Bianchi: “In Sicilia il default è un rischio tuttora incombente”

<strong>Bianchi</strong>: “In Sicilia il default è un rischio tuttora incombente”

L’obiettivo dell’equilibrio di Bilancio nel 2014. «Abbiamo 1 mld da spendere. Sono fiducioso».

Luca-BianchiLe primissime settimane di settembre impegneranno governo e commissioni legislative dell’Ars nell’esame di diversi provvedimenti legislativi, ma in cima a tutti i problemi ci sono gli strumenti finanziari. L’obiettivo principale è quello di approvare Bilancio 2014 e disegno di legge di stabilità entro il 31 dicembre, non facendo ricorso all’ennesimo esercizio provvisorio. L’assessore all’Economia, Bianchi, prima delle (poche) ferie di Ferragosto ha già depositato il Dpf (Documento di programmazione finanziaria).

Assessore, il default della Regione è ancora un pericolo persistente o è ormai scampato?
«La situazione è certamente migliorata, ma il rischio è ancora incombente. Con l’approvazione del rendiconto e l’assestamento di Bilancio, che forse è stato sottovalutato, abbiamo concluso un ciclo importante. Se pensiamo da dove si partiva… ».

Cosa prevede il Dpf e quando è stato depositato?
«Lo abbiamo presentato nei primi giorni di agosto e traccia un quadro macro-economico che prevede una coda di recessione per tutto il 2013, che inevitabilmente si trascinerà dietro il Pil che sarà ancora negativo per circa il 2%, rispetto all’anno precedente. Nello stesso tempo, il Dpf dà conto del risanamento e del riequilibrio del bilancio 2013».

Le previsioni, dunque, sono nere?
«Abbiamo una certa quantità di fondi europei da spendere che entro l’anno potrebbero invertire la tendenza con il recupero di 4 decimi di Pil che passerebbe da -2 a -1,6%. Nel 2014 avremo oltre un miliardo di euro da spendere. Per questo motivo, ho chiesto a ogni assessore di effettuare gli impegni previsti. Il co-finanziamento è assicurato. Stiamo procedendo per tappe: la prima era quella del risanamento dei conti; questa è la fase della ripartenza. La ripresa, sia pure lenta, sembra esserci; in Sicilia arriverà più tardi, ma dobbiamo attrezzarci per non perdere il treno. Sono abbastanza fiducioso: i vincoli del Patto di stabilità sono allentati, non c’è più l’alibi per i dipartimenti di rimanere fermi. L’operazione di Falgares (neo-dirigente generale della Programmazione, ndr) di muovere le graduatorie era l’unica manovra possibile».

Le richieste di nuovi finanziamenti sono molteplici. Come pensa di dare risposte?
«L’importante è chiudere il 2013 senza deficit. A settembre faremo una variazione di Bilancio che consenta di rimpinguare alcune voci, ma senza fare debiti. E’ fondamentale approvare la Finanziaria entro il 31 dicembre».

Ma come farete a raggiungere l’equilibrio del Bilancio 2014?
«Abbiamo informato il ministero dell’Economia che vogliamo fare tre importanti riforme: l’utilizzo dei forestali nelle aree archeologiche e nelle autostrade, peraltro avviato; la riforma del trasporto pubblico locale: serve un piano regionale integrato che consenta di migliorare il servizio e di spendere meno. L’assessore alle Infrastrutture, Bartolotta, è già al lavoro. Occorre una interconnessione tra aeroporti, porti, strade e trasporti marittimi. E, poi, la stabilizzazione dei precari per cui stiamo aspettando la norma nazionale».

Insomma, i margini di manovra continuano a rimanere esigui.
«I vincoli sono molto stretti. Però, se andiamo a Roma con i conti in ordine, potremo chiedere con più forza di modificare il criterio con cui è determinato il contributo al risanamento dei conti dello Stato da parte delle Regioni a statuto speciale. La Sicilia ha pagato un prezzo elevatissimo al risanamento. Chiederemo che il contributo venga determinato in base al Pil, cioè alla ricchezza, e non in base ad altri parametri per cui le più ricche Regioni a statuto speciale del Nord pagano meno di Sicilia e Sardegna».

Che possibilità ci sono che questa proposta venga accettata?
«E’ un tema su cui si discute al ministero dell’Economia. A settembre, a Roma, è previsto un incontro tra il presidente Crocetta e il ministro Saccomanni. Chiederemo anche l’ampliamento del Patto di stabilità verticale e ciò consentirà di liberare risorse per i piccoli comuni».

Dopo l’alzata di scudi generale non si è più parlato dell’aumento dell’addizionale Irpef per pagare i debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese private. Ma il cosiddetto «Dl 35» non ammette deroghe: chi vuole il prestito dello Stato deve incrementare il gettito dell’addizionale Irpef.
«I pagamenti alle imprese non ce li siamo dimenticati. Aspettiamo la risposta del governo sulla norma da noi proposta: cioè, la possibilità di utilizzare l’extra-gettito della sanità, evitando di aumentare il tributo che in Sicilia è già all’1,73%. E’ un problema che dobbiamo risolvere al più presto, perché i pagamenti alle imprese sono anche una sostegno alla dinamica delle entrate che abbiamo bisogno di rafforzare, grazie al gettito dell’Iva».

Però, secondo alcuni, la maggior parte del miliardo di pagamenti previsti prenderebbe la via dell’estero, essendo multinazionali la maggior parte delle imprese creditrici.
«I 400 milioni di debiti di Comuni e Regione riguardano piccole e medie imprese locali; 600 milioni e passa sono i debiti della sanità e lì una buona parte può ridurre l’effetto Iva per le casse regionali. Ma potremmo anche valutare di pagare meno debiti della sanità e aumentare la quota che riguarda i debiti di Comuni e Regioni».

Nel 2014 sarà introdotto il «bilancio consolidato», sommando i debiti della Regione aquelli degli enti locali. Si torna punto e a capo?
«L’adempimento è stato rinviato al 2015, nessuna Regione è pronta. Può sembrare un paradosso, ma quella col Bilancio più trasparente è la Sicilia. Continuiamo su questa strada».

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