Mamme No Muos. Le pasionarie di Niscemi

<strong>Mamme No Muos</strong>. Le pasionarie di Niscemi

Mamme No Muos. In settecento fanno parte del comitato, in duecento sono pronte a intervenire per sostenere la protesta contro la costruzione del super radar americano, preoccupate per la salute dei propri figli.

L’appuntamento con le Mamme No Muos è davanti al loro presidio, nella campagna di contrada Ulmo, a un paio di chilometri dal centro abitato di Niscemi, al confine tra la privincia di Caltanissetta e quelle di Catania e di Ragusa. Ci si arriva dalla strada per Vittoria. Il bivio per addentrarsi nella riserva della Sughereta di Niscemi, dove è “nascosta” la base americana NRTF-8 in cui dovrebbe sorgere il nuovo potentissimo sistema radar (il Muos, appunto), è segnalato da un murales dipinto su un muretto di cemento.

Mamme No Muos NiscemiE’ il primo avamposto visivo della protesta che da mesi ha portato alla ribalta delle cronache questo pezzo di Sicilia volutamente dimenticato per tanti anni e le preoccupazioni di un intero centro abitato. Anche in questo murales c’è lo zampino del Comitato Mamme No-Muos, in particolare di Eleonora Pedilarco, una della tante madri niscemesi che hanno deciso di spendersi in questa battaglia contro il super radar americano perché temono gli effetti nefasti di un concentrato potentissimo di onde elettromagnetiche sulla salute propria e dei propri figli.

La strada fiancheggia il recinto dell’area militare. Si vedono subito i tralicci delle 46 antenne di radiotrasmissione già operative, da più di vent’anni, che salgono verso il cielo, alcuni alti decine e decine di metri. «Queste antenne emettono già un sacco di onde elettromagnetiche – sostiene Concetta Gualato, portavoce del Comitato Mamme No Muos – eppure non sapevamo nulla della loro esistenza, ce ne siamo accorti tutti soltanto quando è cominciata la protesta contro il Muos».

Per arrivare al loro presidio, si passa prima da quello facilmente riconoscibile dei “ragazzi” (così li chiamano le mamme, anche se non certo tutti ragazzi sono) che hanno cominciato la “lotta” per dire no al nuovo impianto militare.

Cartelli e striscioni appesi ai muri e alle recinzioni sono identificativi, dentro si impianta un orto, ci sono baracche e tende in cui gli attivisti si vivono, si danno i turni per controllare che non passino convogli militari o di operai diretti al cantiere del Muos. Il presidio delle mamme è ancora più avanti, bisogna costeggiare l’area della NRTF-8, fino a una sorta di stand su cui campeggia la scritta: “Comitato mamme No Muos”. Siamo a pochi metri da uno degli ingressi principali della base. Concetta Gualato è già lì con altre mamme. Man mano ne arrivano alla spicciolata altre, alla fine per questo nostro appuntamento saranno più di una ventina.

«Il Comitato è nato a gennaio, in seguito alle prime proteste, alle immagini del trattamento riservato dalle forze dell’ordine ai ragazzi che manifestavano e che avrebbero potuto essere i nostri figli! Non potevamo restare con le mani in mano. Il Comitato ha un suo statuto, hanno aderito circa 700 mamme di Niscemi – spiega ancora Concetta Gualato – anche se quelle attive nella protesta sono circa duecento. E ogni settimana, il mercoledì, ci riuniamo in assemblea per aggiornare tutte sulla situazione, in piazza, nei bar o da qualche altra parte».

Davanti al presidio si fa capannello, sono in gran parte giovani donne, molto determinate, orgogliose di partecipare a questa lotta che è senz’altro impegnativa. «In questo momento alla base i lavori sembrano fermi – prosegue la portavoce del Comitato -, ma qui succede qualcosa ogni giorno e non possiamo non esserci. Adesso è arrivata la bella stagione, ma abbiamo fatto tanti sacrifici. A gennaio e febbraio, essere qui alle cinque del mattino, col ghiaccio e il gelo non è stato facile. Eppure c’eravamo, ogni mattina, per poi tornare a casa alle 7 per vestire i figli, portarli a scuola e ritornare al presidio alle 8,30 sino alle 13 o al pomeriggio, dandoci i cambi e avvisando tutti se si notavano movimenti: basta dare l’allarme e qui arrivano tutte in pochi minuti. Siamo tutte sempre “reperibili”.

Ma sia chiaro: nonostante il nostro impegno, a casa non manca nulla». E’ questo il segreto che unisce tutte queste mamme “pasionarie” di Niscemi: condurre la battaglia senza rinunciare a fare le mamme e le mogli. Così alle 12 si “smonta” per andare a «cuocere i ceci che si erano messi a mollo per tutta la notte», o a preparare il pranzo, prendere i figli a scuola. Naturalmente, occorre condividere la questa scelta in famiglia. «I nostri mariti ci sostengono – dice Concetta -. E anche i nostri figli. Il mio, sedicenne, mi ha detto: mamma, sono orgoglioso di te! Per me è stata una grande gratificazione». Le fa eco Eleonora: «Mio figlio mi ha detto “continuate a lottare”». E così anche nonni e nonne sono al loro fianco.

