L’intervista. Crocetta: “buona finanziaria Raddoppiate le royalties”

<strong>L’intervista</strong>. Crocetta: “buona finanziaria Raddoppiate le royalties”

«È stata intrapresa la via dell’innovazione del bilancio». «I teatri non diano decine di consulenze». Tributo per le cave, aggravio per l’imbottigliamento di acqua minerale. Trivellazione idrocarburi, si passa dal 10 al 20%. «Ci saranno arrabbiature».

Rosario Crocetta

Consapevole che bisogna fare meglio e di più per fare uscire la Sicilia dalla difficile situazione socio-economica, il presidente della Regione Rosario Crocetta, è soddisfatto della manovra finanziaria varata dall’Ars all’alba dell’1 maggio, dopo una estenuante seduta che ha fatto registrare anche qualche momento di tensione.

E’ stata travagliata, ma alla fine l’approvazione del disegno di stabilità è arrivata in porto.
«Mi pare che sia una finanziaria nuova nel merito e nei contenuti. Nel merito perché non c’è stato il solito maxi-emendamento finale con 250 commi. Dopo una rigida selezione ne sono stati approvati una ventina, ma senza intaccare i saldi della manovra. E’ stato un grande gesto di responsabilità da parte delle forze politiche. Mi sarebbe piaciuto fare molto di più nei confronti dei precari e delle imprese e anche per i disoccupati. Ma abbiamo dovuto fare risparmi per un miliardo. Nello stesso tempo sono previste entrate senza introdurre nuovi balzelli nei confronti dei cittadini».

Quali?
«Per esempio, l’introduzione di un tributo sulle attività estrattive delle cave, l’aumento del prezzo di concessione per l’imbottigliamento dell’acqua minerale. Sono state aumentate, dal 10 al 20%, le royalties sulla trivellazione degli idrocarburi. Un aumento che, per la verità, mi sembra eccessivo. Si sarebbe potuto fare con gradualità, credo che qualche arrabbiatura la provocherà».

Secondo lei, la svolta tanto declamata, c’è stata?
«E’ stata intrapresa la via dell’innovazione del bilancio in modo serio. E’ stato abolito il Ciapi di Palermo, con un emendamento aggiuntivo, essendo stato il relativo articolo del disegno di legge di stabilità, in precedenza stralciato. Una fonte di spreco è stata eliminata, così come sono stati aboliti alcuni enti inutili».

Però, sul fondo delle Autonomie locali sono sembrati riemergere vecchi vizi.
«Siamo riusciti a salvare il fondo delle Autonomie locali dalle riserve dedicate ai comuni, unica eccezione per Messina e Ragusa Ibla. Problemi che, secondo me, potevano essere risolti in modo diverso: a Messina sarebbe bastato aumentare di 10 cent la tassa di transito; per Ibla si poteva presentare un progetto a valere sui fondi europei. Alla fine, però, è stata approvata una finanziaria all’insegna della serietà e della collaborazione. Ora, bisogna puntare allo sviluppo ed alla piena utilizzazione delle risorse extraregionali».

Al governo hanno creato più problemi i deputati della maggioranza che quelli dell’opposizione.
«Il mio richiamo è servito. Forse, la polemica con Ardizzone è stato lo strascico di ciò».

Continua a sopravvivere la famigerata «tabella H», mentre la maggior parte delle risorse sono assorbite dalle varie fasce di precariato.
«La “tabella H” deve sparire. Dobbiamo presentare un regolamento sull’erogazione dei contributi. Sui precari, domando a tutti: se non ci fossero questi precari senza l’aiuto al reddito, le condizioni della Sicilia sarebbero migliori? I Pip di Palermo dovranno lavorare a progetti. Hanno rinunciato al contratto a tempo indeterminato; abbiamo liberato questa gente dalla mediazione della mafia che magari gli chiedeva il pizzo. E’ insopportabile vedere migliaia di precari che protestano sotto il Palazzo. Con quello che paghiamo per i precari degli enti locali, potremmo assumerli. Non si capisce perché ogni anno si debba ripetere questo triste rito. Su ciò qualche riflessione col governo nazionale va fatta».

Il mondo della cultura è in fermento per i tagli.
«Ma quali tagli, vogliamo fare in modo che i contributi non siano a pioggia, ma dati solo ad organismi che facciano rendicontazioni vere; i teatri non diano decine di consulenze. Così come, non è vero che abbiamo dimenticato le imprese perché abbiamo potenziato l’Irfis, soprattutto per le Pmi. Tranne che le imprese non vogliano essere assistite anch’esse». Lillo Miceli

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