Sicilia, più turisti ma è crollo di visite nei siti archeologici

<strong>Sicilia</strong>, più turisti ma è crollo di visite nei siti archeologici

Rapporto federculture. Presentato mercoledì l’annuario 2013. Segnale negativo anche nella fruizione: diminuisce la spesa per il cinema e per lo sport. Piccoli, ma costosi, musei con appena 131 paganti.

Crolla in Sicilia la fruizione culturale, attestandosi nel 2010 al 5,8% dei consumi delle famiglie contro una media nazionale del 7,3%. Lo rivela il “Rapporto annuale 2013” presentato a Palermo da Federculture.

Valle dei Templi di Agrigento

Quasi tutti gli indici sono in negativo, dalle visite ai monumenti (-5% nel 2012 rispetto al 2011), ai concerti (-12,8%), agli eventi sportivi (-16,5%). Di conseguenza calano le spese: se nel 2011 i siciliani avevano pagato 32 milioni di euro per assistere ad eventi sportivi, nel 2012 si è scesi a 21; per il teatro si passa da 20 a 18 milioni; per il cinema da 38 a 30. In controtendenza le presenze a teatro, +4,8% sul 2011, al cinema (+2%), e la spesa per balli e concertini (+70%, 96 milioni contro 56).

In grossa difficoltà i 111 siti culturali siciliani, che sebbene ospitino oltre un quarto del patrimonio nazionale, attraggono solo il 9,2% dei visitatori (3,7 milioni) e incassano appena 13,5 milioni di euro. L’Isola è la quarta regione in entrambe le classifiche, ma – ad esempio – la sola Pompei incassa più di tutti i siti siciliani (17 milioni l’anno) e registra circa 2,5 milioni di accessi.

Al contrario nella nostra Regione si raggiungono in alcuni casi punte imbarazzanti: «Nel 2012 – analizza Roberto Grossi, presidente Federculture – il museo di Santa Venera al Pozzo (Catania) ha incassato 173 euro, con una media di 2 visitatori al giorno. Quello di Lentini ha attratto in un anno 131 persone, che hanno pagato in tutto 386 euro». In Sicilia la cultura impiega 60mila persone e crea valore aggiunto per 2,4 miliardi, bruscolini se paragonati alla Lombardia, che impiega 290mila lavoratori e produce ricavi per quasi 19 miliardi.

Sebbene i turisti siano aumentati nel 2012 (grazie al +7,4% degli stranieri), solo uno su quattro si reca in città d’arte o in siti monumentali, con un calo per musei e aree archeologiche sia di visitatori (-3,2% l’anno scorso) che di incassi (-6,3%). Una discrepanza che si spiega osservando il contemporaneo crollo degli ingressi a pagamento (-9,2% rispetto a 12 mesi prima) e l’aumento di quelli gratuiti (+4%).

Tra le province, le migliori performances le ottengono Enna (+30,4% di incassi, +15% di visite) e Catania (+4,3% di introiti). Tanti i segni negativi, dal -21,6% di paganti a Caltanissetta, al crollo di Palermo (-14,1% di incassi, -16,4% di ingressi), passando per i cali di Siracusa (-11,5% di paganti), Trapani (-8,2% di incassi) e Messina (-11% di ricavi).

«Dopo oltre 10 anni di crescita del consumo nazionale di cultura, nel 2012 – osserva Grossi – c’è stato un crollo della spesa per la drastica diminuzione dell’offerta. Per invertire la rotta bisogna tornare ad investire nel settore, puntando sulla gestione, altrimenti il monumento diventa solo un costo, come testimoniano i vari casi di musei piccolissimi con pochi visitatori e decine di funzionari, ad esempio Aidone. Ci vuole una strategia a lungo termine che coinvolga i privati, dato che il pubblico da solo non ce la fa. La Sicilia ha espresso talenti in tutte le arti, per voltare pagina bisogna tornare a creare contenuti: altrimenti si finisce col vizio del monumentalismo, un finto blasone di civiltà che va a perdersi».

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