Nicola Bono: “Province? Pastrocchio Crocetta”

<strong>Nicola Bono</strong>: “Province? Pastrocchio Crocetta”

Bono: «La Regione non sa neanche di cosa dovranno occuparsi i 32 Consorzi dei Comuni».

La Corte costituzionale ha bocciato la riforma delle Province. Se per quanto riguarda le decisioni del governo Monti tale decisione risulta avere un impatto relativo visto che l’esecutivo Letta si accinge a formulare un nuovo testo di legge, diversa la situazione per la Regione Siciliana, dove il governo Crocetta ha bloccato le elezioni provinciali, commissariando l’ente.

Nicola BonoL’avvocato Salvo Salerno, durante il recente convegno tenuto dall’Ordine, aveva già espresso i dubbi sulla legittimità di una riforma costituzionale avviata tramite un decreto legge e oggi afferma di dover aspettare prima le modifica della Costituzione a Roma e poi dello Statuto regionale a Palermo. In attesa che la Corte bocci anche la rivoluzione Crocetta.
Nicola Bono è l’ultimo presidente della Provincia di Siracusa. Almeno per ora.

Che ne pensa del pronunciamento della Corte costituzionale?
«Ho sempre sostenuto che era un errore sopprimere un ente con validità oggettiva. Qui ho dimostrato con i fatti cosa significa avere un ente che funziona, ma certo potrebbe essere inutile se non funzionasse o dannoso, come la Regione, viste le incongruenze subite in questi anni. La Consulta ha stabilito un principio contro lo strapotere degli esecutivi, che per sfuggire dal controllo in aula nel tempo hanno preferito procedere con decreti anche quando non potrebbero».

Come in questo caso?
«Certo, il decreto si può fare solo per questioni di estrema necessità e urgenza, ma qui non c’è. Anzi, serve il tempo necessario perché il parlamento rifletta e discuta su percorsi condivisi e modifiche. Molti dimenticano che le Province, o comunque gli enti intermedi, esistono in tutto il mondo: possono chiamarsi contee, distretti o consorzi, ma non se ne può farse a meno».

Come mai non ha proposto ricorso contro la decisione di Crocetta?
«Si potrà impugnare solo quando la legge sarà attuata, finora il commissariamento deriva dal fatto che non ci sono state le elezioni. La Regione non ha ancora detto di cosa si dovrebbe occupare il consorzio dei Comuni, ma ha solo avuto una brillante idea senza sapere dove andare a parare, nemmeno sui confini».

Si parte però dall’ipotesi risparmio…
«Da nove Province si formeranno 32 Consorzi, se il limite della popolazione sarà di 150mila abitanti. Qual è il risparmio? Il problema è che la Sicilia non sa quello che vuole, ma ha fatto un’operazione demagogica, illogica. Un boomerang per chi l’ha concepita».

Se si tornerà al voto o se il commissario resterà a tempo indeterminato in attesa di modifiche statutarie e costituzionali è ancora presto per dirlo, ma certo che adesso la confusione è aumentata.
E non di poco.

Scrivi un commento da Facebook

Lascia una risposta

Your email address will not be published.