Insomma gioco di squadra e organizzazione, per quello che è più o meno un secondo “lavoro” che richiede impegno, furbizia, strategia. Già, perché se l’obiettivo è bloccare il passaggio di mezzi e uomini verso il cantiere, occorre trovare le vie attraverso cui i convogli si aprono nuove strade nella campagna circostante. «Non è facile, quando ci sono i blocchi, con i poliziotti in tenuta antisommossa e gli scontri, ti prende la paura, il panico».

Le scene sono tutte documentate da video e le abbiamo viste in tv o su Internet, ma loro hanno un vantaggio: «Con noi mamme – racconta Eleonora – le forze dell’ordine hanno modi un po’ più delicati, anche se nella manifestazione del 6 marzo scorso alcune mamme sono finite in ospedale. O quando in 4 ci eravamo messe il finto pancione il trattamento subito è stato emblematico: e se fossimo state incinte davvero?». Insomma, nei momenti caldi è facile perdere la ragione, sale la tensione, diventa tutto pericoloso. Alcune di loro sono state denunciate, hanno ricevuto avvisi di garanzia.

Nelle loro parole c’è amarezza. «Ci siamo sentite dire: è vero che le mamme sono violente? Ma stiamo scherzando? Siamo tutte persone perbene, non ci spingiamo mai oltre il limite che fa scattare la violenza», dicono in coro, quasi protestando. A vederle, in effetti, non sembra possibile che costituiscano un pericolo. Non hanno proprio un look da sovversive, né da estremiste, non sembrano mosse da motivi ideologici quanto piuttosto da una preoccupazione vera. Eppure, è capitato che «sono arrivati 70 poliziotti per il presidio di 15 mamme: noi abbiamo fatto le preghiere, ci siamo sedute a terra, abbiamo cantato. Li abbiamo tenuti fermi un’ora e mezza, ma poi abbiamo visto la “malapigghiata” e ci siamo alzate…», racconta ancora Concetta Gualato.

Sua sorella, Margherita, ha portato una poesia scritta da Totò Avila. Si intitola “C’è un Muostro dietro la collina”, la legge a tutti, seduti in circolo sotto l’unico albero che sta accanto al presidio. Il “Muostro” è in agguato appena dietro le reti di recinzione della NRTF-8.

Veronica Di Modica è quella che «non dorme mai», dicono le altre. E’ infermiera in ospedale e dopo il turno di notte non ha mai rinunciato alle sue albe al presidio, protagonista anche di avventurose esplorazione nei boschi circostanti per tentare di aggirare i blocchi. Ersilia Salerno esprime la preoccupazione di tutte, il motivo per cui queste donne hanno deciso di unirsi alla protesta dei “ragazzi”, di diventare un simbolo di questa battaglia più grande di loro: «Il problema – dice – è che i niscemesi non muiono più di vecchiaia! Tutti dicevano che la causa di una maggiore incidenza di patologie tumorali fosse il petrolchimico di Gela e invece ci hanno spiegato che le onde elttromagnetiche sono il vero pericolo, perché colpiscono i tessuti molli. Non lo dico io, ma ci sono studi, come quello del dottor Marino Miceli che dimostrano una maggiore incidenza di patologie come tumori alla tiroide e agli organi genitali. Non crediamo a chi dice che è come parlare al telefonino o usare il microonde. Purtroppo saremo sempre più il bersaglio di onde elettromagnetiche e anche di eventuali guerre, se questa diventerà una base strategica.

Siamo delle cavie, le cavie degli americani»! Per questo vogliono garanzie, non abbassano la guardia, riescono a rimanere unite checché se ne dica. «Molti pensano che prima o poi molleremo, ci stancheremo, che siccome siamo tutte donne finiremo per strapparci i capelli – interviene Silvana Militello -. Ma noi siamo determinate. Comunque vada a finire ci abbiamo provato, abbiamo rotto i cabasisi, per dirla alla Camilleri, agli americani»! Anche se «noi non ce l’abbiamo con gli americani, piuttosto con lo stato italiano che non riesce a far rispettare i nostri diritti, né quelli della Sicilia – aggiunge Concetta Gualato -. Certamente quello che ci fa più male è l’essere derise per quello che stiamo facendo: ci capita spesso di vedere i militari americani che passano e ridono di noi, ci considerano un finto ostacolo, come se stessimo giocando».

E i politici? Crocetta l’avete incontrato? «Certo – risponde Ersilia Salerno – ci ha detto che avrebbe firmato la revoca esecutiva delle autorizzazioni il 29 marzo, prima della manifestazione del 30, una manifestazione meravigliosa. E se è vero che c’è stata la revoca pretendiamo che vennga rispettata. Invece abbiamo appurato che così non è stato anche se effettivamente c’è stato un cambiamento nei lavori, gli operai vanno e ci dicono che si tratta di interventi di minuta manutenzione, ma a volte sembra una evidente presa in giro». Il clima è comunque più calmo in questi giorni, ma loro rimangono vigili, pronte a intervenire e sbarrare la strada a mezzi e uomini diretti all’interno dell’area militare.

