Fronte unito Ue nella lotta alle mafie

Fronte unito Ue nella <strong>lotta alle mafie</strong>

Approvato il rapporto della Commissione speciale per la lotta a crimine, corruzione, riciclaggio. Il documento prevede anche norme contro l’antiriciclaggio, il voto di scambio, il falso in bilancio

La criminalità organizzata, la mafia in particolar modo, non è più un fenomeno solo italiano. E’ un pericolo che pervade l’intera Unione europea. E con l’approvazione, a larga maggioranza, del rapporto di medio termine della Commissione speciale per la lotta al crimine organizzato, alla corruzione e al riciclaggio, relatore Salvatore Iacolino (Grande Sud), a Bruxelles è stato compiuto il primo importante passo verso una legislazione omogenea nei Paesi membri dell’Ue.

Ue mafie«Nessuno Stato dell’Ue – ha sottolineato Iacolino – è ormai immune dalla presenza delle mafie e dalle loro attività nel proprio territorio. Questa è una sfida europea che dobbiamo affrontare insieme».

Il rapporto illustrato da Iacolino prevede anche norme contro l’autoriciclaggio, l’estensione dei casi in cui si configura il voto di scambio, il falso in bilancio e la manipolazione di evento sportivo.

«L’avere stabilito a livello europeo – ha aggiunto Iacolino – il reato di associazione mafiosa rappresenta un’opportunità politica decisiva. Questo richiederà specifiche disposizioni che, attualmente, ha solo l’Italia (416bis). La criminalità organizzata persegue il profitto illecito e, quindi, tende ad infiltrarsi attraverso nuove attività, come, ad esempio, il gioco illegale online e le scommesse sportive clandestine. Per questo dobbiamo ipotizzare il reato di manipolazione sportiva. Ma non possiamo pensare di combattere reati transnazionali se non cominciamo ad armonizzare le legislazioni degli Stati membri».

Il rapporto di medio termine sarà esaminato dal Parlamento europeo, nella seduta plenaria di Strasburgo, a giugno. Quindi, il rapporto dovrà essere riapprovato dal Commissione a fine mandato. Poi, la Commissione europea dovrà emanare la direttiva che i singoli Paesi dovranno adottare. Nel 2000, Palermo fu palcoscenico della Convenzione dell’Onu per la ratifica della direttiva contro la criminalità organizzata, ma non tutti i Paesi aderenti l’hanno adottata. In Europa nessuno, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno dell’iniziativa della Commissione speciale per la lotta al crimine organizzato.

«Occorre rafforzare – ha concluso Iacolino – una legislazione che permetta, a livello europeo, la confisca dei beni della criminalità, permettendone il riutilizzo a fini sociali. La criminalità organizzata è un reato transnazione ed è una minaccia per i cittadini e l’economia europea, per le sue imprese e le istituzioni statali. Per questo motivo va contrastata, creando una positiva cooperazione a livello europeo e con i Paesi terzi, paradisi fiscali compresi. Con il rapporto approvato con una maggioranza ampia e col sostegno di tutti i gruppi (35 sì e 5 astenuti su 31 presenti, ndr), abbiamo individuato una road map efficace di contrasto ai fenomeni criminosi». L. M.

Scrivi un commento da Facebook

Lascia una risposta

Your email address will not be published.