L’ecomostro di Scala dei Turchi demolito il 6 maggio

L’ecomostro di <strong>Scala dei Turchi</strong> demolito il 6 maggio

Lunedì 6 maggio inizieranno i lavori di demolizione dell’ecomostro della Scala dei Turchi, da oltre vent’anni monumento all’abusivismo che deturpa una delle spiagge più belle della Sicilia.

L'ecomostro da abbattere
L’ecomostro da abbattere

Dopo anni di denunce e battaglie legali è arrivato il momento del riscatto, merito della Procura della Repubblica di Agrigento, che dopo l’ingiunzione a demolire pronunciata dal Consiglio della giustizia amministrativa, ha disposto l’abbattimento della costruzione. Il provvedimento porta la firma del sostituto procuratore Antonella Pandolfi e del procuratore aggiunto, Ignazio Fonzo. La ditta proprietaria del manufatto che aveva proposto ricorso al Tar, ha infatti rinunciato alla richiesta di sospensiva, dando sostanzialmente il via libera al Comune di procedere all’abbattimento e al ripristino ambientale dei luoghi. E pensare che doveva diventare un hotel di lusso, a picco sul mare.

La data d’inizio della demolizione è stata confermata dal Comune per voce dall’architetto Giuseppe Vella, che ha ricevuto la comunicazione da Gina Fretto, l’amministratore unico della ditta “Scatur srl” con sede a Porto Empedocle, proprietaria della costruzione. L’intervento che sarà ultimato entro trenta giorni lavorativi interesserà la recinzione del lotto delle parti mancanti con paletti e rete metallica, la demolizione delle opere di elevazione e degli impalcati, la frantumazione e il conseguente trasporto in apposito sito dei materiali provenienti dall’abbattimento dell’ecomostro.

La vicenda fu sollevata nel 1992 da Legambiente, che con le sue denunce aveva indotto la magistratura ad annullare la concessione edilizia, con il conseguente blocco dei lavori. Nel 1994 la Giunta municipale, la commissione edilizia e alcuni imprenditori vengono arrestati, processati e condannati per questa storia. Giorni contati anche per i tre manufatti edificati nel 1993 sulla spiaggia di Capo Rossello.
Antonino Ravanà

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