Crocetta: “Mai più capolavori gratis all’estero”

<strong>Crocetta</strong>: “Mai più capolavori gratis all’estero”

Stop ai prestiti. Se vogliono opere siciliane i musei stranieri dovranno pagare secondo un tariffario.

Vi ricordate quando l’allora assessore regionale ai Beni culturali Lino Leanza disse: «Basta con il prestito gratuito delle nostre opere d’arte»? Lui partiva da un presupposto: «Se gli stranieri vengono in Sicilia per andare a vedere il Satiro di Mazara del Vallo e non lo trovano perché è stato prestato al Paul Getty museum o al British, che figura facciamo? ».

Musei

Finché c’è stato lui al vertice dei Beni culturali i prestiti erano finiti, ma una volta andato via sono ripresi. Sebastiano Missineo, assessore fino a pochi mesi fa, è a favore dei prestiti perché un’opera d’arte prestata al Getty o al Louvre viene vista da milioni di persone, però anche lui avrebbe voluto qualcosa in cambio. Ora all’assessorato stanno stilando una tabella di 23 opere che si possono prestare solo in cambio di soldi, una tariffa che potrebbe variare dai 100 ai 200 mila euro in rapporto anche al periodo.

Abbiamo chiesto al presidente Crocetta: «E’ giusto fare i signori prestando gratis i nostri capolavori, oppure avere un ritorno? ».
«Ma è chiaro – risponde il governatore – che dobbiamo avere un ritorno. I musei stranieri fanno i soldi con le nostre opere e noi le togliamo dal territorio? Dov’è la logica? Altrimenti capita che quando prestiamo un’opera al Met di New York o al Getty di Los Angeles partono per accompagnarla il nostro politico, il sindaco, l’esperto, il direttore, tutto a spese dell’ente pubblico, e così ci perdiamo di netto. Quindi dobbiamo ricavare dei soldi dalle nostre preziosità, o se non proprio soldi avere in cambio opere loro di eguale livello, oppure che ci organizzino delle mostre con le loro opere. E il nostro prestito comunque dev’essere per casi eccezionali e per un periodo relativamente breve perché non possiamo fare sparire l’opera dal territorio per anni correndo il rischio di deludere il turista arrivato per vedere un’opera che però non trova perché prestata ad un museo straniero. Ci sono capolavori che partono e non si sa bene quando ritornano a casa. Il Satiro l’abbiamo mandato a Londra, in Francia, in Giappone in cambio di niente. Sono d’accordo con l’assessore Maria Rita Sgarlata di stringere i freni sui prestiti».

Tutto nasce dal fatto che i musei siciliani sono poco frequentati per una serie di motivi: il primo di questi motivi riguarda le difficoltà di accesso. Come si può pretendere che arrivino frotte di visitatori ad Aidone attraverso una strada «bombardata» e scalando a piedi un’erta salita?
Così l’atteso «boom» per vedere la dea di Morgantina e l’antico sito non c’è stato. E anche se ci sono le strade (anzi c’è un’autostrada) non è nemmeno agevole arrivare a Mazara del Vallo per ammirare il Satiro. Ci rendiamo conto però che questo è un alibi, perché la verità vera è un’altra: e cioè la scarsa voglia di cultura dei siciliani accoppiata alla mancanza di eventi e di pubblicità fuori dall’Isola. Altrimenti non si spiegherebbe perché il «Paolo Orsi» di Siracusa, uno dei musei più belli d’Italia, ha metà incassi del teatro antico aretuseo.
Il problema resta sempre lo stesso: e cioè come valorizzare il nostro patrimonio e farlo rendere non tanto sul piano dello sbigliettamento che è sempre relativo, quanto sul piano del turismo anche interno. Abbiamo i Caravaggio e la gente non lo sa? Abbiamo gli Antonello da Messina e la gente non lo sa? Abbiamo troppe cose e non sappiamo bene su cosa puntare? Pensiamoci, prima dell’apertura della stagione turistica che non può essere soltanto sole-mare.

Sono 23 le opere «a pagamento»
Sono 23 le opere che non possono uscire dalla Sicilia se non in cambio di benefici economici. Si parte dalla dea di Morgantina e dalle metope di Selinunte e si passa all’ariete in del museo Salinas. Poi ancora il cratere Achille e Pentesilea, il vaso con deposizione di Patroclo ad Agrigento, il Polittico dei Pepoli di Trapani, la Venere Callipigia e i Kourotrophos da Megara del Paolo Orsi di Siracusa, i capolavori dell’Abatellis di Palermo (il Triondo della morte, il vaso Alhambra e l’Annunziata di Antonello da Messina), il busto di Eleonora di Aragona sempre all’Abatellis, l’Annunciazione di Antonello da Messina del Palazzo Bellomo di Siracusa, i due Caravaggio e il Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina custoditi al museo Accascina, il Satiro di Mazara del Vallo, l’Efebo di Agrigento, la Dea e gli argenti di Morgantina-Aidone, la Phiale d’oro di Caltavuturo, l’Atula fittile con figura di Gorgone a Caltanissetta.
Queste opere potranno essere prestate in base a un tariffario ancora da stabilire e che può variare dai 100 ai 200 mila euro. Nel frattempo l’Efebo dopo Los Angeles non andrà al museo di Cleveland, ma tornerà direttamente in Sicilia

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