Referendum, in Sicilia si mobilita il Pdl

<strong>Referendum</strong>, in Sicilia si mobilita il Pdl

Via alla raccolta di firme. Misuraca: riforma della giustizia indispensabile.

Anche in Sicilia è in pieno svolgimento la campagna per la raccolta delle 500 mila firme a livello nazionale per i 12 referendum proposti dai radicali di Marco Pannella.

Se si raggiungerà l’obbiettivo entro il 15 settembre e la Corte costituzionale a gennaio darà il via, gli italiani potrebbero essere chiamati ad esprimersi nella prossima primavera. Tranne che con l’eventuale precipitare delle crisi politica non vada alle elezioni per il Parlamento nazionale.

pdl_referendum_siciliaLa raccolta delle firme non coinvolge direttamente i vari partiti i cui aderenti o simpatizzanti aderiscono o dissentono a titolo personale. La novità degli ultimi giorni è nell’adesione del leader del Pdl, Silvio Berlusconi, che ha firmato tutti e dodici i quesiti. Motivo per cui il Pdl, da quel momento si è mobilitato direttamente in quanto partito. Come nel resto d’Italia, anche in Sicilia il Pdl ha dato il via alla raccolta delle firme con il coordinatore regionale, Dore Misuraca. A Palermo anche nel suo studio privato.

«La firma per i quesiti referendari – commenta Misuraca – che riguardano la separazione delle carriere dei magistrati, il rientro dei magistrati fuori ruolo, la carcerazione preventiva, la responsabilità civile e l’abolizione dell’ergastolo è un’occasione di partecipazione attiva dei cittadini alla vita democratica del nostro Paese e sarebbe un grave errore trascurarne il valore».

Ed aggiunge: «La riforma della giustizia è indispensabile in Italia perché nel nostro Paese la giustizia non funziona e possono dirlo tutti i cittadini che ne subiscono le conseguenze».
E conferma, oltre che nei banchetti, i referendum possono essere firmati anche presso i circoli del Pdl nelle segreterie e negli uffici elettorali dei Comuni.

Alla raccolta delle firme aderisce ufficialmente anche Grande Sud guidato da Gianfranco Miccichè.
Come è noto, i referendum assumono alcuni aspetti con risvolti politici soprattutto per la parte relativa alla riforma delle giustizia, e segnatamente alla responsabili civile dei magistrati. In particolare, in questo momento di tensione in seguito alla sentenza definitiva della Cassazione di condanna di Berlusconi ed alle conseguenti attese nei prossimi giorni per la sua estromissione dal Senato.

Ma si tratta di polemiche sulla giustizia che si trascinano da anni. Polemiche che hanno visto fronteggiarsi alcuni settori della magistratura e della sinistra politica con il Pdl.

Tra i quesiti anche quello relativo al finanziamento pubblico dei partiti. Forse il più sentito dalla pubblica opinione. anche perché in passato gli elettori italiani avevano approvato a larghissima maggioranza il referendum appunto contro il fananziamento dei partiti, il cui effetto successivamente venne annullato con l’introduzione del finanziamento elettorale in base al numero di voti riportato da ciascuna partito.

Come del resto anche il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati era stato approvato a larghissima maggioranza dagli elettori italiani. Poi disatteso.

In buona sostanza i referendum con sfaccettature politiche sono una ripetizione di precedenti pronunciamenti dell’elettorato italiano che non solo si era recato massicciamente alle urne, ma si era pure pronunciato con sì massiccio a livello dell’85 per per cento e volte del 95 per cento come nel caso dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

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