciare questi concetti.

Ma cosa pensano, al di là delle cose messe nero su bianco, i giovani del Pd siciliano?
La scelta di occupare le segreterie, ad esempio, «parte dal no al tentativo di eleggere Marini presidente della Repubblica – ricorda Daniele Sorelli, catanese dell’esecutivo nazionale dei Gd – non tanto per la persona, quanto per l’accordo col Pdl che c’era dietro».

Sul secondo “impallinato”, Prodi, il giudizio è diverso: «È un europeista convinto, è il fondatore dell’Ulivo, ha sempre battuto Berlusconi e poi non era uomo d’inciucio», ammette Antonino Landro, segretario dei Gd di Siracusa.

Anche se Prospero Crimi, responsabile organizzativo dei Gd siciliani, gli fa notare che «il sentimento dei cittadini, dal barbiere o al supermercato, non era certo osannante nei suoi confronti». E questa riflessione apre un tema decisivo: la distanza fra la piazza (fisica e virtuale) e le scelte del partito. Lo stesso gap che ha chiuso la porta del Pd al candidato cosiddetto “innovativo”, Rodotà, «una splendida persona, a me sarebbe piaciuto – ammette Landro – anche se sfido la maggior parte delle persone che si riempivano la bocca col suo nome a dirmi il titolo di un solo libro che ha scritto». E Napolitano? «Bisogna dirgli grazie – premette Sorelli – anche se ora bisognerà vederlo all’opera in questo nuovo scenario».

Uno scenario in cui il Pd s’è frantumato sul muro di franchi tiratori, rese dei conti ed errori del segretario. «Ma non possiamo addossare tutte le colpe a Bersani – spiega Crimi – perché s’è trovato a governare l’ingovernabile». E allora di chi sono le responsabilità del cupio dissolvi del Pd? «Dell’intero gruppo dirigente degli ultimi vent’anni: ha fallito e ora bisogna avere il coraggio di ripartire dai territori e dai giovani», sbotta Sorelli con amarezza. Il segretario regionale dei Gd, Salvo Nicosia, prova a metterci una pezza, ricordando che comunque «il Pd non è scollegato con la realtà, ma è stato disattento rispetto ai problemi reali del Paese» e che in fondo «è sempre meglio un partito in cui ci si scontra piuttosto che un movimento leaderistico in cui uno decide gli altri si muovono come una mandria».

Controdeduzione di Sorelli: «Ma il 60 per cento degli elettori ha premiato Berlusconi e Grillo per la nettezza delle proposte, noi le nostre non siamo riusciti a spiegarle». Anche perché «evidentemente non siamo percepiti come una forza di cambiamento – certifica Nicosia – e questo è un problema che riguarda tutti: bersaniani e renziani, giovani e vecchi». Assist per un giudizio sul sindaco di Firenze: inguaribile “Pierino” o salvatore del partito? Renzi, per il segretario dei Gd siciliani, è «un valore aggiunto, buca il video e sa parlare alla pancia del Paese, ma non può pensare di aver cura della casa soltanto quando avrà le chiavi». Anche se, annota Sorelli, «rischia di allontanare il progetto di alleanza con Sel, quello più naturale».

La rottamazione, quindi, non è soltanto una questione anagrafica: «Il ricambio generazionale non riguarda l’età – scandisce Nicosia – ma il metodo. Stop all’eccessivo correntismo e spazio a una condivisione vera, perché gli organismi sono inutili se servono solo a ratificare decisioni già prese nei caminetti per pochi intimi». Una consapevolezza di un problema che è anche siciliano («il rinnovamento urge anche nella classe dirigente regionale») e un’autocritica, poiché «anche noi Giovani democratici proviamo a essere autonomi ma spesso risentiamo degli stessi mali, correntismo compreso».

E allora è giusto sbirciare nei meetup dei 5 Stelle per un Pd 2.0? «Tra copiare Grillo o sparire c’è una terza via – auspica Nicosia – che è quella di raccogliere alcune istanze di un movimento che comunque ha l’effetto di spingere i partiti a essere migliori, anche se i grillini non hanno la cultura della responsabilità di governo». La stessa che i Gd isolani vorrebbero condividere con il Pd e con il governo Crocetta, «facendo uscire il partito dal cono d’ombra per cui l’idea dell’abolizione delle Province è del Pd e poi a contendersene il merito sono il governatore e i grillini».

A Palermo c’è bisogno di un «chiarimento netto», accelerato dal «pressing che faremo su Crocetta su alcuni temi per noi decisivi già nella Finanziaria: su diritto allo studio, formazione, università, cultura e sostegno all’imprenditoria giovanili non deve tradirci».

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