Gli allegri compari delle Province siciliane. Assalto alla diligenza prima della chiusura

Gli allegri compari delle <strong>Province siciliane</strong>. Assalto alla diligenza prima della chiusura

Ultime nomine, ultimi sprechi prima di fare posto ai liberi consorzi dei Comuni.

In Sicilia stanno per scomparire le Province per fare spazio ai liberi consorzi di Comuni (con presidenti e consiglieri senza stipendio) e si sta assistendo all’assalto alla diligenza, nel senso che i presidenti delle 9 Province fanno frettolosamente le ultime assunzioni prima di scendere da cavallo.

sicilia-costiIl primato tocca all’agrigentino Eugenio D’Orsi, che non contento di avere sostenuto il costoso progetto di un aeroporto che non s’è fatto e che l’Enac non si sognava nemmeno di fare (prima doveva essere realizzato a Racalmuto, il paese di Sciascia, poi nella zona di Licata) ha nominato 10 nuovi assessori che non si sa quanti giorni potranno durare, portando il totale a 50 incarichi in meno di 5 anni, un assessore al mese. Stavolta ha agito in ossequio alle alleanze ballerine del suo movimento, l’Mpa di Raffaele Lombardo, ma ha presentato una giustificazione: «C’è stata una indicazione di Fratelli d’Italia (alle ultime politiche ha preso 1,2% ad Agrigento, ndr) che ha chiesto di ritirare la nomina di Valentina Palumbo di Grotte e siccome non volevo mortificare questa ragazza ho cambiato tutta la giunta». Con il risultato che la Palumbo dopo sei giorni è tornata al paese e al suo posto Fratelli d’Italia, in seguito ad una microscissione che ha dato vita ad “Autonomia e libertà” ha conquistato due posti. La moltiplicazione dei pani. Dice D’Orsi: «Fosse per me lavorerei pure senza giunta, ma dobbiamo fare il bilancio e la legge non me lo permette».

Ma questo è niente perché D’Orsi è anche sotto processo con l’accusa di avere acquistato 40 palme e di averle fatte piantare nel giardino della sua bella villa, il tutto a spese della Provincia. A 150 euro a palma fa 6000 euro, avrebbe potuto comprarle di tasca sua, ma vuoi mettere la soddisfazione di fartele pagare dallo Stato. Questa storia tirata fuori da le Jene qualche tempo fa, è stata ripresa anche da Radio 24 per il sollazzo degli automobilisti, aggiungendo che D’Orsi per giustificare queste 40 palme ormai piantate avrebbe detto che «è stato un errore del camionista che ha sbagliato a scaricare le palme nel mio giardino». Non sappiamo se sia vero, ma sarebbe un po’ la stessa cosa dell’ex ministro Scajola che si era sorpreso a sapere che qualcuno a sua insaputa gli aveva acquistato l’attico con vista sul Colosseo. Comunque c’è in corso il processo ad Agrigento e sarebbe in dirittura d’arrivo. Così potremo sapere presto come sia andata veramente.

Una tiratina d’orecchie anche per il presidente della Provincia di Siracusa, l’ex sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono, che avrebbe assunto alla guida del servizio Avvocatura il suo capo di gabinetto Giovanni Mazzone (che però pare abbia rinunciato a questo incarico). Sarebbe tutto regolare perché c’è stato un bando, ma in vista dello scioglimento delle Province sarebbe stato opportuno non farlo.

Se gli amministratori siciliani sono così disinvolti, la responsabilità è anche di quelli che non gli danno le bacchettate sulle dita. Ad esempio il presidente della Provincia di Palermo, Giovanni Avanti, che ci va a fare a San Pietroburgo con un consigliere e un dirigente alla fiera della gastronomia? Paga l’Unione europea, è vero, ma sempre soldi inutilmente buttati al vento sono. O no? Tony Zermo

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