Nelli Scilabra: “Così cambieremo la formazione”

<strong>Nelli Scilabra</strong>: “Così cambieremo la formazione”

Studentessa e assessore. Il presidente Crocetta l’ha messa alla guida dell’Assessorato Regionale Istruzione e Formazione. Un settore delicato che lei vuole riformare totalmente. Oltre a fare per la prima volta una legge sul diritto allo studio. «Ci sono stati momenti duri, ma non tradirò la mia generazione».

Ha appena votato anche lei per il rinnovo dei rappresentanti degli studenti all’Università di Palermo. Fuoricorso in Giurisprudenza, classe 1983, 30 anni il prossimo 11 giugno, segno dei Gemelli («il miglior segno», precisa), Nelli Scilabra è la più giovane delle donne che fanno parte della squadra di governo di Rosario Crocetta.

Nelli_ScilabraLei che “da grande” vorrebbe fare «l’avvocato divorzista», dagli scranni del Senato accademico dell’università di Palermo, dove era stata eletta con oltre 3000 preferenze, sei mesi fa si è trovata all’improvviso designata alla poltrona di assessore all’Istruzione alla Formazione professionale della Regione siciliana.

Un settore che “scotta” e in cui il governo, con lei in prima fila, ha deciso di cambiare radicalmente un “sistema” che non ha mai funzionato. Una poltrona non certo comoda anche per chi come lei, impegnata e tenace, è cresciuta a “pane e politica”. «Quando avevo 13 anni – racconta – frequentavo già la sezione dei Ds (oggi Pd) del mio paese, addirittura il giorno in cui ho compiuto 18 anni mi sono precipitata dal segretario del circolo per chiedere la tessera del partito»

Come è nata la passione per la politica?
«Colpa di mio papà! Già a 12 anni mi dava in mano Repubblica e mi chiedeva di leggere gli articoli, analizzarli e spiegarglieli. Ma non mi dispiaceva per niente. Una volta all’università, mi sono lanciata. Con altri colleghi abbiamo creato l’associazione Contrariamente e nel giro di qualche anno siamo riusciti a trasformare una facoltà come Giurisprudenza che era sempre stata molto di destra nella facoltà forse più di sinistra dell’Ateneo. Dopo qualche anno abbiamo creato la Rum, Rete universitaria mediterranea, che oggi è l’associazione più grossa dell’Università di Palermo».

Della quale lei è stata presidente fino a…
«Mi sono dimessa un mese dopo essere diventata assessore. Ma mi sono dimessa da tutto: da consigliere di facoltà e da senatore accademico».

Crocetta come l’ha conosciuto? E come è diventata assessore?
«Penso che lui sia “pazzo”! In senso positivo. Ha fatto quello che i politici dicono sempre ma non fanno mai: investire sui giovani. Ha rotto con determinate logiche e con un sistema consolidato. Conosco Rosario da quando era sindaco di Gela perché l’associazione universitaria di cui faccio parte si occupa di antimafia, tanto che siamo riusciti a fare inserire la materia Legislazione dell’antimafia nel piano di studio. L’abbiamo sostenuto per le europee e poi abbiamo fatto la campagna per le regionali, un gruppo di noi ha gestito per lui la segreteria di Palermo… e poi una mattina mi è arrivata la notizia della nomina. Una botta! All’inizio non gli ho detto né sì né no. Mi sono messa a piangere».

Non se l’aspettava proprio?
«No. Nei miei sogni c’è sempre stato quello di diventare deputato alla Camera, ma di fare l’assessore regionale a 29 anni…».

Sapeva cosa stava per affrontare?
«Forse ne ho contezza soltanto ora. Penso di aver vissuto questi mesi in apnea, li ho passati a studiare e capire come cambiare la macchina dell’istruzione della formazione. Nei primi tempi se qualcuno mi chiamava assessore nemmeno mi giravo, avevo serie difficoltà a gestire questo cambio repentino che ha avuto la mia vita».

Cosa l’ha colpita appena è arrivata in assessorato?
«Il primo giorno ho trovato la mia stanza piena di persone che mi aspettavano. Ho chiesto subito di fare un giro a piedi dell’intero assessorato: otto piani. Io avevo 29 anni, gli altri no! Forse mi hanno subito odiato».

E dopo sei mesi cos’è cambiato?
«La scelta di Crocetta di mettere a capo dell’assessorato un giovane ha rotto un meccanismo. Qualcuno ha ancora difficoltà a parlare di determinate cose con me. Io non sono lì a garantire né lobby né fette di potere né il percorso che ha portato a quello che oggi è il sistema della formazione. Io faccio delle valutazioni oggettive, cerco di capire come migliorare il sistema. Dicono che sono un “cavallo pazzo”».

Qualche “barone” universitario ha storto il naso alla sua nomina, dicendo che non ha le competenze…
«Sappiamo chi ha storto il naso. Ma sin dal primo giorno l’Università l’ho sentita molto vicina, a cominciare da tutti i presidi presenti in Senato accademico. Certo, indubbiamente è complicato. Io stessa qualche giorno prima ero stata sotto il palazzo di via Ausonia a protestare contro il precedente assessore per il taglio alle borse di studio all’Ersu. Perciò quest’anno ho voluto aumentare di un milione di euro lo stanziamento».