Nei giorni successivi al nostro incontro il Consolato americano ha confermato lo stop ai lavori del Muos, i ministri degli Esteri, Bonino e della Difesa, Mauro, hanno ribadito che il Muos è un’opera strategica anche per l’Italia e il Comitato No-Muos ha indetto una nuova manifestazione per il 31 maggio.

Le mamme sanno benissimo che fermare il Muos è quasi una mission impossible. Sanno di essere un po’ delle Don Chisciotte che combattono contro i mulini a vento. Ma non vogliono e non possono demordere. E cercano aiuto per dare il loro contributo a portare fuori dai confini regionali la vicenda Muos. «Chiederemo a Red Ronnie, che ci ha dedicato una puntata della sua trasmissione. E anche a Fiorello, che ogni mattina nella sua edicola su Twitter ha un pensiero per noi. Sarebbe bello portare qui un artista, fare un concerto. Richiamerebbe l’attenzione, ne parlerebbero tutti», progettano ad alta voce. Il loro cruccio è riuscire a dare maggiore visibilità alla protesta. Non che non ne abbiano avuta, ma lo stesso si sentono ignorate dai grandi media nazionali, anche se forse qualcosa sta cambiando: «Tornerà Stefania Petyx di Striscia la notizia, era già venuta all’inizio, ma aveva sbagliato interlocutori – commentano -. Poi c’è anche Report che sta facendo un’inchiesta (dovrebbe andare in onda stasera, ndr), ha acceso i suoi riflettori anche Toni Capuozzo per Terra!» e giovedì scorso Anno Zero di Michele Santoro ha dedicato loro un servizio e le ha ospitate in studio. Le mamme pasionarie incassano anche solidarietà e sostegno da fuori Sicilia. Sono sorti comitati No-Muos a Roma e a Milano, hanno fatto una sorta di “scambio” di solidarietà con un’associazione di ragazze madri inglesi; il 6 marzo hanno ricevuto il Premio Pace Donne Ambiente Wangari Maathai per la loro protesta pacifica e legale.

Ma è chiaro che qui serve ben altro. Desidererebbero vedere in piazza un intero paese come Niscemi, 28mila anime che in gran parte rimangono alla finestra. Qui, davanti ai cancelli continuano ad esserci loro intanto. Programmano il da farsi, si scambiano opinioni e ultime notizie, si danno appuntamento alla riunione del mercoledì. Poi una esclama: «Mamma mia com’è tardi! Scappo, che devo fare la scaloppine». Sono le 12,30 e queste determinate signore pur sempre mamme sono.
Gianluca Reale

 

LA RICERCA: A NISCEMI PIÙ TUMORI A GENITALI E TIROIDE
Si chiama “Niscemi K.13” lo studio statistico che 28 medici di base e pediatri di Niscemi hanno realizzato partendo dai dati in loro possesso. I risultati dell’indagine sono stati illustrati lo scorso 16 marzo in una coaffollata conferenza all’Istituto scolastico Leonardo da Vinci da Marino Miceli e Francesco Tommasi, due dei medici che hanno condotto la ricerca. Sebbene Niscemi abbia il 2,15% di prevalenza dei tumori a fronte del 3% dell’Italia meridionale, dato di per sé positivo, anomalie sono presenti nella distribuzione delle patologie tumorali. Queste colpiscono in modo evidente gli organi genitali maschili e femminili facendo registrare uno scostamento di qualche rilievo rispetto alla media (0,3% a Niscemi contro lo 0,09 del Sud per quanto riguarda i tumori dell’apparato genitale maschile, lo 0,29% dell’apparato femminile contro lo 0,09) e la tiroide (0,3% contro 0,26%). Un dato che si ricollegherebbe alla letteratura scientifica, secondo cui tiroide e apparati genitali sono i più colpiti dall’esposizione a fattori di rischio collegati all’inquinamento ambientale, come quello delle onde elettromagnetiche. Miceli e Tommasi hanno anche annunciato che lo studio proseguirà, aggiornando i dati al gennaio di ogni anno per i prossimi cinque anni, il che permetterà di avere uno studio statistico più affidabile.

 

COS’È IL MUOS
Il Muos, Mobile User Objective System è un sistema di comunicazioni satellitari ad altissima frequenza composto da quattro satelliti e quattro stazioni di terra, una delle quali è in fase di realizzazione in Sicilia, nei pressi di Niscemi, sebbene il 29 marzo 2013, dopo molte proteste, l’amministrazione regionale ne abbia revocato l’autorizzazione alla costruzione, finché non verranno forniti studi scientifici sulla sicurezza per la salute dei cittadini. Sul sito www.nomuos.org è possibile trovare tutta la cronistoria della vicenda, una serie di documentazioni utili a capire meglio l’intera faccenda che preoccupa i niscemesi per le conseguenze che l’impanto potrebbe avere sulla salute e sull’ambiente.

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