Giuseppe Melfi, un prof per Wikipedia in siciliano: “Salviamo lingua e tradizioni”

<strong>Giuseppe Melfi</strong>, un prof per Wikipedia in siciliano: “Salviamo lingua e tradizioni”

Last updated on Maggio 15th, 2016 at 10:13 am

La storia. Tra gli amministratori del sito un docente universitario di Ispica che vive in Svizzera da 20 anni. Il progetto. «Siamo tra le enciclopedie regionali più attive».

E’ tra gli amministratori di Wikipedia in siciliano: verifica le fonti, corregge gli errori, controlla gli inserimenti delle voci; tutto rigorosamente in lingua siciliana. Giuseppe Melfi, docente universitario di Matematica e statistica in Svizzera, dov’è nato, ha vissuto in Sicilia fanciullezza e adolescenza. Con pochi altri appassionati dedica gratuitamente tempo e impegno per salvare lingua e tradizioni dell’Isola.

Giuseppe_Melfi«L’idea – racconta – è nata su internet, in un forum su lingua, tradizioni, letteratura di Sicilia. Era il 2004. La fondazione di Wikipedia favoriva l’edizione in varie lingue: un rappresentante entrò nel forum e propose l’iniziativa. Un australiano accolse la proposta. Nacque così Wikipedia in siciliano. Pochi giorni dopo, entrai nel sito: fui entusiasta del progetto».

Wikipedia in siciliano conta oggi 22.950 voci, e a realizzarle hanno collaborato centinaia di persone.

«Siamo tra le Wikipedia regionali più attive – puntualizza – in Italia siamo stati i primi in lingua regionale e per un certo periodo abbiamo avuto il numero più alto di articoli. Ci sono voci che parlano di letteratura universale, di storia, di geografia, di politica, di economia. È un’enciclopedia a tutti gli effetti, ma scritta in siciliano».

Gli amministratori sono una decina e, tra questi, il professor Melfi, figlio di siciliani, è il più assiduo. «Sono nato in Svizzera, dove vivo da vent’anni, ma ho trascorso infanzia e adolescenza in Sicilia. Ho seguito gli studi universitari a Pisa. Infine sono tornato in Svizzera. Ma mi sento siciliano al cento per cento. I miei genitori sono di Ispica».

Ha ipotizzato di tornare in Italia, sfruttando una delle opportunità offerte dal governo per il rientro dei “cervelli”, poi vi ha rinunciato «per la troppa burocrazia – afferma – In Svizzera si vive bene e non sono lontano dall’Italia».

Melfi ha frequentato una delle scuole d’eccellenza italiane, la “Normale” di Pisa, ha conseguito il dottorato in Matematica e ha trovato lavoro nelle università svizzere. Insegna in diversi istituti universitari, tra cui l’Università di Neuchatel e l’Haute École de Gestion de Genève. Nel 2010 a Ispica è stato insignito del Premio Ulisse per i suoi contributi in campo matematico. Ha pubblicato una ventina di articoli in riviste scientifiche e un libro, “Premiers pas en simulation”, edito dalla prestigiosa Springer-Verlag.

L’Italia forma ad altissimi livelli e offre i suoi migliori talenti all’estero.

«Non bisogna analizzare questo aspetto in maniera troppo locale – precisa il professor Melfi – La grande libertà di movimento da un Paese all’altro è un fatto positivo. Ogni Stato ha i suoi immigrati e i suoi emigranti: chi arriva in Italia dai cosiddetti Paesi in via di sviluppo veicola conoscenze e capacità che rappresentano un beneficio».

Il rigore scientifico è applicato anche su Wikipedia, dove si ricorre al siciliano letterario, che si basa sulla ricca letteratura siciliana. «Autori dell’800 e del ‘900 hanno lasciato un enorme patrimonio: Martoglio, Pirandello, Buttitta. Pitrè ha curato una raccolta ricchissima di racconti, leggende, tradizioni siciliane della fine del XIX secolo».

Non c’è una voce prediletta nella nostra Wikipedia: «Una voce di qualità non è un articolo lungo – spiega – ci sono voci anche brevi ma ben fatte, come la biografia di Artemisia Gentileschi, pittrice del XVI secolo, una femminista ante litteram».

Una volta l’anno Melfi torna a Ispica, ma i suoi amici siciliani non hanno offerto contributi a Wikipedia. «Il progetto è portato avanti da persone che vivono in diverse parti del mondo, in Sicilia, come in America o in Australia. Lontano dalla Sicilia si avverte la mancanza della cultura siciliana. Anche con i miei colleghi difendo il siciliano come lingua e gli studiosi di linguistica concordano con me. Il siciliano ha subito l’imposizione dell’italiano nelle scuole e nelle pubbliche amministrazioni. Da una decina d’anni è rivalutato: un siciliano che vuol esprimere qualcosa di profondo, lo fa meglio nella sua lingua, non in italiano».

Scicolone, La Sicilia.

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