Nella formazione professionale avete trovato un ginepraio, avete sempre detto di volere cambiare tutto. Ma tanti continuano a dire che rinviate sempre, non producete atti concreti…
«Quello che mi ha lasciato perplessa è che non c’erano regole e dove c’erano non venivano rispettate. Da subito abbiamo voluto fare dei controlli, com’è naturale che sia quando si erogano soldi pubblici. E sono emersi dati poco gratificanti e poco rassicuranti. È anche vero che ci sono anche tante esperienze positive, di gente in gamba che crede in quello che fa, ma sappiamo bene che il sistema della formazione spesso è stato gestito in modo clientelare in concomitanza di campagne elettorali. La cosa sorprendente è stata notare come i percorsi di formazione non sono stati quasi mai avviati sulla base del fabbisogno regionale. Perciò da qualche settimana abbiamo avviato un’analisi del fabbisogno provincia per provincia, abbiamo istituito il tavolo per avviare la riforma due mesi fa coinvolgendo le associazioni di categoria, la scuola e l’università che non erano mai state coinvolte! Una cosa che mi ha molto molto sorpresa. Oggi stiamo provando a traghettare quei corsi virtuosi e utili sul Piano Giovani, non dimenticando che questo ha dei vincoli ben precisi. La scorsa settimana ho firmato il decreto per aggiornare l’albo dei formatori. Su questo a volte ho la sensazione di sentirmi in un film di fantascienza. Perché era la cosa più ovvia: quando si parla di tutela dei lavoratori il primo strumento è l’albo».

Quando il governo ha ritirato dall’Assemblea regionale il Piano Azione e Coesione e il Piano Giovani ci sono stati attacchi molto duri nei suoi confronti, si parlava di dimissioni. Come ha vissuto quei giorni?
«È stata dura, mi sono sentita come un leone in un’arena. Quando Rosario ha dichiarato, il primo giorno, che con me sarebbe stato come un padre, è stato veramente così. In quel momento mi sono aggrappata ancora di più a lui, anche se mi lascia molto autonoma in ogni scelta. È stato un momento molto difficile».

Ha mai pensato: ma chi me lo fa fare?
«Sinceramente… sì. Nelle ultime tre settimane un paio di volte l’ho pensato».

Però?
«Credo che quello che mi sta succedendo capita una volta nella vita. La fiducia che mi è stata data è una cosa rara e poi guardo i ragazzi che mi stanno attorno, loro mi danno la forza per non mollare. Non è nel mio carattere, sono testarda e tenace, anche se indubbiamente sono momenti delicati. Ma la responsabilità di tradire la mia generazione non me la prendo».

Cambiare la formazione professionale in Sicilia è una chimera o ci riuscirete?
«Sono convinta che ci riusciremo perché è la formazione stessa, i lavoratori, gli enti, che vogliono la riforma e chiedono un sistema più trasparente. Abbiamo presentato un mese fa la proposta per l’accreditamento a cui tutti gli enti dovranno sottostare, e abbiamo previsto un sistema molto rigido: conto corrente separato per gli stipendi con possibilità di controllo dell’amministrazione regionale, divisione della formazione in macroaree, obbligo per gli enti di fare convenzioni con le aziende o con le scuole».

E la legge di riforma del settore?
«Stiamo cominciando a lavorarci su, perché la legge 24 (la legge 24/76, ndr) è molto obsoleta. Prenderemo da lì le garanzie per tutelare i lavoratori».

Quando la porterete in aula?
«Sicuramente dopo l’estate».

Su scuola, università e ricerca cosa state facendo?
«Mi sto già muovendo per fare le due leggi sul diritto allo studio universitario e scolastico. Per le università ho già composto il tavolo ma non l’ho ancora convocato perché ho chiesto ai quattro rettori degli atenei siciliani di indicarmi due nomi di docenti e due nomi di rappresentanti degli studenti perché sarà una tavolo paritetico e per la prima volta gli studenti avranno voce in capitolo; quello scolastico l’abbiamo già convocato perché si occupa anche della razionalizazione e del dimensionamento. La Regione siciliana è l’unica che non ha una legge sul diritto allo studio e su questo lavoreremo in modo serio nei prossimi trenta giorni. E’ una cosa a cui tengo particolarmente».

Di cosa c’è bisogno per non far andar via i nostri giovani?
«Innanzitutto costruire delle politiche rivolte a noi giovani, mai fatte. Nel Piano Giovani ci sono contributi per avviare imprese, altri contributi per i giovani laureati che avviano studi professionali… È una priorità e non possiamo non dare risposte ai ragazzi siciliani».

La sua carriera universitaria?
«In teoria a luglio avrei dovuto laurearmi e andare due mesi a girare l’America del Sud! La laurea comunque la prenderò, mi mancano cinque esami, vorrei farne uno nella sessione estiva e spero di finire entro il prossimo inverno».

Come funziona questo governo regionale a trazione femminile?
«Abbiamo una marcia in più. Io sono sempre stata femminista. Quando ero presidente di Rum, avevo un direttivo con 10 donne e 2 uomini e gli uomini mi hanno chiesto le “quote azzurre”. Per cui mi trovo benissimo. E’ risaputo, poi, che il sesso forte è quello femminile!»

 

Militante
Cresciuta a Burgio in provincia di Agrigento, Nelli Scilabra ha iniziato da giovanissima la sua militanza nei Ds (Democratici di sinistra) poi diventati Pd (Partito democratico). Dopo essersi diplomata al liceo scientifico di Sciacca, si è trasferita a Palermo per studiare Giurisprudenza. All’università il suo impegno politico l’ha portata divenire consigliere di facoltà e senatrice accademica.

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